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title: 'Concorsi pubblici, come riformarli'
author:
  name: Mario Seminerio
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date: '2021-04-12T10:00:00+02:00'
modified: '2021-04-18T13:34:00+02:00'
type: post
summary: 'Contro il rischio che semplificazione faccia rima con scorciatoia, proposte per un nuovo processo di selezione nella pubblica amministrazione'
categories:
  - Contributi esterni
  - Italia
tags:
  - Pubblica-amministrazione
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published: true
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# Concorsi pubblici, come riformarli

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**di Luigi Oliveri**

Egregio Titolare,

torniamo sulla questione dei concorsi. Su ***La Repubblica*** del 9 aprile 2021, [l’articolo di **Tito Boeri e Roberto Perotti**](https://rep.repubblica.it/ws/detail/generale/2021/04/08/news/giovani_penalizzati_e_cattedre_vuote_i_nuovi_concorsi_pubblici_sono_un_occasione_persa-295583867/) è tranciante quasi quanto il suo titolo: “*Una porta in faccia ai giovani. L’occasione sprecata dei nuovi concorsi pubblici*”. L’articolo è molto critico sul “decreto Covid” e la “semplificazione dei concorsi” regolata dall’articolo 10 e, in particolare, sul reclutamento nelle scuole, problema atavico oggettivamente di fatto non affrontato nella sua gravità dalla norma.

Ma, i due economisti puntano il dito in generale su alcune questioni rilevantissime:

- la strutturazione delle prove concorsuali;
- il peso dell’esperienza pregressa;
- il rischio delle assunzioni mediante ondate di stabilizzazioni di personale precario;
- la prassi di non pagare i commissari dei concorsi.

##### Il rischio di semplificare troppo

**Il primo tema appare quello maggiormente delicato**. Come troppo spesso accade, il Legislatore, quando ha intenzione di “semplificare”, in effetti cade nella tentazione di **far saltare a piè pari fondamentali attività procedurali** e sempre a discapito della concorrenzialità e della selettività. Lo abbiamo già visto con gli appalti: tutti i vari decreti “semplificazione” immancabilmente finiscono solo per estendere oltre ogni misura gli affidamenti diretti senza gara, con tanti saluti alla concorrenza e al merito.

**Stiamo assistendo ad un fenomeno analogo con i concorsi. Il decreto di fatto finisce per annullare quasi gli elementi sulla base dei quali effettuare la valutazione, cioè le prove**. Infatti, si consente di effettuare una sola prova scritta, (che in emergenza, nella sostanza si riduce ad un test della durata di un’ora) invece delle tradizionali due o più (non per la dirigenza; i concorsi per i vertici amministrativi continueranno con più di una prova scritta). Nella fase emergenziale attuale, si potrà addirittura fare a meno persino della prova orale. E, in ogni caso, si potrà dare un peso rilevante alla valutazione dei titoli.

**Ora, Titolare, da anni si infiamma il dibattito sull’effettiva possibilità di selezionare davvero i migliori mediante i concorsi**, posto che vi è il rischio che essi risultino troppo inclini a premiare le nozioni e poco adeguati a considerare le capacità, le competenze, le attitudini, senza riuscire a cogliere l’insieme del “sapere”, “saper fare” e “saper essere”.

##### Una prova non basta né serve

**Appare, tuttavia, evidente che siffatta riforma questo rischio non lo riduca, ma anzi lo esalti**. Non si può che concordare con Perotti e Boeri, quando affermano che destrutturare i concorsi, come prevede la riforma

> È un peccato, perché le due prove scritte servono a testare tanto la cultura generale quanto le competenze specifiche legate alle mansioni che poi si potranno svolgere; l’orale (beninteso con una commissione ben strutturata) è in grado di evidenziare punti di forza e di debolezza del candidato, anche sulla base di una valutazione delle attività extra-curriculari

**E che il concorso ridotto ad una sola prova scritta e orale, la quale ultima in emergenza può anche mancare, metta a rischio la capacità del concorso di selezionare davvero**, lo confessa indirettamente proprio lo stesso articolo 10 del d.l. 44/2021. Infatti, per ben due volte, dopo aver dettato le regole di “semplificazione” dei concorsi, la norma enfatizza la necessità di assicurare o garantire comunque “il profilo comparativo”: *excusatio non petita, accusatio manifesta*.

