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title: Gli imperi del deficit e il futuro della Ue
author:
  name: Mario Seminerio
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date: '2021-03-18T12:20:29+01:00'
modified: '2024-03-21T08:14:34+01:00'
type: post
summary: 'L''Ue spende troppo poco in stimolo post pandemico, si dice. Sicuri che basti fare debito per garantirsi il futuro? A parte ciò, quale futuro per l''Unione e i suoi membri, in un mondo sempre più a blocchi antagonisti?'
categories:
  - Cina
  - 'Economia &#038; Mercato'
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  - Unione Europea
tags:
  - Crescita-economica
  - Debito
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published: true
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# Gli imperi del deficit e il futuro della Ue

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Dopo l’approvazione del [maxi piano di stimoli](https://phastidio.net/2021/03/14/il-post-cast-joe-biden-im-from-the-government-and-im-here-to-help/) e in attesa dell’altrettanto robusto programma di investimenti infrastrutturali che dovrà riportare gli **Stati Uniti** sulla frontiera della leadership tecnologica, ferve il dibattito su quanto l’**Unione europea** si trovi indietro nella corsa al rilancio, e quanto ciò potrà danneggiarla nel medio termine. Nulla di realmente inedito: ormai tutti, dagli annoiati circoli intellettuali agli uscieri degli edifici pubblici, hanno molta familiarità col *topos* del “declino irreversibile” della Ue. Ma come stanno davvero le cose, e che alternative possiamo immaginare? 

**Un modo per comparare è quello di rapportare l’entità degli stimoli all’*output gap***, quella entità misteriosa e il cui calcolo resta largamente esoterico, che misura il “buco” tra prodotto potenziale ed effettivo. Secondo questa metrica, e [le stime](https://www.ft.com/content/0e9396cf-13b2-4034-ab09-c2366c264f91) realizzate da alcuni economisti, lo stimolo americano, cumulativamente, rappresenta tre volte l’output gap; quello della Ue sarebbe pari a solo il 70% del proprio buco di prodotto rispetto al potenziale. 

##### Chi più spende, più cresce?

**Secondo l’Ocse, che considera l’entità su Pil degli stimoli, questi sono i confronti**, in una tabella elaborata dal *Financial Times*: 

[![](https://phastidio.net/wp-content/uploads/2021/03/Pandemic-Stimuli.png)](https://phastidio.net/wp-content/uploads/2021/03/Pandemic-Stimuli.png)

**Si è anche stimato che l’entità dello stimolo americano è così potente da determinare una spinta al Pil mondiale di circa l’1%**. E sin qui, abbiamo i numeri o meglio le previsioni. 

**Ovviamente, se bastasse un’espansione fiscale a determinare il successo di lungo termine di un paese, e il suo progresso nella crescita potenziale**, oggi avremmo alcuni paesi sudamericani (**Argentina** e **Venezuela** su tutti) ai vertici della prosperità planetaria, e anche l’Italia, nel suo piccolo contesto europeo, sarebbe decisamente messa bene. Purtroppo, raramente quantità è qualità: anche nel deficit. 

**La forte espansione statunitense, letteralmente concertata tra Tesoro e Federal Reserve, almeno [sin quando i mercati resteranno d’accordo](https://phastidio.net/2021/02/28/il-post-cast-la-resa-dei-conti-tra-mercati-e-banche-centrali/), ha alcune zone d’ombra**. In primo luogo, la natura temporanea della maggior parte degli stimoli, e la loro eventuale trasformazione in elementi permanenti di welfare, con relative scelte di finanziamento. Più tasse? Questa sarà la sfida dell’Amministrazione Biden, almeno sino al *Midterm* di novembre ’22. 

**Si è detto che, prima si uscirà dalla pandemia, prima si tornerà a crescere. Considerazione banale ma che necessita di ulteriore specifica: *come* si tornerà a crescere?** Certamente a mezzo di consumi sin qui repressi; ma questa sarà una grande molla liberata, ed esaurirà i propri effetti in tempi relativamente brevi. Altrettanto sicuramente a mezzo di investimenti, e questa sarà la sfida di lungo termine sulla trasformazione delle economie. 

