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title: Il senso di Conte per la parità di genere
author:
  name: Mario Seminerio
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date: '2020-06-26T10:00:36+02:00'
modified: '2020-06-27T08:19:36+02:00'
type: post
summary: 'Sussidi e scorciatoie: la conciliazione dei tempi di vita e lavoro resta la chiave di volta per tentare di raggiungere la parità salariale e di ruoli lavorativi tra generi'
categories:
  - Contributi esterni
  - 'Economia &#038; Mercato'
  - Italia
tags:
  - Giuseppe Conte
  - Normazione
  - Sussidi
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published: true
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# Il senso di Conte per la parità di genere

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**di Vitalba Azzollini**

Gli Stati Generali – vale a dire [il nulla scenograficamente declinato](https://phastidio.net/2020/06/21/stati-generali-la-consultazione-pubblica-che-non-lo-era/) – non potevano non concludersi con qualche mirabolante trovata, del tipo: “vi stupiremo con effetti speciali”. E così è stato. Nella conferenza di chiusura, [Giuseppe Conte ha annunciato, tra le altre cose](https://www.corriere.it/economia/finanza/20_giugno_22/esiste-voucher-le-donne-manager-deciso-governo-f6561064-b46b-11ea-b466-221e2b27ce86_preview.shtml?reason=unauthenticated&cat=1&cid=DAkjk2ZG&pids=FR&credits=1&origin=https%3A%2F%2Fwww.corriere.it%2Feconomia%2Ffinanza%2F20_giugno_22%2Fesiste-voucher-le-donne-manager-deciso-governo-f6561064-b46b-11ea-b466-221e2b27ce86.shtml), 

> […] un voucher di 500 euro per 3 anni per le donne manager, per le donne che aspirano a diventare manager. Sapete, nelle prime 500 imprese in Italia, più o meno solo il 6% è donne. Quando noi parliamo di empowerment femminile, vogliamo dare una svolta anche in questa direzione…

Poi è stato chiarito che si era trattato di «[un lapsus](https://www.corriere.it/economia/finanza/20_giugno_22/esiste-voucher-le-donne-manager-deciso-governo-f6561064-b46b-11ea-b466-221e2b27ce86_preview.shtml?reason=unauthenticated&cat=1&cid=DAkjk2ZG&pids=FR&credits=1&origin=https%3A%2F%2Fwww.corriere.it%2Feconomia%2Ffinanza%2F20_giugno_22%2Fesiste-voucher-le-donne-manager-deciso-governo-f6561064-b46b-11ea-b466-221e2b27ce86.shtml)», perché il Presidente del Consiglio intendeva riferirsi a un *voucher* «per 500 donne, per un Mba dal valore di 35 mila euro».

**Di questa misura, un *Master in business administration executive*, non si sa molto altro** – come esso funzionerà, come saranno scelte le beneficiarie ecc. – poiché persiste l’usuale malvezzo di affrettarsi ad annunciare provvedimenti di cui non sono stati definiti i dettagli. Anzi, al momento si tratta solo di «un suggerimento» che Conte ha reputato di accogliere, com’è scritto nel comunicato di chiarimento.

**Tuttavia, pare opportuno svolgere qualche considerazione generale**, così da verificare almeno quali siano gli obiettivi che la misura intende perseguire, ammesso che siano chiari a chi l’ha proposta, come si vedrà in prosieguo. 

**Innanzitutto, una premessa: è sempre cosa buona e giusta investire risorse nella formazione** e l’idea di *voucher*, cioè di finanziamenti pubblici per frequentare master o corsi di specializzazione, non è nuova, specie a livello regionale. Tuttavia, la riserva a favore di una platea al femminile fa sorgere spontanea una domanda: **la specifica destinazione serve a colmare un *gap* di genere?** Cioè esiste una qualche diseguaglianza in termini di formazione delle donne, così che risulti necessario implementare “discriminazioni positive” ([*affirmative action*](https://it.wikipedia.org/wiki/Azione_positiva)) per ridurla? I dati dimostrano l’opposto.

