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url: 'https://phastidio.net/2022/02/16/serve-piu-gas-ma-attenzione-alle-illusioni/'
title: 'Serve più gas, ma attenzione alle illusioni'
author:
  name: Mario Seminerio
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date: '2022-02-16T11:30:53+01:00'
modified: '2022-02-23T13:07:44+01:00'
type: post
summary: 'Il governo italiano punta a raddoppiare la produzione domestica di gas. Servirà a calmierare i prezzi? Non esattamente, malgrado la solita propaganda politica "a interruttore"'
categories:
  - 'Economia &#038; Mercato'
  - Italia
tags:
  - Energia
  - Sussidi
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published: true
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# Serve più gas, ma attenzione alle illusioni

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Sul ***Sole*** del 15 febbraio un [articolo](https://www.ilsole24ore.com/art/caro-energia-cosi-gas-italiano-puo-tagliare-bollette-AEYCF7DB) di **Jacopo Giliberto** (purtroppo danneggiato dalla titolazione nazional-panglossiana) aiuta a mettere nella giusta prospettiva, soprattutto temporale, uno dei tanti proiettili d’argento (e pure liofilizzati) che tanto piacciono alla politica, non solo di casa nostra. I tempi per aumentare l’estrazione di gas naturale da giacimenti domestici non sono brevi, e gli ostacoli sono mediamente alti. Non è una sorpresa ma serve per aiutare a prendere coscienza che le soluzioni istantanee non esistono e che la crisi energetica non troverà risposte indolori in tempi brevi. Come del resto mai è accaduto.

**Obiettivo è il raddoppio della produzione nazionale, da 3,34 a 7 miliardi di metri cubi**. Per contestualizzare di cosa parliamo: il fabbisogno nazionale di gas nel 2021 è stato di 76,1 miliardi di metri cubi. Parliamo quindi di un obiettivo di produzione autoctona aggiuntiva pari a circa il 4% del fabbisogno dello scorso anno. Non risolutivo ma nulla lo è, preso singolarmente.

#### Fabbisogno e importazione 

**L’Italia nel 2021 ha importato dalla Russia 28,4 miliardi di metri cubi di gas**. Poi c’è il gas azero, veicolato dalla ***Trans Adriatic Pipeline*** (TAP), per 10 miliardi di metri cubi che si vorrebbe raddoppiare. Tenendo presente che **l’Azerbaijan** è satellite russo, ma nella vita non si può avere tutto. Poi c’è la pipeline ***Transmed***, dall’Algeria alla Sicilia: capacità di 30 miliardi di metri cubi annui e utilizzato nel 2021 per 21 miliardi di metri cubi.

**Il governo italiano medita di affidare le gare al Gestore dei servizi energetici (Gse), assegnando i mandati alle imprese che hanno giacimenti da potenziare**. Il punto è che tale eventuale produzione aggiuntiva, da destinare a famiglie e imprese, soprattutto le energivore, andrebbe comunque sussidiata dal bilancio pubblico, esattamente come per il gas importato oggi. 

#### Tempi lunghi per autorizzazioni

Oltre all’onere del sussidio, ci sono aspetti tecnici e autorizzativi. Scrive Giliberto:

> Per avere al più presto quei 3-4 miliardi in più a prezzo contenuto servono due cose. Primo: accelerare il rilascio dei permessi e delle autorizzazioni, che sono di tipologie diverse fra loro. **I più veloci, non meno di 10 mesi. I più complessi, almeno 3 anni.** Poi bisogna investire. Dopo anni di moratoria che paralizza ogni investimento, sono giacimenti ormai stanchi, dotati di apparecchiature usurate, con riserve spompate.Per aumentare la produzione vanno cambiati impianti e soprattutto vanno perforati nuovi pozzi per strizzar fuori dal sottosuolo il gas ancora da sfruttare. Ma un gran numero sono giacimenti congelati perché erano stati fermati per legge, come i giacimenti emiliani surgelati da dieci anni per il terremoto del 2012.

**In particolare, il regime di autorizzazioni si prospetta (anzi, è), molto macchinoso e di non breve durata**. Anche per questo motivo si potrebbe ipotizzare la creazione di una sorta di commissario straordinario alle autorizzazioni, uno “zar del gas nazionale”, diciamo così. E qui immaginiamo il frastuono e le proteste, da più parti. 

