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title: 'Tremonti e l&#8217;eurobond che non è debito'
author:
  name: Mario Seminerio
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date: '2020-04-08T16:44:34+02:00'
modified: '2020-04-08T19:37:47+02:00'
type: post
summary: 'Per Giulio Tremonti, metafisico ingegnere finanziario, il vero eurobond è quello che non si attacca al debito nazionale'
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# Tremonti e l&#8217;eurobond che non è debito

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Arcana intervista del ***Messaggero*** a **Giulio Tremonti**. O meglio, arcane sono le risposte del tributarista ex ministro. Dalle quali par di capire che esisterebbe in natura uno strumento di debito che in realtà non è debito. Un po’ come il tessuto non tessuto, in pratica. O la non-pipa di Magritte. 

Prima di entrare nel merito di questi *arcana (Tre)mundi*, vi omaggio di un argutissimo commento dell’ex ministro, sulla “potenza di fuoco” messa in campo dal governo italiano, che in astratto numerico rappresenta una delle maggiori manovre nazionali:

> Messa giù così, se vai in Europa a chiedere gli eurobond, puoi aspettarti che una rauca voce nordica ti dica: «ma se hai già tutti questi soldi, perché ne vuoi ancora?».**E cosa dovrebbe rispondere il governo?**Che un conto è parlare in televisione in Italia, dire che hai “una enorme potenza di fuoco”. Un conto è il giorno dopo in Europa. Tanto è vero che hai costruito procedure complicate proprio per non spenderli.

Io amo la cinica arguzia di quest’uomo, davvero. Ed anche le “voci rauche nordiche”, in contrapposizione a quelle chiocce mediterranee o prealpine. 

**Ma entriamo nel merito degli eurobond visti da Tremonti**. Si parte in preambolo con l’Europa semplice ed irenica che fu, per arrivare a quella di oggi: legalistica ed onusta di acrimonia ed acronimi:

> L’Europa che abbiamo conosciuto e che abbiamo amato, era semplice e per questo popolare. Carbone, acciaio, agricoltura, ecc. Questa nuova Europa passa attraverso acronimi. Per capirla devi aver fatto un semestre, o almeno uno stage, in una banca d’affari americana o inglese.

**Come noto, per Tremonti le banche italiane, e non solo loro, non parlano né devono parlare inglese**. Questo ci salverà dal cupo mondo hobbesiano dove dominano le banche d’affari ed i grandi e meno grandi studi tributari. Io comunque ricordavo che ci fossero acronimi anche mezzo secolo addietro, tipo la CECA, ma posso sbagliarmi. 

**Ma l’ex ministro ha le idee molto chiare sugli eurobond.** E qui saetta la prima rivelazione: 

> Detto questo, eurobond voleva dire debito europeo. Tutto quello che si sta organizzando è debito nazionale operato attraverso strumenti vecchi, come il Mes, o nuovi da inventare in Europa.

**Il senso della frase è chiaro: se ci indebitiamo col MES, sia pure con condizionalità leggerissime, sempre di debito nazionale si tratterebbe.** Quindi, che senso avrebbe sommare debito nazionale a debito nazionale estero-proveniente? Noi vogliamo debito ***europeo***. Bene, ma la domanda sorge spontanea: un debito *europeo*, in capo a chi finisce? Secondo me, che sono una persona arida e per nulla immaginifica, dovrebbe finire pro rata in capo ai paesi che lo garantiscono. O no?

Mentre cerchiamo di comprendere questo snodo essenziale tra debito nazionale e debito europeo garantito dagli stati nazionali, il professore definisce, nel modo immaginifico che gli è congeniale, i bond emessi dal MES: 

> La ideona che pare si sia sviluppata nel laboratorio europeo, è quella del doppio debito. Sopra una *kombinat* di attrezzi vecchi e/o nuovi che raccoglie i capitali a debito, sotto gli Stati che si indebitano per acquisire a loro volta a debito una quota di quei capitali a loro volta presi a debito. Il segreto di fabbrica sarebbe il doppio debito. La produzione di debito a mezzo di debito.

**È tutto vero:** nel MES i singoli paesi versano il capitale, in proporzione della loro quota di partecipazione al capitale della Bce (*capital key*), e poi questo capitale funge da garanzia per “mettere a leva” la capacità di raccolta di debito del MES. Banale, come per qualsiasi operazione di raccolta fondi da parte di una entità aziendale. 