##### La frugale Ue

**Inutile girarci intorno: l’Unione europea, intesa come entità sovranazionale, ha sin qui fatto poco, molto poco, per lo stimolo aggiuntivo. Almeno in termini quantitativi.** Un Recovery Plan da 750 miliardi, circa il 5% del Pil dell’Unione, spalmato in un quinquennio. A questo vanno ovviamente sommati gli stimoli nazionali, da analizzare, anzi scomponendoli tra componente derivante da stabilizzatori automatici (sussidi di disoccupazione, calo spontaneo del gettito fiscale) e quelli discrezionali, a loro volta da disaggregare in componente transitoria e permanente. 

**Quindi, la Ue è spacciata? Dopo la grande gelata della crisi 2008-2010 ci toccherà anche la perdita di opportunità del Grande Reset post pandemico?** Non è detto. Se guardiamo ai soli numeri, parrebbe di sì ma basta “sbagliare” lo stimolo espansivo, e ci si trova danneggiati e con molto debito sulle spalle. Gli americani hanno scommesso forte, come nella loro natura, oltre che per l’esigenza di contrastare Pechino. I cinesi, sin qui i più rapidi a uscire dalla pandemia, sono giunti alla conclusione che hanno un eccesso di debito privato e di leva finanziaria, e stanno premendo il freno. Azione in sé interessante, da segnalare a tutti quelli che “il debito non è mai un problema, anzi!”. 

**Una lettura euro-panglossiana potrebbe portarci a credere che, poiché siamo “bravi” nell’export, potremo sfruttare l’onda della domanda proveniente da americani e magari anche dai cinesi**, se apriranno maggiormente i loro mercati. Visione che rischia di essere miope, oltre che naïf: se la competizione tra Stati Uniti e Cina dovesse inasprirsi e portare a logiche di schieramento e guerra fredda o anche tiepida su alcuni teatri, l’Europa non appare messa benissimo. 

##### Nel mondo col modello Brexit?

**D’accordo, ci hai convinti, diranno alcuni tra voi**. L’Ue è ridicola, sparagnina, mercantilistico-bottegaia, smidollata, puah. Ciò premesso, che idee alternative abbiamo, per questa Ue? Lo chiedo senza malizia, anche se non mi crederà nessuno. 

**Il ritorno a stati nazionali, liberati dalla sovrastruttura unionista, secondo il modello-Brexit? Ecco, diciamo che il Regno Unito sarà il canarino nella miniera europea**. Anche quando elabora le proprie strategie geopolitiche, nella tradizionale revisione periodica, e [sceglie il pivot indo-pacifico](https://www.bloomberg.com/opinion/articles/2021-03-17/integrated-review-what-s-really-driving-britain-s-indo-pacific-tilt?sref=2p5cOYry). Tutto molto bello e molto post-Impero ma serviranno soldi, molti. La distanza tra Grand Strategy e Little England potrebbe essere molto breve.

**Ma siamo sicuri che un’Europa fatta di soli stati nazionali abbia massa critica geopolitica ed economica?** Se la risposta fosse negativa, bisognerebbe spostarsi verso maggiore integrazione politica, che tuttavia richiede un egemone, e al momento quel ruolo i tedeschi sembrano non volerlo. 

##### Ahi, serva Italia

**E per l’Italia? Noi al momento abbiamo posizioni politiche che volano piuttosto rasoterra. La nostra critica alla Ue è centrata sul fatto che la stessa non abbia ancora istituito [la Cassa del Mezzogiorno d’Europa](https://phastidio.net/2020/05/19/recovery-fund-niente-condizioni-siamo-italiani/)**, e non abbia ancora avviato quel flusso di trasferimenti che è la sola di cui noi italiani abbiamo bisogno, per confermare il nostro stile di vita così amato e invidiato nel mondo. Figuriamoci se c’è qualcuno che pensa a cose astratte e astruse come i blocchi geopolitici. Ho come l’impressione che, se questa è la critica che dalle nostre lande si leva verso Bruxelles (e Berlino), non siamo messi benissimo. 

**Non che questa sia una rivelazione: siamo uno dei paesi più vecchi al mondo, con un discreto *track record* storico di offerta al miglior offerente (*Franza o Spagna purché se magna*, ricordate?).** Potremmo elaborare una nostra Grand Strategy in funzione di questo obiettivo: diventare un protettorato a vocazione turistica. Resta un punto per me affascinante: come faccia un simile paese, perennemente alla ricerca di *patrones*, a sviluppare ideologie nazionalistiche o sovraniste, è un mistero. 

  

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