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url: 'https://phastidio.net/2023/04/30/lo-yuan-cinese-puntato-alla-tempia-argentina/'
title: Lo yuan cinese puntato alla tempia argentina
author:
  name: Mario Seminerio
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date: '2023-04-30T10:30:00+02:00'
modified: '2024-03-21T08:13:34+01:00'
type: post
summary: 'L''Argentina, le cui esangui riserve valutarie sono state ulteriormente colpite dalla siccità che abbatte l''export, si indebita con la Cina per risparmiare preziosi dollari'
categories:
  - Cina
  - 'Economia &#038; Mercato'
  - Esteri
tags:
  - Argentina
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published: true
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# Lo yuan cinese puntato alla tempia argentina

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Il ministro argentino dell’Economia, **Sergio Massa**, ha annunciato mercoledì scorso che il suo paese pagherà le importazioni dalla **Cina** usando lo yuan. Nel mese di aprile tali importazioni hanno avuto un controvalore di circa un miliardo di dollari. Nel 2022, l’interscambio commerciale tra Cina e Argentina è stato pari all’equivalente di 20,6 miliardi di dollari, con un incremento annuo di circa il 24%.

**Vista così, questa potrebbe sembrare l’ennesima notizia, puntualmente telegrafata da Pechino, del trionfale processo di dedollarizzazione** che il mondo ha avviato contro gli americani, rei di usare il biglietto verde come arma. Del resto anche il presidente brasiliano **Lula** ha chiesto con enfasi che i paesi del blocco BRICS utilizzino una “valuta comune” per regolare il loro interscambio. 

##### La valuta “comune” dei BRICS

**Richiesta giunta durante il recente viaggio in Cina di Lula**, per assistere all’insediamento della sua allieva, l’ex presidente **Dilma Rousseff** (rimossa dalla presidenza brasiliana nel 2016 dopo procedura di *impeachment* per accuse di corruzione) alla guida della **Nuova Banca di Sviluppo**, prestatore multilaterale dei paesi BRICS con sede a Shanghai, che la stessa Rousseff aveva contribuito a creare, al tempo della sua presidenza. E cosa c’è di meglio dello yuan, come valuta “comune” già pronta all’uso? 

**Come [abbiamo visto](https://phastidio.net/2023/01/22/una-moneta-unica-per-il-sud-america-il-renminbi/), e con buona pace delle fantasie sulla creazione di una moneta comune tra Brasile e Argentina**, che tendono a ricorrere nella storia delle relazioni non semplicissime tra i due paesi, il Sudamerica va rapidamente verso l’utilizzo dello yuan, nell’interscambio cinese e -forse- nei rapporti commerciali tra singoli paesi. Anche se per quest’ultima evoluzione, che sarebbe politicamente molto rilevante, occorrerà attendere. 

**Tornando all’accordo tra Cina e Argentina, purtroppo per il paese sudamericano i guai chiamano altri guai**. Un’inflazione ormai al 100%, difficili manovre per rinegoziare i prestiti del Fondo monetario internazionale, e ora la peggiore siccità di sempre, che ha devastato le esportazioni di prodotti agricoli del paese, con mancati introiti valutari per almeno 15 miliardi di dollari, secondo stime governative. 

**L’Argentina è da tempo immemore avvolta in una profonda crisi valutaria**. Politiche economiche disfunzionali impoveriscono il paese di riserve valutarie, che servono (molti tendono a scordarlo) per pagare le importazioni. E qui entra in gioco la Cina. 

##### Una grave siccità. Di dollari

**Perché il ministro Massa, nel suo tweet di spiegazione dell’accordo, ha candidamente ammesso che la linea swap in yuan, cioè il prestito che Pechino concede a Buenos Aires, servirà all’Argentina per risparmiare preziosi dollari delle proprie riserve**. Si tratta di uno stato di necessità estrema, che la Cina riesce abilmente a capitalizzare con quella che ormai è la sua “arma” di politica estera di elezione: le linee di swap, con le quali offre liquidità a paesi che ne hanno bisogno e che si trovano in condizioni di penuria di dollari tra le proprie riserve.

> Activamos el swap con China junto al embajador Zou Xiaoli, empresarios y cámaras del sector, lo que nos permite pagar en yuanes las importaciones con dicho país y reemplazar 1.040 millones de dólares en abril y 790 millones a partir de mayo.La peor de las sequías de nuestra… [pic.twitter.com/ur56lpansK](https://t.co/ur56lpansK)— Sergio Massa (@SergioMassa) [April 26, 2023](https://twitter.com/SergioMassa/status/1651303123527270404?ref_src=twsrc%5Etfw)

**La stessa *policy* con cui Pechino [ha finanziato molti paesi emergenti](https://phastidio.net/2021/09/29/la-cravatta-di-seta-cinese-avvolge-il-mondo/) entro la cornice della *Belt & Road***, e che ora si trovano in dissesto a causa anche e soprattutto del rialzo dei tassi sul dollaro, che li costringe a tentare di negoziare una ristrutturazione del debito estero con i creditori internazionali, privati e istituzioni multilaterali. La stessa Nuova Banca di Sviluppo dei BRICS, presieduta da Dilma, prevede come principale strumento di intervento una linea di liquidità comune gestita dalla Cina che altro non è che uno swap. 

	
		
							
					
												

							
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**Ma, come sappiamo, [è in corso un braccio di ferro](https://phastidio.net/2023/03/27/la-prima-crisi-di-debito-per-la-grande-creditrice/) tra il Fondo Monetario Internazionale e la Cina, perché la seconda non intende subire tagli del valore nominale dei propri crediti**, è disposta al più a offrire rinvii di pagamento e chiede, per partecipare alle ristrutturazioni, che i prestatori multilaterali occidentali accettino a loro volta di subire una decurtazione delle proprie esposizioni, che sono invece “super senior” da sempre. Superfluo osservare che, se il FMI dovesse accettare tagli ai propri crediti, finirebbe a estinguersi entro poco tempo. E la Cina avrebbe mano libera anche come prestatore globale di finanza di emergenza, oltre che creditore ordinario. 

**E fu così che, per sfuggire alla cosiddetta *weaponisation* del dollaro, cioè il suo utilizzo come arma di politica estera da parte di Washington, un numero crescente di stati finisce nelle braccia della Cina**. Spesso per stato di necessità indotto dal tentativo di sfuggire alla “dittatura” del dollaro. Quando mancano alternative e si è disperati è difficile cogliere l’ironia della storia della sostituzione di una valuta con un’altra, ma sempre puntata alla propria tempia. 

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**Nota tecnica a pie’ di pagina:** lo [swap valutario](https://www.borsaitaliana.it/borsa/glossario/currency-swap.html) propriamente detto è un contratto in cui due controparti si impegnano a scambiarsi flussi di pagamento periodici in due diverse valute, relativamente al capitale e al pagamento degli interessi, secondo le specifiche modalità contrattuali. In questo caso, la Cina deposita in Argentina i suoi yuan, che vanno a rimpolpare lo stock di riserve del paese sudamericano. Dopo di che, gli yuan sono usati per regolare importazioni ed esportazioni tra i due paesi. In pratica, è un credito di fornitura. 

**Ma cosa offre l’Argentina come altra gamba formale dello swap?** Forse pesos, che tuttavia sono quasi carta straccia. O forse dollari, e sarebbe un’atroce ironia, oltre al fatto che l’Argentina ne ha pochi. Oppure? Chissà, forse opzioni reali sull’economia del paese e le sue risorse. Uno swap è un contratto: basta la volontà più o meno libera delle parti e ci si può scrivere di tutto. E secretare di conseguenza. 

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