**[Le donne studiano più degli uomini](https://www.censis.it/formazione/donne-hanno-il-primato-negli-studi-altro-che-gender-gap), e questo è un fatto:** in Italia, le laureate sono il 56% del totale, nel 2018 sono state il 57,1% e negli ultimi cinque anni sono aumentate del 22,7%. E le donne sono la maggioranza anche negli studi post-laurea: rappresentano il 59,3% degli iscritti a un dottorato di ricerca, un corso di specializzazione o un master. Dunque, sfugge il motivo per cui esse vadano privilegiate rispetto ai colleghi uomini nell’assegnazione di *voucher* formativi.

**O forse un motivo c’è: peccato sia sbagliato anch’esso.** Perché un problema di sotto-rappresentanza esiste, ma è ai vertici aziendali – comunque, nelle posizioni che contano, e non solo – e Conte lo ha richiamato nel suo discorso, riferendosi alla bassa percentuale di donne che guidano aziende.

Evidentemente, egli reputa che **tale sotto-rappresentanza dipenda da un’insufficiente formazione manageriale delle donne**, sì che ad esse basti l’accesso a un *MBA* tramite un *voucher*, graziosamente messo a disposizione dal Governo, per aspirare a «magnifiche sorti e progressive»: appare palese che di questo problema – così come di quello dell’occupazione femminile, più in generale – Conte non abbia capito pressoché niente.

E il fatto che colui il quale è a capo dell’esecutivo – anzi di due, senza soluzione di continuità, in molti sensi – ignori, o finga di ignorare, che **le donne sono formate più e meglio degli uomini, ma ciò nonostante non hanno carriere pari a questi ultimi**, è cosa molto grave. Per spiegarlo, può essere utile qualche dato. 

**[Nelle società quotate](http://www.consob.it/web/area-pubblica/rcg2019) la presenza femminile è di oltre il 36% negli organi di amministrazione**, ma era intorno all’11% prima dell’introduzione della legge in tema di «quote di genere» (la legge Golfo-Mosca); tuttavia, le donne ricoprono la carica di amministratore delegato solo in 15 società (il 6,3% cui ha accennato Conte), mentre presiedono il *board *in 25 emittenti. Grazie agli obblighi previsti dalle «quote» le percentuali sono aumentate, ma tale strumento non ha,

> […] [almeno finora, ancora promosso cambiamenti profondi](https://know.cerved.com/wp-content/uploads/2020/02/PPT-Cerved_Bellisario_FEB_2020.pdf) (…). Sono poche le società quotate che sono andate oltre le disposizioni normative, superando lo stretto necessario per rispettare la legge.

Peraltro, se si considera che il 34% delle amministratrici in società quotate è titolare di incarichi nel *board* di altre quotate (cosiddetto *interlocking*), cioè ha cariche multiple, si comprende che **la percentuale di donne favorite dalle quote di genere è ancora più limitata** di quella espressa dalla percentuale di presenza femminile nei Consigli d’Amministrazione (CdA).

**Quanto alle società non quotate, il numero delle donne nei CdA, se pur in aumento, è ben al di sotto rispetto alla soglia delle quotate**. Peraltro, all’interno delle imprese la quota femminile si riduce nelle posizioni di maggiore responsabilità: tra i quadri è al 45%, mentre è al 31,9% tra i dirigenti. E un *voucher* assegnato a 500 “fortunate” dovrebbe riuscire in ciò che neanche le «quote» hanno finora realizzato, quando è acclarato che **le donne, [anche quelle che frequentano un *MBA*](https://scholar.harvard.edu/files/goldin/files/dynamics_of_the_gender_gap_for_young_professionals_in_the_financial_and_corporate_sectors.pdf), continuano a essere lavorativamente penalizzate**? Evidentemente, il problema non è la formazione, nonostante Conte lo ignori, o finga di ignorarlo.

**Il problema è che le donne sono già “fortunate” se riescono ad avere un lavoro, e magari ad essere pagate quanto i colleghi uomini.** Anche qui giova qualche dato: secondo [l’indice del *World Economic Forum*](http://www3.weforum.org/docs/WEF_GGGR_2020.pdf), quanto a disparità di genere, l’Italia è il 76esimo Paese al mondo, su 153 censiti. E dai [dati Eurostat](https://www.ansa.it/ansa2030/notizie/diritti_uguaglianze/2019/11/30/-italia-penultima-ue-per-gender-gap-donne-attive-562_0cb87218-0006-4e52-a6f3-23a0587fc2c3.html) risulta che le donne occupate sono il 49,5%, circa 13,9 punti in meno della media Ue, mentre il *gap *lavorativo fra generi è pari a 18,9 punti.

