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title: Il pudding della Brexit va assaggiato
author:
  name: Mario Seminerio
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date: '2021-05-25T10:00:00+02:00'
modified: '2021-06-01T11:03:49+02:00'
type: post
summary: 'Tensioni nel governo britannico: il trattato commerciale con l''Australia rischia di mettere fuori mercato gli allevatori domestici. Ma questa è la Brexit'
categories:
  - 'Economia &#038; Mercato'
  - Esteri
tags:
  - Regno-Unito
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published: true
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# Il pudding della Brexit va assaggiato

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C’è tensione, nel dibattito politico britannico. Il governo di **Boris Johnson** si appresta a finalizzare il primo vero accordo commerciale dopo l’avvio della Brexit, non un semplice copia-incolla di accordi della Ue con paesi terzi. Intende farlo con l’**Australia**, paese amico e membro del Commonwealth, l’ectoplasma dell’Impero che fu. Ma l’accordo rischia di abbattersi su un settore dell’economia britannica fragile e politicamente molto sensibile, oltre che su parti dell’Unione a rischio secessione. 

**L’accordo di libero scambio tra Regno Unito e Australia è il calcio d’inizio della politica commerciale dell’era post Brexit.** Ha grande rilevanza simbolica immediata ma anche strategica nel lungo termine, in quanto battistrada di accordi che verranno o dovrebbero venire.

##### Arriva la carne australiana senza dazi

**L’accordo dovrebbe prevedere, tra le altre cose, l’accesso senza tariffe né quote delle carni australiane nel Regno Unito**. Circostanza che ha già suscitato la rivolta degli allevatori scozzesi e gallesi, che temono, date anche le ridotte dimensioni medie delle loro aziende, di venir spazzati via dalle importazioni di carne di manzo e agnello provenienti dagli antipodi. Timori sono stati sollevati anche per gli standard sanitari degli allevamenti australiani, tema a cui l’opinione pubblica britannica è molto sensibile. 

**L’esecutivo britannico è diviso tra paladini del libero scambio, guidati dalla Segretaria al commercio estero, Liz Truss, e il Segretario all’Ambiente, George Eustice, fiancheggiato da Michael Gove**, il *Cabinet Office minister* e notabile tory. La prima è decisa a procedere perché “se non facciamo un accordo commerciale con l’Australia, con chi altri dovremmo farlo?”; i secondi sono preoccupati per le ricadute politiche interne oltre che, nel caso di Gove, per aver fatto campagna pro Brexit da ministro dell’ambiente promettendo ad allevatori e agricoltori britannici che sarebbero stati protetti, in caso di Hard Brexit.

**La cosa più rilevante è che l’esecutivo britannico stima, dall’accordo con l’Australia, un beneficio sul Pil dello 0,1-0,2% in 15 anni, quindi compreso tra 200 e 400 milioni di sterline**. Evidentemente non contano i numeri ma i simboli, ma gli allevatori dell’Unione rischiano di essere decimati entro alcuni anni. 

**In questa disputa si ritrovano gli argomenti “classici” sui dibattiti nazionali relativi agli accordi di libero scambio**. Da un lato, i sostenitori del beneficio per i consumatori, che da tali accordi di solito ricevono maggior varietà di scelta a prezzi minori, secondo la [teoria dei vantaggi comparati](https://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_dei_vantaggi_comparati) di **David Ricardo**. Dall’altro, le vittime designate dell’apertura commerciale. Quelli che, perdendo la loro attività, farebbero molta fatica a mantenersi anche nel ruolo di consumatori. 

##### Ricardo in tavola 

**Nel mezzo, la politica**, tra promesse di sussidi ai soccombenti e spinte protezionistiche che si riconducono a questioni di sicurezza nazionale, ad esempio quella alimentare, che impongono di non fermarsi alla dimensione strettamente economica. 

**Il Regno Unito ha una bilancia commerciale bilaterale in ampio avanzo con l’Australia**, circostanza che dà fiato a quanti non vedono l’esigenza di “danneggiare” quel surplus (anche se non funziona così, ma *transeat*). Il punto del contendere resta la reattività al tema della sicurezza alimentare, in termini di approvvigionamenti e di standard sanitari, che è antico tema di confronto e scontro nel dibattito pubblico britannico. 

**Ma la Brexit è nata per “liberare” il potenziale commerciale del Regno Unito, e mettersi a fare gli schizzinosi proprio ora che c’è da firmare accordi internazionali rischia di causare danni.** Sul tema alimentare, ci sono i forti timori di quanti ritengono che l’accordo con l’Australia spalancherebbe la porta ad accordi del genere con gli **Stati Uniti** e il **Mercosur** sudamericano. 

**Questo, secondo gli avversari del trattato, equivarrebbe a far grandinare sul Regno Unito carni dai dubbi trattamenti sanitari**, oltre che provenienti da allevatori che beneficiano di economie di scala irraggiungibili per i colleghi britannici. Ma potrà mai il Regno Unito rinunciare al premio più grande di tutti, un accordo di libero scambio con gli americani, mettendo veti sull’agroalimentare?

##### Un’impronta profonda

**C’è tuttavia anche un altro aspetto che sta affiorando, e che è figlio dei tempi.** Questi trattati di libero scambio dovrebbero considerare anche la *carbon footprint*, cioè le emissioni clima alteranti prodotte da produzione e trasporto di merci su lunghe distanze. La valutazione di convenienza e vantaggio comparato andrebbe fatta anche in base a questo aspetto. 

**Peraltro, detto come inciso, sono proprio le carni di manzo e agnello ad avere la maggiore “impronta”**, relativa alla catena di produzione, all’uso delle terre, dei fertilizzanti e delle emissioni enteriche del bestiame: 

[![Food: greenhouse gas emissions across the supply chain](https://phastidio.net/wp-content/uploads/2021/05/Environmental-impact-of-food-by-life-cycle-stage.png)](https://phastidio.net/wp-content/uploads/2021/05/Environmental-impact-of-food-by-life-cycle-stage.png)

**Il Regno Unito è condannato, dopo la Brexit, a inseguire nuovi accordi commerciali agli antipodi o comunque a grandissime distanze**. Dal giugno 2016 il mondo è lievemente cambiato, tra tensioni geopolitiche tra blocchi e avvio del grande processo di *greening* dell’economia mondiale, col quale andranno fatti i conti.

**Anche non avere massa rilevante per gestire i negoziati rappresenta un handicap, ma Londra ignora questo aspetto**, ritenendosi una grande e agile potenza globale che ha finalmente spezzato le catene che la assoggettavano alla Ue. 

**In astratto è possibile un accordo al ribasso o a metà strada**, del tipo zero tariffe ma quote di importazione per un arco temporale di 10-15 anni, che tuttavia, al momento, è rifiutato da Australia (e Nuova Zelanda).

**Quello che è certo è che [la Brexit è in corso proprio ora](https://phastidio.net/2021/01/03/il-post-cast-brexit-la-fine-dellinizio/), tra [problemi doganali con la Ue](https://phastidio.net/2021/03/11/brexit-londra-scopre-che-la-burocrazia-doganale-e-un-costo/) e accordi internazionali in faticosa gestazione**. Come direbbe un noto detto, [la prova del pudding sta nel mangiarlo](https://www.collinsdictionary.com/it/dizionario/inglese/the-proof-of-the-pudding-is-in-the-eating). La Brexit non fa eccezione. 

Photo by [Nilfanion](https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Cow_on_Pupers.jpg), [CC BY-SA 3.0](https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0), via Wikimedia Commons

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