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url: 'https://phastidio.net/2021/01/07/insurrection-day-cera-una-volta-lamerica/'
title: 'Insurrection Day, c&#8217;era una volta l&#8217;America'
author:
  name: Mario Seminerio
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date: '2021-01-07T10:25:37+01:00'
modified: '2021-01-13T13:40:59+01:00'
type: post
summary: Il mito in frantumi di una democrazia che è diventata forma estrema di autosegregazione culturale e che ha visto erodere i comuni denominatori valoriali di convivenza
categories:
  - Discussioni
  - Stati-Uniti
tags:
  - Donald Trump
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published: true
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# Insurrection Day, c&#8217;era una volta l&#8217;America

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## La “guerra dei mondi” americana non è iniziata con Trump

Si diranno e scriveranno molte cose, [sulla sconcertante rappresentazione](https://www.nytimes.com/2021/01/06/us/politics/photos-capitol-building-protesters.html?action=click&module=Top%20Stories&pgtype=Homepage) andata in scena ieri a Washington, durante il processo di certificazione dei voti di collegio elettorale che hanno assegnato la presidenza a **Joe Biden**. Un processo largamente cerimoniale che tuttavia questa volta è divenuto il catalizzatore di un tentativo di insurrezione alimentato da un presidente che da quattro anni sta incessantemente picconando l’istituzione che rappresenta, oltre a mandare in frantumi tutti i miti che noi, poveri provinciali alla periferia dell’Impero, da sempre abbiamo cari sull’America. Terra di opportunità, libertà, democrazia, eccetera. Oggi direi che la vittoria è dei relativisti disincantati, ma non c’è motivo per gioirne. 

**La chiave di lettura più rassicurante è quella che vede in [Donald Trump](https://phastidio.net/tag/donald-trump/) un uomo di scarso equilibrio psichico** e caratterizzato da una personalità marcatamente istrionica e paranoide impegnato a scuotere le fondamenta della democrazia americana, che tuttavia resiste e rinasce *più bella e più forte che pria*. 

**Quella meno rassicurante si domanda invece perché e sulla base di quali motivazioni quest’uomo sia riuscito ad arrivare sin dove è arrivato**, e se il processo di selezione degli eletti sia poi così robusto e non abbia invece in sé i germi dell’autodistruzione del sistema. La risposta assai banale ma per ciò stesso robusta è che quest’uomo ha goduto e gode di un forte consenso popolare, e da lì bisogna partire con l’analisi. 

##### I social network, camere a eco dell’autosegregazione culturale

**Il populismo come richiamo della foresta e lenitivo per insoddisfazione, deprivazione, depauperamento economico ma prima ancora culturale è la spiegazione più semplice e forse più efficace.** La velocità di diffusione delle “informazioni”, o meglio dei messaggi che formano e rinforzano le credenze è stata resa esplosiva dal ruolo dei social network, che da ieri hanno perso definitivamente non solo l’innocenza ma anche l’illusione di poter controllare a colpi di improbabili algoritmi frammisto a controllo umano la diffusione virale di messaggi distorti e distorsivi da parte di organizzazioni e individui.

**La risposta ansiolitica alla minaccia della complessità** e alla disgregazione del proprio mondo viene dalle camere a eco e dal cospirazionismo tribale, paranoide e vittimista che esse portano con sé.

**Oggi ad esempio sui media internazionali vedo quasi più eco e stupore per la decisione di Twitter e Facebook di silenziare Trump** per almeno 12 ore che non per l’atto insurrezionale forsennatamente spinto dal presidente. Qualcosa su cui riflettere.

##### Il “federalismo culturale” americano e gli alieni

**Poi c’è il tema del “federalismo sociale e culturale” degli Stati Uniti**. Quel presunto modello di convivenza plurale nella libertà che da sempre attrae e affascina il mondo, generando *soft power*. Oggi scopriamo che quel “federalismo”, fatto di diversità culturali estreme, ha in sé i germi dell’autodistruzione del sistema, nella misura in cui il comune denominatore della convivenza viene sottoposto a sollecitazioni violente come quelle dell’ultimo quadriennio, che giungono alla radicale delegittimazione degli altri gruppi sociali. 

