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title: 'Turchia, la torre che pende e (per ora) non va giù'
author:
  name: Mario Seminerio
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date: '2020-10-07T10:00:00+02:00'
modified: '2022-02-17T17:51:48+01:00'
type: post
summary: L'economia turca è sempre più fragile e pericolante ma per il momento Erdogan ha evitato di finire come molti paesi emergenti dotati di minore criticità geostrategica
categories:
  - 'Economia &#038; Mercato'
  - Esteri
tags:
  - Turchia
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published: true
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# Turchia, la torre che pende e (per ora) non va giù

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Non è difficile, quando si è all’opposizione in un paese che mostra crescenti fragilità democratiche (per usare un eufemismo), giungere ad accusare le autorità di [mentire con e sulle statistiche](https://www.bloomberg.com/news/articles/2020-10-07/don-t-trust-turkish-eco-data-stats-chief-turned-politician-says?sref=2p5cOYry). È quanto riporta oggi ***Bloomberg*** riguardo alla **Turchia** di **Recep Tayyip Erdogan** e famigli(a). Oltre a ciò, credo serva anche fare qualche riflessione sulle antiche “certezze” di noi europei della Ue nei confronti di Ankara.

**Sul piano economico, come scrivo ormai da anni, la Turchia sembra una sorta di Torre di Pisa: pende, pende e mai va giù.** Un deficit ampio delle partite correnti, colmato con afflussi di denaro sempre più “caldo”, cioè da volatili flussi finanziari di breve termine e non da investimento diretto. La popolazione impegnata da tempo immemore a convertire la lira in dollari appena se ne presenti l’occasione.

**A queste dinamiche “sudamericane” dovrebbe conseguire, secondo logica, una crisi valutaria ed un collasso economico, con conseguente implosione del sistema politico**. Possibile e probabile ma ci sono ovviamente degli *step* da compiere, ed il regime ha la possibilità di calciare la lattina più in là, sino in tribuna. Nel senso che si prende la banca centrale, la si mette sotto tutela e si tagliano aggressivamente i tassi, mentre contemporaneamente si ordina alle banche (non solo a quelle pubbliche) di premere il pedale dell’acceleratore del credito.

**Il risultato finale è qualcosa che assomiglia notevolmente [all’Italia degli anni Settanta](https://phastidio.net/2019/03/28/lira-funesta-edizione-turca/)**: boom di importazioni, voragine di bilancia dei pagamenti, deflusso di riserve valutarie, inflazione, fuga dalla moneta. Prima che qualche prestigioso economista prestato alla politica italiana venga a dirvi “ma almeno si cresceva, signora mia”, tenete presente che sì, si cresceva ma a credito, dall’estero, in attesa del collasso finale con controlli sui capitali e [prestiti del FMI](https://phastidio.net/2017/01/18/lira-funesta/). Assai poco patriottico, non trovate?

**Che fa, allora, Erdogan? Quello che si fa in questi casi: prende tempo, pur se a caro prezzo.** Ad esempio, tuona contro gli alti tassi d’interesse ma permette ai suoi fidi banchieri centrali di dare una stretta monetaria per far respirare le riserve valutarie, e mette in pausa la crescita del credito. Poi la giostra riparte.

**A questo schema di condotta non si deve tuttavia tralasciare la leva strategica di politica estera**. In che senso? Nel senso che la Turchia è una media potenza regionale, collocata geograficamente in una posizione di cerniera tra mondi, ed è l’erede dell’Impero Ottomano. Nel senso che mantiene e rivendica il diritto di ingerirsi su vari teatri, oltre ad essere una sorta di “genitore” per le popolazioni turcomanne dell’Asia centrale.

