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title: Una Repubblica assistenziale fondata sui pensionamenti
date: '2020-02-13T10:34:16+01:00'
summary: L'insostenibile boom di spesa assistenziale nel paese dove c'è chi sostiene che "serve più fiscalità generale"
categories:
  - 'Economia &#038; Mercato'
  - Italia
tags:
  - Alberto Brambilla
  - Previdenza
  - Spesa-Pubblica
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# Una Repubblica assistenziale fondata sui pensionamenti

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Presentato ieri alla Camera [il settimo rapporto](https://www.corriere.it/economia/pensioni/cards/pensioni-meta-chi-incassa-non-ha-versato-contributi/pensioni-numeri_principale.shtml) di ***Itinerari previdenziali***, il centro studi di welfare diretto da **Alberto Brambilla**. Da cui si evince ciò che è noto da tempo: l’Italia è una repubblica previdenziale, nel senso di pensionati ed aspiranti tali, fondata sull’assistenza. Ed ancora una volta le due dimensioni risultano pressoché inscindibili, contrariamente ad una certa propaganda sindacale. 

**Si comincia col *fact checking* sul solito piagnisteo delle legioni di poveri, misurabile (secondo la vulgata) dall’importo medio degli assegni, che spesso è da fame**. A ruota, segue la sdegnata denuncia della diseguaglianza tra pensionati, calcolata proprio partendo dal confronto tra singole erogazioni. 

**Ma le cose stanno in termini almeno in parte differenti.** Le pensioni sotto i mille euro sono 14,9 milioni, il 65% del totale. Ma ogni pensionato è titolare in media di 1,4 prestazioni, ad esempio pensione vera e propria (contribuita) più indennità di accompagnamento o pensione di reversibilità. Questo calcolo riduce il totale di quanti stanno sotto i mille euro a 6,4 milioni su 16 milioni, cioè il 40% del totale. L’importo medio annuo di queste 1,4 prestazioni per pensionato è di oltre 18 mila euro. 

**Ma non c’è solo questo. C’è, soprattutto, l’esplosione di spesa “pensionistica” assistenziale, cioè erogata a fronte di contribuzione nulla o molto bassa**. Cioè a carico della fiscalità generale, il signor Pantalone. Spiega Brambilla:

> Su 16 milioni di pensionati circa la metà è totalmente o parzialmente assistita dallo Stato, quindi da tutti noi attraverso le tasse che paghiamo. Circa 800 mila pensionati (il 5,12%) usufruiscono della pensione o assegno sociale. Che cosa vuol dire? Che fino a 66 anni sono stati sconosciuti al fisco nel senso che non hanno mai pagato né contributi sociali e neppure le imposte dirette. **Poi si sono palesati richiedendo l’assegno mensile in assenza di redditi.**

E ancora:

> Ci sono poi altri 2,9 milioni di pensionati (18,2%) che beneficiano dell’integrazione al minimo (513 euro al mese); questi ex lavoratori sono stati parzialmente sconosciuti al fisco in quanto in 67 anni di vita non sono riusciti nemmeno a versare 15/17 anni di contribuzione. **Che hanno fatto nei trent’anni precedenti?** Anche qui nessuna domanda; Isee e pagamento a pie’ di lista.

**Poi c’è un altro 5% di pensionati che ha la maggiorazione sociale di 630 euro al mese per tredici mensilità**. E ci sono ancora 160 mila pensioni di guerra. Infine…

> Infine ci sono 2.743.988 prestazioni di invalidità civile (17%) di cui 582.730 che hanno solo la pensione di invalidità, 1.764.164 con la sola indennità di accompagnamento e 397.094 percettori di entrambe le prestazioni, che si sommano ai circa 1,158 milioni di invalidi previdenziali Inps (7,2%) e alle 716 mila prestazioni Inail per le inabilità o invalidità da infortuni sul lavoro.

