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title: 'La strada per l&#8217;inferno è lastricata di buone pianificazioni'
author:
  name: Mario Seminerio
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date: '2020-04-27T13:53:30+02:00'
modified: '2020-04-27T14:33:27+02:00'
type: post
summary: 'Nella devastazione economica della pandemia, anche le idee astrattamente interessanti rischiano di essere messe al servizio di progetti visionari e pericolosi'
categories:
  - 'Economia &#038; Mercato'
  - Famous Last Quotes
  - Italia
tags:
  - Crescita-economica
  - Mariana Mazzucato
  - Sussidi
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published: true
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# La strada per l&#8217;inferno è lastricata di buone pianificazioni

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Oggi su due quotidiani ci sono due interviste che, opportunamente incrociate mediante unione dei puntini, ci suggeriscono cosa bolle in pentola nel Grande Schema delle Cose, o meglio delle visioni per l’Italia che verrà dopo la pandemia. Come sempre, *est modus in rebus*, ma attenzione a ingegneri sociali, demiurghi e pianificatori centrali onniscienti. 

**Su *la Stampa*, intervista al viceministro allo Sviluppo economico, Stefano Buffagni (M5S)**, che illustra la sua idea di iniezioni di capitale azionario e non di debito per le imprese sino a 250 dipendenti. Ecco il dettaglio nelle sue parole:

> Chiamiamolo CoronaEquity, sarà una misura molto semplice: se in un’azienda fino a 250 dipendenti l’imprenditore intende fare un aumento di capitale, lo Stato glielo raddoppia. Diventa un azionista di supporto, con l’obiettivo poi di uscire dopo qualche anno, e senza aggravi per l’impresa. Se i soci mettono 100 mila euro, lo Stato ce ne mette fino ad altri 100 mila. Il meccanismo lo si sta perfezionando, ma il senso è che quando l’impresa investe su sé stessa lo Stato investe sull’impresa.

**La cosa è, in astratto, interessante**. Se il problema di questa fase è che si spingono le aziende a fare debito per sopperire a distruzione di fatturato (anziché erogare sovvenzioni a fondo perduto), il rischio o la certezza è che alla fine della pandemia le medesime si trovino con un tale fardello di debito da collassare a stretto giro. 

**Ecco quindi, l’utilità di erogare aiuti in modo da ridurre l’onere debitorio d aiutare la ricapitalizzazione.** Ci sono ovviamente molti dettagli da precisare, dentro i quali si nasconde una legione di demoni. Ad esempio, le PMI hanno struttura proprietaria in prevalenza familiare ed avversione più o meno forte alla presenza di soci esterni. Questo è uno dei motivi per cui tendono ad usare il debito anziché il capitale proprio, mettendosi spesso in condizioni di fragilità finanziaria. 

**Poi bisognerebbe capire che tipo di capitale sarebbe quello pubblico.** Se si vuole evitare che lo Stato entri a piedi uniti a comandare in azienda, o comunque a rappresentare una agguerrita minoranza di blocco, dovrebbe trattarsi non di capitale ordinario e neppure privilegiato ma equivalente alle azioni di risparmio: quindi maggiorazione dei dividendi ordinari e poco altro, a beneficio dei contribuenti. 

**Buffagni pare concordare con questa considerazione**. Lo Stato vuol fare il gestore? 

> No, non si intende gestire proprio nulla. L’idea è quella di una presenza temporanea, come un “fondo di minoranze”, lo Stato uscirà senza obbligare l’impresa a riacquistare la quota. Gli aspetti tecnici li stiamo definendo, ma il senso è che il supporto al capitale sarà “rimborsato” allo Stato attraverso vari meccanismi virtuosi: ad esempio, considerando gli utili futuri e il maggior gettito fiscale garantito. Alla fine del percorso lo Stato esce dall’azienda, che però sarà più patrimonializzata, più forte, con un migliore rating aziendale e bancario.