#### Il PiTESAI e il cugino britannico

**I giacimenti da raddoppiare dovrebbero essere posti fuori dal [PiTESAI](https://www.mite.gov.it/comunicati/mite-pubblicato-il-piano-della-transizione-energetica-sostenibile-delle-aree-idonee)**, il “piano della transizione energetica sostenibile in aree idonee”, presentato nei giorni scorsi dal ministero della Transizione ecologica retto da **Roberto Cingolani**, che si propone di “identificare le aree in cui è consentito lo svolgimento delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi sul territorio nazionale”.

**I più intuitivi tra voi avranno notato il sostanziale parallelismo tra questo piano italiano e [quello britannico](https://phastidio.net/2022/02/11/transizione-ambientale-divergenza-fatale/) relativo all’efficiente sfruttamento economico del gas del Mare del Nord.** Non si inventa nulla, infatti. I governi sono giunti alla conclusione che, nelle more della transizione, serve e servirà ancora e comunque produzione fossile. Forse più del previsto. 

**Quali sono i punti rilevanti di questo discorso? **In primo luogo, come detto, che esiste un arco temporale non breve, e talvolta decisamente esteso, tra la brillante soluzione teorica del problema e il nuovo stato del mondo. Poi, che un progetto del genere (più gas domestico), non serve a ridurre i prezzi “per sé” ma solo grazie a intervento delle casse pubbliche. In modo tale da non danneggiare le aziende energetiche produttrici, inclusi i [campioni nazionali che sono player globali](https://www.ilsole24ore.com/art/caro-energia-garofoli-vede-descalzi-sbloccare-partita-gas-AEjTEMEB). 

#### Sempre soldi pubblici servono

**Anche per quello mi viene da sorridere ogni volta che leggo dichiarazioni del tipo “aumentiamo la produzione nazionale per calmierare i prezzi, presto!”.** No: se un singolo paese decide di mettersi a esplorare e/o dar fondo alle proprie riserve accertate, quel paese resta *price taker* sui mercati globali, non certo *price maker*. Se molti paesi si mettessero a estrarre furiosamente, l’impatto sul prezzo dipenderebbe comunque dall’aumento di offerta potenziale globale. 

**È per questo motivo che, spesso, gli ambientalisti da orto di casa trovano più conveniente che i governi importino il gas anziché aumentare la produzione domestica.** L’ipocrisia regna sovrana ma la forma e la propaganda sono salve. Di certo, sarebbe assai poco estetico scatenare le trivelle nel mezzo di questa meravigliosa nuova era delle rinnovabili che stiamo vivendo, no?

**Certo, la produzione domestica avrebbe il pregio di ridurre (meglio, limare) il rischio geopolitico delle importazioni**. Ribadendo *ad nauseam* che i prezzi di mercato sono decisi a livello globale, e quindi ogni calmiere deve scegliere se usare soldi pubblici su gas e petrolio importati oppure prodotti in casa. 

#### Dalla bozza al dipinto

**Un arco temporale variabile tra dieci mesi e tre anni che intercorre tra la decisione di procedere alle esplorazioni ed estrazioni e quello di impatto effettivo sulla produzione** è la sveglia più sgradevolmente stentorea alle soluzioni “a interruttore” che la politica elabora, si fa per dire. 

**Se per il gas i tempi e i modi sono questi, immaginatevi per il nucleare**. Tra la decisione di disegnare il futuro e il dipinto finito intercorrono numerosi cambiamenti esterni che spesso rendono quella pianificazione inutile e scatenano le abituali polemiche. “Ma perché abbiamo fatto tutto questo se la situazione è cambiata drasticamente nel frattempo?” è la domanda più ricorrente nella polemica politica. 

“**Ma quindi non c’è alternativa, come al solito nei tuoi scritti?”, sento già molti di voi lamentarsi. Non esattamente**. Intanto, separare i piani temporali per sfrondarli dalla propaganda. Nel breve termine, uno shock energetico distrugge domanda e tende a riequilibrare, sia pure in modo doloroso. A meno di non commettere errori strada facendo, del tipo sussidiare a deficit ogni aumento di prezzo dell’energia e ritrovarsi con una bella stagflazione, di quelle che per eradicare occorre sangue, sudore e molte lacrime. 

**Poi, per il lungo periodo, lavorare su scenari ordinari (*baseline*) e di stress ma essendo consapevoli che questa dimensione temporale resta olimpicamente esterna alle esagitazioni della politica**. Soprattutto in questa era populista dove si vuole tutto e subito, e “le soluzioni sono tutte su internet, basta googlare”. Il dato di realtà è che i combustibili fossili resteranno con noi ancora per molto tempo, come ponte verso il prossimo stato del mondo. Facciamo attenzione a non far crollare questo ponte, quindi. 

Photo by [Sumitomo Corp](https://www.sumitomocorp.com/en/easia).

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