**Questi interventi assistenziali determinano l’esiguità del singolo assegno e la vastità della platea di beneficiari, oltre ad una spesa insostenibile, data la situazione del paese**. Se si osserva la dinamica delle due tipologie di esborso, quella previdenziale effettiva e quella assistenziale, si scopre che la seconda è caratterizzata da una “inflazione” che ci sta mettendo una pietra al collo. Dal 2008 al 2018, quindi escludendo le ultime mazzate “bengodiste” di Quota 100, reddito di cittadinanza e pensione di cittadinanza, il tasso medio annuo di aumento della spesa assistenziale è del 4,3%. 

**La somma delle spese di welfare (pensioni, assistenza e sanità) in Italia [rappresenta il 54,14% sull’intera spesa pubblica](https://www.ilsole24ore.com/art/pensionati-su-quattro-prende-due-assegni-inps-e-c-e-anche-qualcuno-che-arriva-fino-quattro-ACjIikIB), ed incide per ben il 30% del Pil.** Il finanziamento del welfare italiano è costato nel 2018 462,114 miliardi, “pari alla somma di tutti i i contributi sociali e di scopo (quando previsti), l’intero gettito Irpef, Ires, tutta l’Irap e quasi tutta l’Isos, l’imposta sostitutiva sui redditi da capitale”.

**In pratica, siamo una specie di paese scandinavo con conti pubblici sudamericani e qualità dei servizi mediorientale**. In tutto ciò, vista l’imminente ennesima “riforma” delle pensioni, i sindacati hanno già iniziato le giaculatorie di “[occorre più fiscalità generale nella previdenza](https://phastidio.net/2020/01/21/la-fiscalita-generale-in-fondo-allarcobaleno/)“, dopo essersi accorti che soluzioni come il ricalcolo interamente contributivo determinerebbero pensioni da fame. L’unica differenza tra la realtà e i Landini è che in Italia l’assistenza fa già la parte del leone nella spesa pubblica sociale, per stock e tasso di crescita, oltre che nell’integrazione previdenziale, ed andrà sempre peggio. 

**Brambilla è da sempre strenuo sostenitore della filosofia della separazione tra previdenza ed assistenza**. Ma, mentre lui lo è per difesa dei pensionati che hanno versato contributi veri, soprattutto quelli “ricchi” che oggi in molti vorrebbero incatramare ed impiumare per “redistribuire” le loro pensioni a favore degli assistiti ([ricordate](https://phastidio.net/2018/09/04/res-sunt-consequentia-nominum/)?), i sindacati tendono ad usare la richiesta di separazione tra assistenza e previdenza come cavallo di Troia per mettere più assistenza nella previdenza, cioè destabilizzare ulteriormente il sistema.

**Non una differenza di lana caprina, anche se il risultato finale non cambia:** il sistema di welfare italiano è ormai incompatibile con le risorse fiscali generate dal paese, e con la sua non-crescita. Eppure, si prosegue a non vedere il baratro e chiedere più pensionamenti e più assistenza. Fatale che, date queste richieste, il futuro preveda [più Mucchetti](https://phastidio.net/2020/01/09/demolire-il-secondo-pilastro-previdenziale-con-lo-schema-mucchetti/) e [più Tridico](https://phastidio.net/2020/02/04/tridico-e-la-repressione-previdenziale-di-ponzi/) per tutti. 

**Ci sono soluzioni, almeno per piegare questa traiettoria?** Secondo Brambilla, per cominciare, una anagrafe integrata dei percettori di prestazioni previdenziali ed assistenziali, che immagino sarebbe la base per una sorta di “prova dei mezzi” per scremare i destinatari di prestazioni multiple. Prova dei mezzi che ritroviamo anche nella richiesta agli aspiranti percettori di assistenza di spiegare di cosa avrebbero vissuto sino a quel momento. 

**Un paese con la nostra estensione di sommerso fa questa fine, in *loop*:** più pressione fiscale e contributiva, più sommerso, meno base imponibile, più buchi e più spesa corrente da coprire con aumento di pressione fiscale e contributiva, anche inventandosi le basi imponibili, più sommerso. Su tutto, il collasso demografico che è causa ed effetto della recessione permanente, a sua volta alimentata da politiche economiche e di spesa pubblica di stampo socialista surreale. 

Detto in termini tecnici, siamo e restiamo fottuti. 

(Photo by [Caspar Diederik](https://www.flickr.com/photos/storytravelers/))

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