Mercato del lavoro: demografia e giovani causano un miraggio

Pubblicato da Istat il dato sul mercato italiano del lavoro in agosto. Balza all’occhio il robusto calo della disoccupazione, scesa al 9,5% da 9,8% rivisto di luglio. Ottima occasione per fare un po’ di esercizi di aritmetica e mettere a tacere i festeggiamenti. Lo so, rischio di diventare monotono e probabilmente più che un rischio è già una certezza, ma lo sono anche i trombettieri dell’ottimismo infondato.

Nel mese, occupati totali in calo di mille unità ma con ampia divaricazione tra dipendenti (+32 mila di cui 27 mila a tempo indeterminato) e autonomi (-33 mila mensile). Il punto che esalterà molti è il poderoso calo del numero di quanti cercano lavoro, cioè i disoccupati, in calo di ben 87 mila unità nel mese.

Questo crollo è alla base di quello del tasso di disoccupazione, visto che quest’ultimo si calcola come il rapporto tra numero di disoccupati al numeratore e somma di occupati e disoccupati, al denominatore. Bene, e quindi? C’è un robusto aumento del numero di inattivi, che tra poco tenteremo di spiegare.

Ma guardiamo il dato usando il criterio che vi ho suggerito qualche tempo addietro, cioè sommando il numero di occupati, disoccupati ed inattivi. Il totale rappresenta la nostra “popolazione di riferimento”. Vediamo.

Tale totale ad agosto è di 39,098 milioni di persone, contro i 39,113 milioni di luglio. Nel mese di agosto, quindi, la nostra popolazione di riferimento si è ristretta di circa 15 mila unità, almeno secondo la rilevazione campionaria mensile di Istat. Queste 15 mila unità in meno si imputano come segue:

  • Occupati: – 1.000;
  • Disoccupati: – 87.000;
  • Inattivi: +73.000;
  • Totale: -15.000

La popolazione totale si è ristretta, ancora una volta, ed il calo di dimensione del gruppo di persone in cerca di lavoro ha determinato l’effetto ottico del calo della disoccupazione. Parte di questa riduzione del numero di persone in cerca di lavoro potrebbe essere finito ad alimentare le file degli inattivi, per scoraggiamento.

Quindi, il calo di disoccupazione è una pura illusione ottica, imputabile anche alla demografia. Diamo ora uno sguardo anche alla coorte più piccola, volatile e frequente oggetto della propaganda politica: quella della fascia di età 15-24 anni. Qui il tasso di disoccupazione crolla in un mese al 27,1%, meno 1,3%, un calo di ben 37 mila unità. Un vero trionfo, diciamolo. Poi vai a vedere la disaggregazione e scopri che gli occupati della piccola coorte sono diminuiti nel mese di 23 mila unità, mentre gli inattivi sono aumentati di ben 59 mila unità.

Che dire, quindi? Che, ancora una volta, la coorte 15-24 anni condiziona pesantemente il numero totale del report mensile. Infatti, ben 37 mila disoccupati in meno (su 87 mila) e 59 mila inattivi in più (su 73 mila) confermano la grande volatilità che questo gruppo demografico imprime al dato generale. Il tutto in un contesto di inesorabile restringimento della popolazione di riferimento ma anche tenendo bene a mente che parliamo di un dato mensile e soprattutto del mese di agosto. Frastuono statistico difficilmente eliminabile, quindi.

Ecco perché titoli del tipo “Disoccupazione giovani 27,1%, meglio da 9 anni” (sic), è corretto sul piano fattuale ma necessita di almeno altrettanta evidenza riguardo a demografia e inattivi. Ma, come vedete, non pare accadere ovunque. Anche senza bisogno di arrivare alla propaganda pavloviana più dozzinale.

Che sorpresa, vero? Comunque, qui sotto c’è la realtà in dieci pillole.

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