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title: Tra risparmio energetico e distruzione della domanda
author:
  name: Mario Seminerio
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date: '2022-07-04T13:50:45+02:00'
modified: '2022-07-13T12:03:48+02:00'
type: post
summary: 'Prezzi dell''energia sempre più insostenibili, sia a pronti che a termine, ma domanda ancora robusta. Forse meglio preparare i cittadini ai piani di emergenza'
categories:
  - 'Economia &#038; Mercato'
  - Esteri
  - Italia
  - Stati-Uniti
tags:
  - Energia
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# Tra risparmio energetico e distruzione della domanda

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Il prossimo 11 luglio la **Russia** chiuderà i rubinetti di ***Nordstream 1***, il gasdotto che porta alla Germania, per dieci giorni di manutenzione programmata. In passato, questo era un non-evento perché **Gazprom** deviava i flussi sulle *pipeline* ucraine. Oggi esiste il fondato motivo di temere che il riavvio del flusso potrebbe non accadere o essere ulteriormente soffocato da Mosca, magari con la motivazione che le sanzioni occidentali impediscono riparazioni vitali alle stazioni di pompaggio e ai compressori. 

**Il *timing* da parte russa è del tutto fisiologico, verrebbe da dire “prevedibile”: ostacolare il riempimento europeo degli stoccaggi**. Quale momento migliore che l’estate? Da questa situazione discendono alcune domande piuttosto scontate. Abbiamo, in Europa, piani contingenti di emergenza? 

##### Il gigante tedesco da salvare

**La domanda va girata alle autorità dei singoli paesi.** La **Germania**, che sta vivendo la durissima punizione di un *appeasement* fatale verso Mosca, frutto anche dell’azione di una lobby domestica che per anni ha dirottato la politica estera, è impegnata nel salvataggio di **Uniper**, la *utility* che è il maggior compratore europeo di gas russo e che, a causa del taglio dei flussi da Mosca, è costretta ad approvvigionarsi sul mercato spot, a costi proibitivi che al momento non può girare ai clienti. 

**Qui è il punto: il governo tedesco si appresta a lanciare un *bailout* di Uniper sul modello di [quello usato per Lufthansa](https://www.politico.eu/article/olaf-scholz-hint-lufthansa-bailout-gas-giant-uniper/) in pandemia: prestiti di liquidità e ricapitalizzazione**. Questo destino non sarà limitato alla Germania, anche se i tedeschi sono il caso eclatante. Secondo alcuni analisti, ai prezzi correnti Uniper perde 30 milioni di euro al giorno per approvvigionamento. Circa un miliardo di euro al mese. 

**Considerate questa situazione come la trasposizione su un ordine di magnitudine maggiore dei [problemi del sistema britannico](https://phastidio.net/2021/12/30/la-bomba-energetica-sul-costo-della-vita/), che hanno portato al fallimento di molti fornitori di gas e luce**. In quel caso, è stato il meccanismo del *price cap*, il limite massimo di spesa per le bollette, rivisto ogni sei mesi dall’autorità di mercato Ofgem, che ha impedito di recuperare i maggiori costi di approvvigionamento. Un sistema frammentato in una miriade di fornitori non sempre robusti sul piano finanziario e patrimoniale ha fatto il resto. 

**Ma il dissesto di Uniper è altro, ben altro. Veniamo poi all’altra criticità: esistono piani di razionamento, in caso di emergenza, nei singoli paesi? Verosimile che la risposta sia affermativa.** Se così non fosse, saremmo di fronte a una negligenza criminale. Si può capire che le autorità non vadano a dettagliarli prima del tempo e che ciò sia necessario per evitare colpi al morale di consumatori e imprese. Ma esiste un limite oltre il quale la cittadinanza va trattata in modo adulto e resa consapevole. 

A giudicare dai toni [sempre più cupi](https://www.zeit.de/news/2022-06/30/bundesregierung-gespraeche-mit-uniper-ueber-stabilisierungen) del ministro dell’Economia tedesco, il Verde **Robert Habeck**, i tedeschi dovrebbero essere ormai consapevoli della situazione, pur partendo dalla premessa della loro “maturità collettiva” nelle reazioni alle crisi. 

##### Gli energivori americani

**La reazione delle autorità di fronte alla gravità della crisi varia da paese a paese. Negli Stati Uniti, ad esempio, l’ossessione è sull’inflazione, il grande veleno versato nelle urne elettorali. Joe Biden non ha trovato di meglio che prendersela con le raffinerie e i distributori**. Effettivamente, le prime si trovano a livelli di profittabilità senza precedenti. Forse qui ci starebbe anche una tassa sugli extra profitti ma negli Stati Uniti questo è tabù assoluto e quindi meglio usare la *moral suasion* e rimettersi al buon cuore delle aziende beneficiate. Che comunque pagheranno le imposte ordinarie, prima o poi. 

