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title: 'Come l&#8217;Europa fertilizza la crisi energetica'
author:
  name: Mario Seminerio
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date: '2022-02-14T10:00:00+01:00'
modified: '2022-03-10T21:05:49+01:00'
type: post
summary: 'Lo shock energetico mostra le vulnerabilità strategiche dalla Ue. Creare campioni europei, anche sussidiati, rischia di costare caro ai paesi politicamente deboli'
categories:
  - 'Economia &#038; Mercato'
  - Esteri
  - Unione Europea
tags:
  - Energia
  - Russia
image: 'https://phastidio.net/wp-content/uploads/2022/02/Trattore-fertilizzante.webp'
published: true
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# Come l&#8217;Europa fertilizza la crisi energetica

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Viviamo in un periodo in cui le vulnerabilità economiche e geostrategiche si moltiplicano, soprattutto per chi vive nel Vecchio continente. Qualcosa che può spiegare non solo le ritrosie dell’Unione europea a farsi arruolare da **Joe Biden** contro la **Russia** ma anche aiutare Bruxelles e le capitali europee a modificare il proprio approccio alla concorrenza globale.

**L’ultimo esempio lo si può leggere in [un editoriale ](https://www.ft.com/content/a4439155-197b-4e63-baee-b4fa3229ac67)di John Dizard sul *Financial Times***. Riguarda il settore dei fertilizzanti, che sta vivendo un momento molto difficile a causa della esplosione di costo del gas naturale, che incide per circa l’80% su quello dei fertilizzanti azotati europei. 

#### Costi record per i fertilizzanti

**A dicembre, su base annua, gli agricoltori della Ue hanno visto un aumento del prezzo del gas naturale del 549%, e del 263% per i fertilizzanti azotati**. Ciò ha comprensibilmente ridotto l’uso di quest’ultimi, suscitando timori di un calo nelle rese dei raccolti. Di conseguenza, i produttori di fertilizzanti si sono ritrovati con un accumulo di scorte, malgrado abbiano a loro volta ridotto la produzione.

**La Ue potrebbe in parte compensare la minore resa importando grani dall’estero**. Il primo paese che viene in mente è la **Russia**, che negli ultimi anni è divenuta uno dei maggiori esportatori al mondo, assieme all’**Ucraina**, lasciandosi alle spalle le inefficienze dell’era sovietica. 

**C’è tuttavia un problema: la Russia sta cercando di calmierare i prezzi dei grani per piegare l’inflazione domestica**, che sin qui si è mostrata resistente alla stretta monetaria piuttosto aggressiva esercitata dalla banca centrale russa. Motivo per cui Mosca [ha tagliato l’export di grano e mais](https://www.reuters.com/markets/europe/russia-says-cut-wheat-export-quota-8-million-tonnes-2021-12-17/), dirottandolo sul mercato domestico. 

**Decisamente non una buona notizia per gli europei, che già hanno visto aumentare i prezzi di grano e cereali tra il 40 e il 60%**. Ma torniamo ai fertilizzanti. Pochi giorni addietro la società **EuroChem Group**, che ha management e gruppo di controllo russi, [ha presentato un’offerta](https://www.fertilizerdaily.com/20220203-eurochem-want-to-buy-nitrogen-business-from-borealis-group/) per acquistare il business dei fertilizzanti azotati di **Borealis**, controllata dagli austriaci di OMV.

#### Acquisizioni problematiche

**Se l’acquisizione andasse in porto, i russi conquisterebbero la seconda posizione per quota di mercato nei fertilizzanti azotati in Europa, dietro i norvegesi di Yara.** La quale ha dovuto ridurre la produzione a causa degli elevati costi del gas. Al mosaico mancano altre due tessere. La prima: i produttori europei sono vieppiù dipendenti da acquisti di gas, che alle aziende russe costa molto meno.

**La seconda: la Russia ha appena avviato (dal primo febbraio) un blocco di due mesi all’export di fertilizzanti, per frenare i prezzi domestici**. Se a questo si aggiunge che i produttori russi hanno prezzi di vantaggio sulle forniture di gas, il cerchio si chiude e si comprende la portata del danno per gli europei, inclusa la possibilità di offrire ad aziende russe produttrici di fertilizzanti un vantaggio di costo da spendere facendo acquisizioni in Ue. 

**Che fare, quindi?** Lo shopping di EuroChem sarà scrutinato a Bruxelles dalla direzione generale concorrenza, guidata da **Margrethe Vestager**. Ma un eventuale stop all’acquisizione non cambia la situazione sul terreno, e cioè la dipendenza europea dal gas, segnatamente quello russo, e più in generale la sicurezza degli approvvigionamenti critici. 

#### Senza gas, e non solo 

**Alcuni sostengono che il problema europeo sia accentuato dalla indisponibilità a spingere nuove esplorazioni**, di fatto rendendo il continente dipendente dalla Russia e dalle navi di LNG americane e del Qatar. Forse è una spiegazione un po’ troppo semplice ma ha un fondo di verità. 

**Si tratta della riproposizione dello [schema già visto per il Regno Unito](https://phastidio.net/2022/02/11/transizione-ambientale-divergenza-fatale/) col suo gas del Mare del Nord: affidarsi alle importazioni crea criticità geopolitiche molto elevate, a vari livelli**. All’Europa, intesa come Ue, serve una integrazione di filiere strategiche e maggior diversificazione sulle fonti energetiche. Il secondo punto è problematico, nel momento in cui si è deciso di iniziare a disinvestire nella ricerca di fonti fossili. 

**L’integrazione di filiera rischia di scontrarsi con la necessità di creare campioni nazionali, che sarebbero necessariamente guidati da aziende di singoli paesi.** Un campione di filiera con vertice tedesco o francese chi andrebbe a privilegiare nella distribuzione geografica di investimenti e occupazione? Quali paesi sarebbero più esposti al ruolo di vaso di coccio in quello che rischierebbe di essere il “[modello Stellantis](https://phastidio.net/2022/01/19/la-lotta-di-classe-in-auto-elettrica/)” applicato a più filiere? 

**È inoltre possibile ipotizzare sussidi comuni europei per proteggere le aziende di singoli paesi dalla concorrenza di produttori extra-Ue dotati di vantaggi competitivi come quello energetico per la Russia?** Se sì, quanto costerebbe e chi ne porterebbe l’onere, per salvare aziende nazionali che potrebbero essere sacrificate sull’altare della concentrazione e creazione di un campione europeo di filiera?

**Come si nota, molte domande e ben poche risposte**. Unica certezza, lo shock energetico che stiamo vivendo rappresenta una enorme vulnerabilità economica ma soprattutto politica per la Ue ma anche per i paesi europei extra Ue, come il **Regno Unito** post Brexit. Entro il blocco Ue, a pagare i maggiori costi rischiano di essere i paesi politicamente più deboli, leggasi dotati di una classe politica miope, provinciale, incapace di creare sistemi ma sempre pronta a sciacquarsi la bocca con la parola “patriottismo”. Che oltre, che delle canaglie, diverrà l’ultimo rifugio degli stupidi. Superfluo suggerire un nome per quel paese. 

- **Aggiornamento del 10 marzo**: dopo l’invasione russa dell’Ucraina, OMV [declina l’offerta](https://www.omv.com/en/news/20220310-borealis-declines-eurochem-s-offer) di EuroChem. 

Foto di [Kurt Bouda](https://pixabay.com/it/users/schauhi-2509795/?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=6544592) da [Pixabay](https://pixabay.com/it/?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=6544592)

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