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url: 'https://phastidio.net/2022/10/30/altro-eurodebito-ce-chi-dice-nein/'
title: 'Altro eurodebito? C&#8217;è chi dice Nein'
author:
  name: Mario Seminerio
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date: '2022-10-30T10:00:00+01:00'
modified: '2022-11-08T12:43:43+01:00'
type: post
summary: 'Non esattamente una sorpresa, ma la posizione del leader dei Liberali tedeschi non è isolata in Europa. L''Italia pensi a una sana autarchia finanziaria'
categories:
  - 'Economia &#038; Mercato'
  - Unione Europea
tags:
  - Debito
  - Germania
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published: true
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# Altro eurodebito? C&#8217;è chi dice Nein

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Da molto tempo, all’incirca dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, nel nostro paese si è fatta strada l’idea di ottenere nuove mutualizzazioni di debito dalla Ue per combattere la crisi energetica e i suoi effetti. Regolarmente, questa “idea” è stata frustrata, ma nel silenzio di prese di posizione ufficiali di governi o partiti che li sostengono. Oggi le cose cambiano, con un’intervista del leader dei Liberali tedeschi, **Christian Lindner**, che dice (indovinate?) *nein*.

**Come [riferisce](https://www.ft.com/content/86b27da5-bc6c-49d0-af72-62f79c5c39b3#myft:my-news:page) il *Financial Times*, Lindner mette a nudo un punto cruciale e critico soprattutto per noi italiani:** non esiste più convenienza a emettere debito della Ue rispetto al costo del debito nazionale. Ovviamente, tranne che per un ristretto numero di paesi: Italia, Spagna, Portogallo e Grecia. 

##### Il debito Ue costa di più

**Infatti, come segnala il FT, e la cosa è certamente degna di rilievo (non solo simbolico), oggi il rendimento del debito decennale della Ue ha superato quello francese** di corrispondente scadenza. E sappiamo che la Francia è un po’ l’ago della bilancia delle scelte politiche europee, nella sua relazione “dinamica” con la Germania, che ha visto momenti migliori. Quello di Lindner pare essere un suggerimento, neppure troppo subliminale, a **Emmanuel Macron** a farsi due conti. Ovviamente, la “solidarietà” non la fanno i ragionieri, ma tant’è. 

**Non dovremmo sollevare l’idea di più debito comune ogni volta che pensiamo a nuovi investimenti, afferma Lindner**. Il quale ribadisce che il 2023 vedrà il ritorno del “freno al debito” costituzionale tedesco, sospeso per pandemia e guerra. Questa intervista rappresenta la risposta all’idea, lanciata dal **Fondo Monetario Internazionale**, di creare capacità fiscale nella Ue per finanziare progetti comuni, da conseguire a mezzo di indebitamento ma anche con flussi di reddito, cioè imposte. 

**E, per non farsi mancare nulla, Lindner si dice contrario anche a percorsi bilaterali, tra singolo paese e Commissione Ue, per la riforma del Patto di stabilità e crescita**. Forse temendo che la discrezionalità politica della Commissione possa allargare le maglie del lassismo fiscale di singoli stati. Uno, in particolare.  

**Lindner non rappresenta ovviamente il governo tedesco** bensì il più piccolo partner di quella coalizione, quello che sta subendo pesanti rovesci elettorali e la cui base è spaccata tra conservatorismo fiscale “classico” e apertura a forme di debito comune europeo. Ma la sua voce ha comunque un peso. 

**Ma il tedesco non è il solo in Europa a frenare ogni ipotesi di debito comune, magari per finanziare una nuova edizione del SURE, il programma a sostegno della cassa integrazione**. L’ex premier **Mario Draghi **era acutamente consapevole che l’Italia avesse bisogno di ridurre il costo del debito accedendo a quello comune, dato il nostro svantaggio strutturale nei costi di raccolta. Aveva anche tentato di plasmare una dimensione di [finanziamento comune dell’Europa sociale](https://phastidio.net/2021/05/10/leuropa-sociale-e-i-sussidi-agli-italiani/), ma quando si guida *pro tempore* un paese privo di credibilità e con una inquietante dipendenza (anche culturale) dal debito, [non si può pretendere troppo](https://phastidio.net/2022/05/04/draghi-e-il-debito-italiano-di-credibilita/) neppure dal proprio prestigio personale. 

##### La gentilezza degli stranieri

**È un altro modo per essere alla merce’ della “gentilezza degli stranieri”. Forse di questo converrebbe essere consapevoli**. Ma per quale motivo i rendimenti di mercato del debito Ue stanno aumentando? Da un lato, c’è la certezza dell’aumento del programma di emissioni, non foss’altro che per integrare i maggiori costi di funzionamento che l’inflazione sta infliggendo a tutti. Ma non è solo questo.

**Pare in effetti esserci un aumento del premio al rischio sul debito Ue, almeno sulla parte a lunga scadenza della curva dei rendimenti.** I motivi andranno indagati ma di certo questo dato rappresenta una robusta opportunità per tedeschi -e non solo- per motivare il diniego. 

**Poi c’è il tema del PNRR, che l’attuale governo italiano vorrebbe “rinegoziare” ma non è chiaro come**. Se l’idea è quella di chiedere una sorta di “scala mobile” agli esborsi programmati, temo che nei paesi europei non tiri aria. Come ho ripetuto più volte, l’Italia si è presa il grande rischio di tirare tutte le erogazioni del Recovery Fund e non solo una parte. Ciò ci ha messo con le spalle al muro al verificarsi dello shock inflazionistico. Abbiamo perso capacità di indebitamento di riserva, semplicemente. 

Ora potremo -forse- contare su qualche riallocazione minore dei fondi di coesione del precedente ciclo settennale di bilancio comunitario, ma parliamo di pochi miliardi (quattro?) nella migliore delle ipotesi. 

**Quindi il governo Meloni farebbe bene a muoversi su base domestica ed entro un quadro di finanza pubblica fortemente vincolato**. “Aiutati che dio t’aiuta” o cose del genere. Appunto: dio, patria e famiglia. Senza che quest’ultima venga estesa oltre confine. E notevole opportunità per applicare alla nostra finanza pubblica il nostalgico concetto di autarchia. 

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