**Eppure, e malgrado il fatto che gli americani siano consumatori compulsivi di energia e ogni dollaro di Pil [consumi il 55% di energia più degli europei](https://twitter.com/dlknowles/status/1543394970127810562), ancora non si vedono all’orizzonte misure di risparmio energetico**. Pare che la sola idea di distruggere domanda sia una sorta di bestemmia. Al punto che Biden, mosso dall’angoscia inflazionistica ma sbagliando obiettivo e strumento, ha chiesto al Congresso [una demenziale *gas tax holiday*](https://www.whitehouse.gov/briefing-room/statements-releases/2022/06/22/fact-sheet-president-biden-calls-for-a-three-month-federal-gas-tax-holiday/), la sospensione per tre mesi delle accise federali sui carburanti, in coincidenza con la *summer driving season*, che negli USA è rito collettivo intangibile. 

**Niente risparmi energetici, siamo americani. Chi dovesse applicarli, finirebbe nella pattumiera della storia come un novello Jimmy Carter.** Quindi, si va avanti con strigliate mediatiche rituali e impotenza reale, attendendo che la domanda si distrugga ma al contempo sostenendola e rinviando l’aggiustamento, rendendolo per forza di cose più doloroso. È la politica. 

##### Tra risparmio energetico e distruzione della domanda 

**Torniamo all’Europa e all’Italia. I prezzi *forward* a un anno dell’elettricità tedesca sono stamane a [328 euro al megawattora](https://twitter.com/JavierBlas/status/1543893600580272129), un prezzo non sostenibile**. L’incoerenza temporale si frappone tra distruzione della domanda e strategie di conservazione dell’energia. La seconda richiede fondi pubblici per finanziare su base massiva l’efficientamento energetico degli elettrodomestici, ad esempio pompe di calore al posto di caldaie a gas. Ma questa strada è lunga e si schianterebbe contro l’impennata di prezzi delle forniture e ostruzioni delle catene di fornitura. 

**Resta quindi il primo sentiero doloroso, la distruzione della domanda**. Dove tuttavia pare siamo ancora indietro. Ieri, in un editoriale su ***La Stampa***, **Davide Tabarelli**, che è un [noto addetto ai lavori](https://www.unibo.it/sitoweb/davide.tabarelli/cv), ha [segnalato](https://www.lastampa.it/editoriali/lettere-e-idee/2022/07/03/news/gas_draghi_si_prepari_al_razionamento-5429993/) che in Italia

> I dati dei primi 5 mesi ci dicono che l’Italia sta consumando più o meno come l’anno scorso, con solo un leggero calo dell’1,7%, nonostante prezzi raddoppiati alle famiglie e quintuplicati alle imprese. Viene a mente quello che dicono i mediatori, i traders, che i prezzi non sono mai troppo alti fino a che la domanda non crolla; qua di crollo proprio non ce n’è.

**Non sappiamo come è andata da giugno a oggi ma, con questi dati, effettivamente distruzione di domanda pare non essercene**. Anche se è verosimile ritenere che da un certo punto in avanti i nodi arrivino al pettine simultaneamente, e la domanda crolli. 

**Anche se è espressione logora, dire che siamo in una tempesta perfetta è inevitabile**. I mercati del gas e dell’elettricità sono così tirati che basta la notizia di uno sciopero in **Norvegia** per fare schizzare del 10% il prezzo del gas sul mercato a termine olandese. Ormai passiamo le giornate a scrutare con ansia cosa accade in **Libia** o in **Ecuador**, o se l’incendio alla raffineria romena è stato domato e che conseguenze potrebbe avere; o quanto ci vuole per ripristinare il terminal LNG texano che porta in Europa le navi gasiere; o se e come tira il vento sul Mare del Nord o se arriverà pioggia o saremo costretti a sacrificare produzione idroelettrica donando l’acqua degli invasi all’agricoltura. 

**L’editoriale di Tabarelli si intitola “*Gas, Draghi si prepari al razionamento*“. Al netto delle abituali nequizie dei titolisti, sarebbe forse meglio scrivere “gli italiani si preparino al razionamento”, visto che si ritiene che Draghi e il governo abbiano dei *contingency plan***. E forse, ribadisco, sarebbe meglio esplicitare questa eventualità, senza timore di “turbare” i giochi con racchettoni sulle spiagge. Perché aiutare una popolazione a diventare adulta deve sempre essere la via maestra e l’obiettivo di un governo. Per tutto il resto, c’è il populismo. 

Foto di [Colin Behrens](https://pixabay.com/it/users/colin00b-346653/?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=1125016) da [Pixabay](https://pixabay.com/it/?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=1125016)

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