**Che accadrebbe, se un debitore a cui sono stati destinati fondi raccolti dal MES a mezzo emissione di debito, risultasse insolvente?** Che il suo buco farebbe scattare le garanzie da parte degli altri paesi, con versamenti integrativi sempre pro rata. 

**E ora, devo farvi una rivelazione sconvolgente: lo stesso identico processo e meccanismo si realizzerebbe se si facessero gli eurobond**. Ma proprio identico, sapete? Vi dirò di più: anche se si emettessero coronabond, sarchiaponebond e supercazzolabond. Ogni paese presta garanzie, che possono essere attivate in caso di insolvenza del prenditore di quei fondi.  

**Ma se le cose stanno in questi termini, non è chiaro perché Tremonti non veda gli eurobond per quello che sono: debito nazionale derivato da emissione collettiva sovranazionale**. A meno che egli non pensi che gli eurobond debbano essere semplicemente una **sovvenzione**, cioè un trasferimento a fondo perduto al paese richiedente. 

**Ora, fate uno sforzo ulteriore: ipotizzate che i 410 miliardi di potenza di fuoco del MES vengano ribattezzati eurobond e distribuiti ai paesi che ne fanno richiesta**. In questo caso, quanto bisognerebbe trasferire? Servirebbero regole di base per l’attribuzione, no? Quanto all’Italia, quanto alla Francia, quanto alla Spagna, ecc. È per caso questa una odiosa condizionalità, da rigettare come laido tentativo di violazione della nostra autodeterminazione e sovranità?

**Ma se questi soldi non devono andare a gravare sul debito nazionale, né direttamente né indirettamente, significa che non ne è prevista la restituzione a scadenza**. Non una buona notizia per gli eventuali sottoscrittori sul mercato di questi bond, non trovate? 

**Per farvela breve, l’impressione è che per Giulio Tremonti, e non solo per lui, eurobond significhi sovvenzione a fondo perduto ai paesi che ne fanno richiesta**. E questo conferma i miei sospetti [sull’inconfessabile richiesta degli italiani in sede Ue](https://phastidio.net/2020/04/06/tra-richieste-inconfessabili-e-btp-di-guerra/). Ripeto: basta dirlo. 

**So che voi ora direte: eh, ma basterebbe che la Bce se li comprasse, annullandoli**. Lo so, ma vi garantisco che nessuna banca centrale seria del pianeta opererebbe in modo così sfacciato una monetizzazione del debito, anche se non vigesse l’articolo 123.1 del Trattato di funzionamento dell’Unione europea; in odiato acronimo, TFUE. Che poi, ricorda molto l’onomatopea da fumetto “PFUI”, che esprime disprezzo misto a ribrezzo. Un caso? Io non credo. 

**Allora, appurato che per Tremonti pare che gli eurobond non debbano essere debito, che suggerisce il tributarista millenarista?** Di usare il debito domestico, allettando i risparmiatori con una bella esenzione fiscale, che per gli italiani notoriamente è un potentissimo magnete. 

> Credo che in un contesto finanziario complicato, e in prospettiva drammatico con il serpeggiare non infondato di paure come quelle della patrimoniale o del prestito forzoso, l’alternativa sia la fiducia.

Prego?

> La formula per iniziare un percorso di fiducia sul debito pubblico è quella secolare “esente da ogni imposta presente e futura”. Su questa base, che ha un forte valore simbolico oltre che economico, fare emissioni di titoli di Stato da offrire.

**Ah, capisco**. Una specie di giuramento dei Templari. Che poi, detto dallo Stato italiano, che notoriamente ha una ed una sola parola, soprattutto sulle tasse, questa è una garanzia assoluta. Anche se il mio cinismo mi porta a pensare che che il messaggio potrebbe essere inviato nella seguente forma: 

> *Caro cittadino italiano, quanti bei risparmi hai. Sarebbe un peccato se accadesse loro qualcosa. Che so, una patrimoniale o un prestito forzoso. Per quello ti offro una opportunità che non potrai rifiutare: un prestito volontario, a tassi inferiori a quelli di mercato perché il mercato non prezza correttamente il rischio (basso) del nostro meraviglioso paese. Fossi in te, aderirei: non vorrei che la generosa offerta venisse ritirata e sostituita domani con un prelievo forzoso o una patrimoniale. *

Riflettete, quindi. E buon non-debito a tutti. 

> Alla fine, cosa è una patrimoniale? Un titolo di stato irredimibile a tasso zero 🤡— Mario Seminerio (@Phastidio) [April 8, 2020](https://twitter.com/Phastidio/status/1247790789293301760?ref_src=twsrc%5Etfw)

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