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url: 'https://phastidio.net/2019/06/14/il-costoso-successo-delle-banche-italiane/'
title: Il costoso successo delle banche italiane
author:
  name: Mario Seminerio
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date: '2019-06-14T14:29:29+02:00'
modified: '2019-06-14T14:59:11+02:00'
type: post
categories:
  - 'Economia &#038; Mercato'
  - Italia
tags:
  - Banche
  - Mercati-finanziari
published: true
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# Il costoso successo delle banche italiane

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**Ubi Banca** ha lanciato la sua seconda emissione obbligazionaria *senior non-preferred* pari a 500 milioni di euro. Questi titoli si utilizzano, azzerandoli, in caso di dissesto della banca e quindi di bail-in. Si tratta cioè di titoli rischiosi. 

**Ubi Banca ha emesso un bond di questa tipologia per 500 milioni**, con scadenza di 5 anni (20 giugno 2024) ed una cedola fissa del 2,625%, pari al *mid swap* maggiorato di 290 punti base. Interesse del mercato, visto che gli ordini sono stati pari al doppio, e ciò ha consentito di limare il tasso di una quindicina di centesimi rispetto alle previsioni iniziali. Di rilievo, a questo proposito, anche il fatto che il 55% dell’emissione è andato [ad investitori esteri](http://www.ubibanca.it/contenuti/file/UBI%20Banca_SNP_%2013062019.pdf).

**Tutto bene, quindi? Si e no**. Intanto, Ubi è una banca italiana che non ha particolari problemi. Il fatto stesso di aver emesso dei titoli “bailinabili” e raccolto interesse per il doppio indica il chiaro successo dell’operazione. 

**C’è un ma.** Come in questi giorni alcuni commentatori affermano che i Btp “sono sugli scudi” perché il Tesoro riceve robuste manifestazioni d’interesse dagli investitori, ad ogni asta. Tutto vero e lusinghiero, ma basterebbe guardare a che tasso il Tesoro riesce ad emettere. Ma questo resta il paese dei tuttologi, quindi non è grave. 

Diciamo allora che Ubi è una banca in salute, che riesce ad emettere debito rischioso, ma che opera entro un paese in difficoltà, perché questo debito viene emesso a condizioni penalizzanti. 

**Da cosa deriva questo giudizio?** Dal fatto che la stessa Ubi, ad aprile dello scorso anno, ha lanciato [un titolo identico](http://www.ubibanca.it/contenuti/file/comunicato%20stampa_press%20release_EMTN_5%20april%202018.pdf), cioè *senior non preferred* quinquennale, sempre per 500 milioni ma lo ha collocato al tasso mid swap maggiorato di soli 140 punti base. Anche un anno addietro, la richiesta è stata doppia rispetto all’offerta, ed il bond è stato allocato per il 50% ad investitori non residenti. 

**Tiriamo le somme? Presto fatto. In quattordici mesi, il costo per Ubi dell’emissione di titoli di debito assoggettabili a bail-in è aumentato di 1,5 punti percentuali**. E pensate che Ubi ha la possibilità di andare sul mercato e trovare compratori, a questi elevati tassi. Pensate invece ad altre banche italiane, che devono obbligatoriamente procedere a tale raccolta e non hanno la “fortuna” di potere accedere al mercato, neppure a queste condizioni “agevolate”. 

**Ecco, questo è il segno e l’entità del deterioramento della condizione italiana.** Pensateci, la prossima volta che qualcuno vi dice che “le aste dei titoli pubblici non vanno deserte”, o che “il Btp va a ruba”. Qui l’unica cosa rubata è il cervello di chi fa questi commenti. In alcuni casi, non è neppure servito rubare la dignità, perché quella non era di serie. E se pensate che questo costo della raccolta non abbia riflessi sul costo del credito, siete in *pole position* per diventare direttori di un quotidiano italiano.

**P.S. Per quelli che mi chiedono: “ma allora gli investitori sono folli, a comprare debito così rischioso? E che c’entra Ubi coi Btp?”**. Partiamo dal fondo: c’entra, perché il costo del debito sovrano impatta sui costi di finanziamento delle banche, anche considerando che queste ultime sono pervicacemente inzeppate di Btp. Perché si insiste a comprare, quindi? Beh, perché si ritiene che, giunti in zona pericolo, arriverà una bella patrimoniale per garantire la solvibilità del debito pubblico, e vissero tutti felici e contenti. Fino alla crisi successiva. 

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