**Sollecitazioni che, ribadiamolo, non sono nate nel 2016. Tutta la storia degli Stati Uniti è fatta di violenza e oscurità, affiancate alla mitopoiesi libertaria e individualistica**. Di insofferenza contro il potere centrale che ha trovato espressione in forme di terrorismo domestico organizzato soprattutto da bianchi. D’acchito, mi sovviene [la strage di **Oklahoma City**](https://www.fbi.gov/history/famous-cases/oklahoma-city-bombing) dell’aprile 1995 contro un edificio federale ma [la lista è lunghissima](https://en.wikipedia.org/wiki/Domestic_terrorism_in_the_United_States). Provate a guardare o riguardare una serie tv iconica come ***X-Files***, o ancora più indietro, “[***Ai confini della realtà***](https://phastidio.net/2018/08/19/i-mostri-in-maple-street/)“: capirete cosa intendo.

I “mondi alieni”, una delle maggiori costanti narrative statunitensi, che tentano di invaderci e devastare la nostra ricerca della felicità li abbiamo in casa, sono i nostri vicini. 

**Non è solo questione di disagio economico, che pure gioca un ruolo molto rilevante: le spinte all’autosegregazione culturale sono sempre state molto forti, negli Stati Uniti**. Al punto da indurre a chiedersi come il sistema potrà sopravvivere a esse. Dopo ieri, ma non solo ieri, questa domanda resterà centrale. 

**Un sistema sociale ed economico che è evoluto costantemente in direzione di una crescente oligarchizzazione**, con buona pace dei miti sugli ascensori sociali che sfrecciano in verticale nella Terra delle Opportunità. Quella in cui si scopre che gli *Student Loan* sono mutati da strumento di meritocratica promozione sociale a catena a collo e piedi di esistenze e sogni. Abbiamo perso l’innocenza di credere che sul suolo americano l’ascesa sociale dei singoli sia meno ostacolata che altrove, e che le ascendenze non contino o contino meno, rispetto al duro impegno personale. 

##### La democrazia come accidente della storia?

**Ora rischiamo anche di scoprire che il sistema di organizzazione sociale chiamato democrazia è solo una delle molteplici forme di organizzazione umana, e forse nemmeno la meno imperfetta**, con buona pace delle parole di **Winston Churchill**. Le autocrazie, dittature e democrature del mondo sono lì a suggerirlo. *Primum vivere, deinde philosophari*. Avviso per i babbei alla lettura: questa non è apologia dell’illiberalismo, semmai il contrario. 

**Un federalismo sociale basato su mondi culturali affiancati, che comunicano poco e nulla e sono vieppiù ostili**, è difficile riesca a trovare un denominatore comune valoriale e istituzioni che tale denominatore possano rappresentare. La lacerazione (irreparabile?) di questo tessuto connettivo è ciò che genera i Donald Trump e tutti gli altri apprendisti stregoni populisti, che aprono il vaso di Pandora. Questo dovrebbe tenere presente **Joe Biden** e non solo lui, quando sbrigativamente liquida il fenomeno Trump come un accidente della storia, pronta a riprendere il suo rassicurante cammino durante la sua presidenza. 

**Ironicamente, gli Stati Uniti scoprono (solo oggi) che lo [scontro di civiltà](https://amzn.to/3hO54F8) lo hanno in casa, e non da ieri né l’altroieri.** Come si può tentare di riconnettere questi mondi, ritrovando un denominatore comune di valori? Affrontare il disagio economico è solo una parte del tentativo, e peraltro potrebbe causare reazioni controproducenti, in caso si puntasse solo su forme di redistribuzione assistenzialistica. 

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