Pertanto, al di là di qualsivoglia “privilegio” – che si tratti di borse di studio o di poltrone ai vertici aziendali – **ci sono donne che non hanno nemmeno il “privilegio” di scegliere di lavorare nonostante gli studi fatti** e, conseguentemente, di guadagnarsi posti di rilievo dispiegando le proprie capacità professionali.

Ciò che Conte ignora, o finge di ignorare, è che le donne possono lavorare e, quindi, decidere di fare una qualche carriera, quando dispongono di [ ](http://www.brunoleoni.it/il-paese-senza-figli)**[strumenti di conciliazione](http://www.brunoleoni.it/il-paese-senza-figli) tra vita e lavoro**, come tra l’altro dimostrano ancora una volta gli ultimi [dati forniti dall’Ispettorato del lavoro](https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2020/06/24/lavoro-in-un-anno-si-sono-dimesse-37mila-neo-mamme_9958ff5c-cb0f-4164-8c65-c1dc391dfc45.html).

**È ormai nota da tempo [la correlazione positiva](https://www.openpolis.it/il-ruolo-degli-asili-nido-per-loccupazione-femminile/) fra la presenza di asili nido e il tasso di occupazione femminile**. Ma è altresì nota l’incapacità dei governanti nostrani di fare valutazioni razionali. Si resta, comunque, in fiduciosa attesa del [*Family Act*](https://www.ilsole24ore.com/art/il-family-act-pillole-sconti-asili-all-assegno-unico-i-figli-ADtKoOX), la nuova riforma, epocale come quelle che l’hanno preceduta.

**In un Paese in cui [l’analisi degli impatti della regolazione](https://www.lavoce.info/archives/36272/le-contraddizioni-della-trasparenza-allitaliana/) resta un obbligo declinato solo sulla carta**, ove le politiche pubbliche si reputano assistite da un marchio DOC di [presunzione di efficacia](https://www.lavoce.info/archives/45482/se-per-le-politiche-vale-sempre-la-presunzione-defficacia/), Conte pensava forse che una misura a favore del genere femminile sarebbe stata accolta tra il plauso generale per il solo fatto di essere destinata a una categoria “bisognosa” per definizione.

**E questa rappresenta un’ulteriore distorsione**, derivante non solo dalle citate carenze nella valutazione preventiva delle politiche pubbliche (e da consensi sempre troppo facilmente perseguiti mediante il compiacimento di destinatari a scelta), ma soprattutto dall’assenza di metriche per misurare il merito delle persone, a prescindere dal genere di appartenenza.

Così che ai governanti di turno basta **ricorrere a un qualche automatismo** – da ultimo, il *voucher* a 500 donne aspiranti manager – per agevolare questo o quello, e il gioco è fatto.

**Un’ultima considerazione:** il Presidente del Consiglio pensa forse di accrescere la propria credibilità mediante una proposta di spesa di fondi pubblici «[avanzata …dalle stesse business school che dovrebbero beneficiarne](https://www.ilfoglio.it/societa/2020/06/24/news/perche-il-bonus-per-le-aspiranti-donne-manager-e-sbagliato-321382/?underPaywall=true)»? *Accountability*, questa sconosciuta. Del resto, era stato già detto che gli Stati Generali sarebbero stati la sede ove raccogliere i “desiderata” circa la destinazione della «[fracassata di soldi](https://twitter.com/fratellicrozza/status/1268991870782377985?s=20)» che l’Italia riceverà dall’Europa.

**Conte è ormai così uso a giochi di prestigio di parole – in stile “non c’è trucco, non c’è inganno”** – da non rendersi neanche più conto degli effetti che produce con le sue trovate. Ciò a differenza delle donne, che restano ironiche, nonostante certe prese in giro.

> Evviva! Se ci sarà il [#voucher](https://twitter.com/hashtag/voucher?src=hash&ref_src=twsrc%5Etfw) sarà un attimo diventare donna manager. Il problema era proprio quello. [#StatiGenerali](https://twitter.com/hashtag/StatiGenerali?src=hash&ref_src=twsrc%5Etfw)— Nathania Zevi (@Natizevi) [June 21, 2020](https://twitter.com/Natizevi/status/1274786315352051713?ref_src=twsrc%5Etfw)

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