##### Concorsi e rischio corruzione

Per altro, Titolare, non si dovrebbe nemmeno dimenticare che una legge dello Stato, la legge 190/2012 sull’anticorruzione, all’articolo 1, comma 16, **considera proprio le procedure concorsuali appartenere alle quattro tipologie (con appalti, concessioni amministrative e contributi) da ritenere per legge ad elevato rischio di corruzione**. In effetti, basta andare su qualsiasi motore di ricerca in internet, per rendersi conto di quante “concorsopoli” vi sono state e ricordare che un’amministrazione regionale, quella dell’Umbria, è caduta esattamente [per questa ragione](https://phastidio.net/2019/04/16/perugia-italia-limpotente-liturgia-delle-procedure-anticorruzione/).

**Lo comprende chiunque che meno prove si fanno, più facile si rende il lavoro a chi intenda truffare e delinquere**; se, poi, il tutto si riduce ad una sola prova informatica con risposte multiple, risulta piuttosto aperto il pericolo della consegna a chi di dovere della sequenza giusta delle risposte da dare: la riforma apre alla semplificazione non solo dei concorsi, ma degli strumenti per truccare i concorsi.

Ma, bene che vada, rischia di ridurre in ogni caso il concorso ad una sorta di lotteria o ordalia: una sola prova non appare, in effetti, probante.

**Certo, c’è la spinta alla valutazione delle esperienze.** Ma, come osservano Boeri e Perotti, è un’arma a doppio taglio: l’eccessivo peso all’esperienza finisce per tagliare fuori i giovani, che ovviamente esperienza sul campo non ne hanno. Inoltre, sempre quanto accade negli appalti, insegna che insistere troppo su requisiti soggettivi apre l’altro rischio del “bando fotografia”: quel bando, cioè, che descriva appunto le esperienze ritagliandole a misura specifica di ben chiare e preindividuate persone (e si tratta di un fattore di rischio che il Piano Nazionale Anticorruzione 2013 dell’Anac considera come endemico a procedure concorsuali con poche prove selettive).

##### Fate presto e male

Ancora, concorsi così destrutturati sono evidentemente **funzionali al disegno di assumere “presto” figure intanto a tempo determinato, per la durata dei progetti del Pnrr**, rinviando a poi la possibilità di inserire stabilmente questi soggetti.

**Ma, è un rischio anche questo evidenziato da Boeri e Perotti: questo modo di operare finisce per ampliare gli spazi del precariato nella PA e quelli, simmetrici, di successive stabilizzazioni**, connesse all’emergere di una qualsiasi ragione di emergenza assunzionale. Il tutto, alla fine, sempre a discapito dei giovani molto preparati e brillanti, perché chi potrà essere stabilizzato sarà solo chi abbia già un piede nella PA, messo anni prima, magari sulla base appunto di concorsi eccessivamente sommari e smilzi.

**Infine, il problema delle commissioni, poco pagate, anzi per nulla pagate:** ridurre all’osso le prove concorsuali è un ulteriore incentivo a non remunerare a dovere un’attività che, invece, dovrebbe essere strategica e fondamentale per una selezione davvero efficace.

##### Semplificazioni o scorciatoie?

**Il problema, Titolare, allora sta nella ricerca non di semplificazioni, bensì di scorciatoie.** Semplificare non è e non deve essere semplice, né semplicistico. Richiede un investimento in tempo e la famosa, ma mai realizzata, **analisi di impatto ex ante**, il test, la valutazione ex post e l’impianto definitivo.

Questi pixel pensano che per modificare davvero in modo efficace il reclutamento nella PA occorra radicalmente **cambiare paradigma**.

**Sarebbe, finalmente, il caso di pensare ad un sistema di abilitazione e di “*ranking*” in una graduatoria nazionale**, con progressiva possibilità di scalare la classifica.

**La proposta è effettuare delle selezioni di ingresso nella graduatoria nazionale per chi sia interessato ad un possibile, eventuale e futuro lavoro nella PA**. Selezioni gestite su basi provinciali e davvero snelle, mediante test su nozioni generali amministrative e specifici sulle conoscenze tecniche per la professionalità alla quale il candidato ambisce.

##### Graduatorie vive e da scalare

**Una volta inserito nella graduatoria, il candidato potrà crescere di posizione, utilizzando vari strumenti:** la tipologia ed il grado del titolo di studio, i titoli post diploma e post laurea, esperienze di tirocinio, esperienze di lavoro, corsi di formazione (ovviamente attinenti al profilo per il quale è inserito nel ranking), iscrizioni in albi, abilitazioni.