**Non è tutto chiarissimo ma mi pare che l’idea di base sia buona. Una sorta di anticipo su ricapitalizzazioni future**. Vedremo se e come verrà portata avanti, e con che risorse. Visto che gli aiuti di Stato sono sospesi, usiamo questa finestra di opportunità in modo intelligente. 

**Ma, come noto, c’è sempre il rischio che “qualcuno” decida di mettersi a fare l’ingegnere sociale**, a scegliere vincitori e sconfitti, a definire minuziosamente cosa le aziende devono, possono, non devono e non possono fare. 

**Ed infatti, veniamo alla seconda intervista rilevante della giornata, quella a Mariana Mazzucato**, che fa parte della *task force* di “riapertura” di diciassette esperti guidata da **Vittorio Colao**, dopo essere stata chiamata da **Giuseppe Conte** settimane addietro come consulente nel ridisegno della improbabile politica industriale del paese. 

Intervistata da **Francesco Manacorda** su ***Repubblica***, Mazzucato [ripropone](https://rep.repubblica.it/ws/detail/intervista/2020/04/26/news/mazzucato_ora_uno_stato_imprenditore_che_decida_dove_investire_-254975296/?ref=RHPPTP-BH-I254978041-C12-P7-S3.3-T1) la sua preferenza per una guida statale forte ed invasiva. Oggi la commissione Colao è orientata al breve termine ed alle riaperture, ma Mazzucato guarda oltre, ben oltre:

> Più interessante ancora è per me pensare alle prospettive a medio lungo termine del Paese e all’occasione che abbiamo per trasformare l’economia italiana, cosa che peraltro si lega alla ragione per la quale Conte mi ha chiamato a febbraio.

**E che fare, quindi?** Usare una “politica di indirizzo”, fatta di incentivi e disincentivi fiscali per spingere il settore privato ad investire in ambiti che l’onnisciente decisore centrale pubblico immagina saranno quelli giusti per domani. Interessante, no? E quali potrebbero essere, gli assi portanti di questa “politica di indirizzo”?

> Spetta a ogni governo decidere, ma certo ci sono temi che sono sotto gli occhi di tutti: la necessità di andare sempre più verso una “green economy”, il divario tra Nord e Sud da ripianare, il divario digitale sia da un punto di vista sociale (tra individui) che economico (tra imprese), la piccola dimensione delle imprese che rischiano di non poter resistere a urti sociali e tecnologici. Oggi lo Stato dà già molto alle aziende, ma sempre sotto forma di sussidi e incentivi a pioggia per cercare di risolvere fantomatici fallimenti di mercato. Invece serve un ruolo imprenditoriale dello Stato, che agisca in simbiosi con le imprese, indirizzando e coordinando investimenti e iniziative e che dimostri di avere una strategia, una visione di quale economia vogliamo.

***Vaste programme*, come si nota. Il tutto a colpi di incentivi e disincentivi fiscali.** Ed aiuti pubblici con forte condizionalità. E quando avremo finito con questa immane opera demiurgica, e scoperto che il mondo va “altrove” rispetto a “quale economia vogliamo”, che facciamo? Smantelliamo tutto o prendiamo atto di aver fatto degli errori e cerchiamo un nuovo demiurgo pianificatore centrale? 

**Giusto che lo Stato cerchi di trarre utili dallo sviluppo di aziende al cui capitale partecipa a seguito di salvataggio, per carità**. Troppe volte si sono privatizzati profitti e socializzate perdite. Ma se la contropartita diventa una pianificazione centrale invasiva ed occhiuta, chiamata propagandisticamente “capitale paziente”, temo che saremo travolti da *unintended consequences*. E comunque, diciamo che di *merchant bank* e *private equity* a Palazzo Chigi e dintorni ne abbiamo già avute ed ancora ne abbiamo.  

**Quindi, occhio: a volte le idee potenzialmente buone (come quella illustrata da Buffagni) diventano armi a doppio taglio**, e passare da “fantomatici fallimenti di mercato” a devastanti fallimenti di stato, il passo è breve. Soprattutto in questa Italia del Reset immaginario e del dissesto tangibile, *anno Domini* 2020. 

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Photo by Chad Crowe 

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