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title: Il Btp e il patriottismo non assicurabile
date: '2023-11-09T12:03:18+01:00'
summary: 'Il ministro Urso chiede alle assicurazioni di comprare più titoli di stato domestici, ma ci sono precisi vincoli europei. Forse serve prendere atto che la domanda interna più o meno spontanea non basta comunque'
categories:
  - 'Economia &#038; Mercato'
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  - Italia
tags:
  - Adolfo Urso
  - Assicurazioni
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# Il Btp e il patriottismo non assicurabile

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Intervenendo [durante i lavori dell’***Insurance Summit 2023***](https://www.ilsole24ore.com/art/assicurazioni-sui-btp-vincoli-normativi-serve-piu-dialogo-AF6fNEZB), organizzato dal **Sole 24 Ore**, il ministro delle Imprese e del Made in Italy (per gli amici, Mimit), **Adolfo Urso**, ha pensato di invitare le compagnie assicurative italiane a rimpinzarsi patriotticamente di titoli del nostro debito sovrano, vista la difficile congiuntura dei mercati e il venir meno del poderoso supporto degli ultimi anni da parte della Banca centrale europea. Se solo il mondo fosse così semplice. 

##### Btp per la patria

Urso ha scolpito, pedagogicamente: 

> Il sostegno del sistema assicurativo al debito pubblico in Italia è più importante di quanto accada in altri Paesi e lo sarà ancora di più nei prossimi due anni, quando dovremo rinnovare il debito dello Stato. Invito il sistema assicurativo a continuare a fare, e se è possibile a incrementare, la loro azione.

**A stretto giro, i vertici delle maggiori compagnie nazionali hanno fatto presente che sarebbe bello e patriottico ma, ahimè, ci sono regole europee che impediscono questa grande abbuffata**. Concetto ribadito anche dell’a.d. di Unipol, **Carlo Cimbri**, che pure in passato [si era distinto](https://phastidio.net/2019/05/10/cimbri-contro-i-teutoni/) per un approccio sovrano agli investimenti delle compagnie, con l’attacco di ordinanza “al Nord Europa e alla Germania”, che ostacolerebbero con ogni mezzo il finanziamento del nostro debito pubblico. 

**Anche il Ceo di Generali, il francese Philippe Donnet, ha detto “non si può fare” ma ha pure colto l’occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa** rammentando al governo che “non ci si può ricordare delle assicurazioni solo quando fa comodo”, che è una sorta di invito al *do ut des*, considerato che il settore ritiene di aver fatto la propria parte [salvando **Eurovita**](https://www.corriere.it/economia/aziende/23_settembre_22/eurovita-il-nuovo-asset-novembre-via-rimborso-400-mila-polizze-5cbc710e-595a-11ee-90e0-15e6a48bab11.shtml) ed evitando (a sé e al paese) un episodio di rischio sistemico che avrebbe potuto avere conseguenze molto gravi. 

**La situazione del settore assicurativo italiano è delicata e vive una fase di passaggio:** dopo il rialzo dei tassi, forti riscatti dal ramo Vita e dalle sue polizze di Ramo I, magari per investire i soldi direttamente in titoli di stato ma con rendimenti oggi più elevati (e non falcidiati da commissioni); il Ramo Danni, con eventi atmosferici vieppiù estremi. Il settore spinge per introdurre forme di assicurazione obbligatoria in questo ambito, ma il rischio (scusate la battuta) è quello di finire nel rischio non assicurabile o assicurabile solo dietro robusta integrazione pubblica dei premi (sta già accadendo). E così via.

##### Il debito pubblico non si nazionalizza

**Tornando all’invito di Urso, e più in generale all’azione del governo volta a stendere una rete di protezione al collocamento dei Btp, credo si debba fare una considerazione generale e brutale: lo stock di debito pubblico italiano non può essere “nazionalizzato”**, cioè sottoscritto in modo decisivo da soggetti residenti. Lo stesso strombazzato aumento della quota di possesso diretto da parte delle famiglie, sulla spinta dell’esigenza di smuovere i soldi da conti correnti pressoché infruttiferi, oltre ad essere spesso una sostituzione di possesso indiretto con quello diretto (vedasi riscatti dalle Ramo I), non è tale da garantire volumi elevati e crescenti di capacità di assorbimento. La riduzione delle dimensioni del bilancio della Bce, con i titoli in scadenza che non saranno riacquistati, va in questa direzione. 

**La stessa [porcata](https://phastidio.net/2023/10/18/lisee-e-i-btp-che-non-sono-ricchezza/) (scusate il tecnicismo) di introdurre l’esenzione sino a 50.000 euro di possesso di Btp e strumenti postali nel calcolo dell’Isee**, non può garantire flussi elevati, oltre alle demenziali iniquità che produrrà in un welfare che già di suo tende ad essere regressivo. Attendendo rilievi europei e ricorsi interni. 

**E quindi, che fare? Forse arrivare all’unica conclusione che serve: il debito pubblico italiano si colloca a chi vuole sottoscriverlo, indigeni e stranieri, *retail* e istituzionali.** E per renderlo appetibile, serve che tale debito sia espressione di un’economia sana e in grado di sostenerlo. Tutto lì. Toglietevi dalla testolina idiozie del tipo “facciamo come il Giappone”. E smettete anche di guardare ai bei tempi andati dei vincoli di portafoglio e controlli di capitale, quelli che regalavano titoli di stato con rendimenti reali costantemente e ferocemente negativi. Quei tempi sono passati. 

**Torneranno? Non lo so. Magari, un giorno qualche governo in grado di fare l’andatura mondiale (quello americano), scoprirà che il debito è troppo e che servono misure di repressione finanziaria**, per garantirne il collocamento e calmierarne l’onerosità come scorciatoia per non voler mettere mano al deficit. Ecco, magari allora suonerà il “liberi tutti” e anche il nostro piccolo paese dal debito enorme potrà tornare a mettere controlli sui capitali e vincoli di portafoglio. 

**Ma se una cosa del genere accadesse, temo che un paese come il nostro avrebbe ben altri problemi, che quello di collocare tutti i Btp**. Ma posso certamente sbagliarmi. Quindi, al solito: attenti a quello che desiderate, potrebbe avverarsi. 

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