**Allo scopo, sarebbe fondamentale che la PA stessa svolgesse corsi post diploma e post laurea finalizzati a dare punteggio per la graduatoria nazionale**, o quanto meno dettasse criteri a prova di bomba per standardizzare insegnamenti ed obiettivi formativi, in modo che soggetti anche privati, accreditati allo scopo, possano tenere periodicamente queste opportunità formative.

Sempre la PA potrebbe **attingere alle graduatorie**, con chiamate mediante manifestazione di interesse, per promuovere tirocini, anch’essi formativi e finalizzati alla crescita nel ranking.

**I concorsi, a questo punto, potrebbero avere una fortissima semplificazione, ma non per la riduzione delle prove, bensì dei concorrenti**. I concorsi, molte volte, a livello nazionale durano tanto, perché folle oceaniche si assiepano nei palazzetti dello sport, nelle fiere, negli alberghi (specie romani) che fanno da “concorsificio” e poi per la correzione degli elaborati e le prove occorre, ovviamente, moltissimo tempo.

##### Un ranking per scremare

**Il sistema del *ranking*, invece, potrebbe consentire di limitare la partecipazione ad una percentuale (il 20%, il 30%?) dei soli candidati collocati nel livello più alto della graduatoria**. Il che spinge gli altri a provare a crescere acquisendo titoli, scalando la graduatoria ai fini della possibilità di partecipare ai concorsi.

Il tutto, poi, sempre corroborato da assunzioni finali, mediante [contratti a “causa mista”, lavorativa e anche formativa, come i contratti di formazione e lavoro e, soprattutto, il contratto di apprendistato](https://phastidio.net/2021/01/20/pubblica-amministrazione-un-reclutamento-per-la-next-generation/).

**Ovviamente, si tratta di una proposta grezza**, meritevole di raffinazioni sui criteri per attribuire i punteggi e la frequenza delle occasioni di crescita.

**Questo sistema darebbe anche senso al “portale dei concorsi” al quale il Ministro della Funzione Pubblica sta pensando**: il portale sarebbe il luogo nel quale gestire la graduatoria ed il sistema di controllo che ai concorsi partecipino esattamente il numero massimo dei collocati più in alto in classifica per i concorsi banditi. Il tutto, nella massima trasparenza.

Certo, all’inizio vi sarebbero forze inerziali che stenterebbero a far partire il sistema, che però a regime renderebbe il **reclutamento più aderente alla valutazione delle capacità e competenze** e meno esposto al rischio di ridurre il tutto ad una lotteria.

##### Nell’immediato, liste di disponibilità

**E nell’immediato?** Intanto, una buona cosa potrebbe essere che la Funzione Pubblica si decida a fare quanto già è possibile a costo zero, per ridurre drasticamente alcuni tempi morti.

**Sì, perché prima di avviare i concorsi, le PA debbono accertarsi che non vi sia personale pubblico, avente medesimo profilo e mansione del posto da reclutare, che si trovi in stato di “disponibilità”**, una sorta di misto tra l’ex mobilità privata e la condizione di sospensione dei cassintegrati (il tutto regolato dagli articoli 33, 34 e 34-bis del d.lgs 165/2001). Ebbene, i collocati in disponibilità sono inseriti in apposite liste.

**Ma, Titolare, Ella crede che sono non diciamo pubbliche, ma liberamente accessibili quanto meno dalle PA? Ovviamente, la risposta è no**. Occorre che l’ente che vuol bandire un concorso chieda se vi è personale in queste liste prima alle strutture regionali competenti per i servizi per il lavoro e, poi, alla Funzione Pubblica, che estende al livello nazionale la ricerca inizialmente su base provinciale e regionale. Il tutto, richiede circa una trentina di giorni dovuti al famoso “tempo di attraversamento”, che in realtà è tempo morto.

**Basterebbe, si ribadisce, pubblicare una lista unica nazionale, organizzata su base regionale e provinciale**, con accesso controllato delle PA, per risparmiare giorni e giorni sui tempi dei concorsi.

- **Aggiornamento del 14 aprile:** ecco la proposta di Luigi, [opportunamente affinata](https://luigioliveri.blogspot.com/2021/04/come-riformare-i-concorsi.html). 

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