**L’ultimo episodio in ordine di tempo è essersi [schierata con l’Azerbaijan contro l’Armenia](https://foreignpolicy.com/2020/10/06/a-weak-economy-wont-stop-turkeys-activist-foreign-policy/)**, nel conflitto pluridecennale sulla rivendicazione territoriale del Nagorno Karabakh tra le due ex repubbliche sovietiche, che periodicamente si riaccende. Ma possiamo enumerare anche l’attivismo turco in **Siria** e **Libia**, ambiti dove il Sultano si trova a convivere con **Vladimir Putin**; sinora i due hanno trovato un equilibrio di ovvia convenienza, ritengo più per intelligenza strategica di Putin che di Erdogan.

**E quindi, l’autodichiarato nume tutelare degli islamici della regione vasta che va dal Mediterraneo all’Asia Centrale, cerca di crearsi margini di manovra sempre più ampi**, anche a colpi di spallate e ricatti all’Europa, costretta a dare prova di continenza, vista la bomba umana di profughi in territorio turco, per i quali la Ue paga miliardi di “mantenimento”. Poiché ogni regola ha la sua eccezione, Erdogan pare scordare il suo ruolo tutelare [quando dialoga con la **Cina**](https://foreignpolicy.com/2020/09/16/erdogan-is-turning-turkey-into-a-chinese-client-state/), chissà [perché](https://web.archive.org/web/20210115192053/http://bloomberg.com/news/articles/2019-08-09/turkey-got-1-billion-from-china-swap-in-june-boost-to-reserves).

**L’attivismo sulla sponda Sud del Mediterraneo ha motivazioni economiche: la possibilità di portarsi a casa gas e petrolio da perforazioni in mare**. Per un paese che ha una bolletta energetica fortemente passiva (proprio come l’Italia degli anni Settanta, a proposito), sarebbe una svolta, almeno in teoria. Serve tempo e pazienza, ovviamente, ma Erdogan ha il dovere di provarci.

**Quando e come potrà cadere, il Sultano? Se dovesse diventare troppo “problematico”, l’Occidente proverà a usare la leva economica**, per mandare definitivamente a secco le riserve valutarie del paese e mettere Erdogan di fronte ad una pesante crisi economica che ridarebbe fiato alla “primavera dei sindaci” che -forse- ha iniziato a germogliare.

**Ma al momento questa non pare essere una priorità, anche considerando le ricadute dell’eventuale *regime change***. Per dare l’idea, ricordiamo [il messaggio forte e chiaro](https://phastidio.net/2018/12/17/turchia-verso-la-recessione-erdogan-paga-il-suo-doping-economico/) mandato a Erdogan da **Donald Trump**, lo scorso anno, e che ha ricondotto il Sultano a più miti consigli, almeno nelle sue rivendicazioni verso Washington, ad esempio sulla estradizione del suo arcinemico **[Fethullah Gülen](https://web.archive.org/web/20210125024052/http://it.wikipedia.org/wiki/Fethullah_G%C3%BClen)**.

**La sintesi è presto fatta: l’economia turca è in condizioni di estrema fragilità ma la rilevanza geostrategica del paese permetterà ad Erdogan di restare a galla**. Almeno, sin quando le sue manovre non oltrepasseranno alcune linee rosse. Tenendo a mente che questo attivismo di politica estera da parte di Erdogan rischia di produrre un *overstretch* economico che potrebbe essergli fatale. Questa è forse la linea rossa più sottile, tra tutte. E giocare su più tavoli rischia provocare cadute rovinose. Ad esempio, trovarsi esposti a sanzioni americane per aver voluto testare [i missili russi S-400](https://www.bloomberg.com/news/articles/2020-10-07/turkish-lira-weakens-to-record-as-geopolitical-risks-mount?sref=2p5cOYry), con una mossa che serve a ridurre le tensioni con Mosca sul Caucaso.

**Nel frattempo, un elemento di riflessione ed una domanda per gli entusiasti dell’euro-allargamento**: davvero credete che l’ingresso in Ue della Turchia avrebbe irenicamente impedito tutto questo?

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