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url: 'https://phastidio.net/2025/10/06/dpfp-lacrescita-italiana-non-e-un-typo/'
title: 'DPFP, l&#8217;acrescita italiana (non è un typo)'
author:
  name: Mario Seminerio
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date: '2025-10-06T10:00:00+02:00'
modified: '2025-10-06T09:42:26+02:00'
type: post
summary: 'Prodotti tipici della tradizione italiana: torna l''avanzo primario. Servirà per contrastare la coda dell''onda di piena del Superbonus ma soprattutto l''incapacità di generare crescita. E quella del PNRR? Non pervenuta'
categories:
  - 'Economia &#038; Mercato'
  - Italia
tags:
  - Crescita-economica
  - Debito
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published: true
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# DPFP, l&#8217;acrescita italiana (non è un typo)

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Il governo ha presentato il [**Documento programmatico di finanza pubblica** (DPFP)](https://www.mef.gov.it/focus/Documento-programmatico-di-finanza-pubblica/), che ha sostituito la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (DEF), atto propedeutico alla presentazione della manovra finanziaria per il triennio 2026-2028. Sono quasi 150 pagine, quindi non ho alcuna velleità né intenzione di darne un’analisi esaustiva. Piuttosto, ormai per deformazione prodotta dall’abitudine, di questi documenti valuto soprattutto un paio di previsioni: l’effetto “palla di neve” (*snowball*), e l’aggiustamento stock-flussi (SFA). Questi sono i due cavalieri neri dell’economia italiana. 

#### I due cavalieri neri

**Il primo, come sapete se mi leggete da abbastanza tempo e con altrettanta dose di masochismo, è la differenza tra il tasso di crescita del Pil nominale e il costo medio del debito pubblico**. Quanto tale differenziale è negativo, il rapporto debito-Pil si autoalimenta, e viceversa. 

**Il secondo, invece, è divenuto celebre (si fa per dire) nell’era del Superbonus e indica la differenza tra la variazione del debito pubblico (stock) e il deficit di bilancio (flusso).** Include fattori quali entrate da privatizzazioni, acquisizione di attività finanziarie, costo dei derivati del Tesoro, variazioni nelle riserve di liquidità, discrepanze statistiche e scostamenti tra contabilità di cassa e di competenza. Questo aggiustamento, in altri termini, serve a garantire la coerenza tra la variazione complessiva del debito lordo e il deficit, che da solo non spiega tutte le variazioni. 

**Come sappiamo, il debito pubblico prodotto dal Superbonus affiora lungo un arco temporale di alcuni anni: quelli necessari a percorrere l’iter di utilizzo del credito fiscale da esso generato.** Qualche somaro a stelle, non avendo visto lievitare l’indebitamento in questi anni, ha ritenuto si trattasse di falso allarme e si è quindi messo a ragliare felice chiedendo le scuse, accompagnato da qualche tastierista di redazione.

**Tutti ignorano beatamente** che, se si verificano forti incrementi di entrate, come quelli a cui assistiamo come postumi della grande inflazione cumulata del 2021-24 (fiscal drag, *what else*?), quel rapporto viene contenuto. Allo stesso modo in cui nel recente passato è stato contenuto anche dalla variazione negativa del deflatore delle importazioni, grazie al controshock dei prezzi energetici. Ma non mettiamo troppa carne al fuoco: il fumo prodotto da alcune meningi potrebbe rovinare il barbecue. 

- **Leggi anche: *[Superbonus e keynesiani da moto perpetuo](https://phastidio.net/2024/03/04/superbonus-e-keynesiani-da-moto-perpetuo/)***

**Come sappiamo, l’Italia si accinge ad uscire in anticipo (il prossimo anno) dalla procedura Ue per deficit eccessivo.** Già a consuntivo di quest’anno arriveremo al fatidico 3 per cento. La traiettoria di rientro è stata accelerata dalla formazione di un avanzo primario, cioè la differenza tra entrate e spesa al netto degli interessi, superiore alle attese. E questa traiettoria prosegue anche nei prossimi anni: l’avanzo primario passa dallo 0,5 per cento del Pil del 2024 allo 0,9 per cento quest’anno, 1,2 per cento nel 2026, 1,5 per cento nel 2027 e 1,9 per cento nel 2028.

#### Il ritorno dell’avanzo primario

L’avanzo primario, che in passato molti politici consideravano una sorta di concorso per punti-fragola per avere dalla Commissione Ue sconti sul deficit, la famosa “flessibilità”, soprattutto di impiccarsi con maggiore agio, torna quindi a essere una caratteristica del panorama italiano. C’è un motivo, sempre quello. A brevissimo ne parleremo.

**Il rapporto debito/Pil è atteso in salita dal 134,9 per cento al 136,2 per cento nel 2025, al 137,4 nel 2026, per poi scendere a partire dal 2027 al 137,3 e poi al 136,4 per cento nel 2028**. Quindi, par di capire, l’avanzo primario servirà a contenere l’espansione del rapporto debito-Pil e farci scollinare nel 2028 l’onda del Superbonus che si materializza nell’aggiustamento stock-flussi. Leggiamo il DPFP:

> Resta dunque confermata la tendenza alla salita del rapporto debito/PIL fino al 2026, seguita dall’inversione di tendenza a partire dal 2027, anno in cui il debito si attesta al 137,0 per cento del Pil. Come più volte ribadito, tale inversione di tendenza nel 2027-2028 sarà determinata dal venir meno dell’impatto dei crediti di imposta da *bonus *edilizi, riflesso nel ridimensionamento della componente relativa all’aggiustamento *stock*-flussi (SFA), attesa variare dall’1,9 per cento del PIL per l’anno in corso allo 0,5 per cento nel 2028. Sulla componente SFA incideranno positivamente i proventi dalla realizzazione del piano di dismissioni e valorizzazione degli *asset *pubblici e, più in generale, l’accumulazione netta di attività finanziarie, che comprende, tra l’altro, le giacenze liquide del Tesoro, elementi che controbilanceranno gli effetti negativi di valutazione del debito. 

**Bene, quindi l’abbiamo sfangata, direte voi. Un attimo**. Prima guardiamo l’altro demone, l’effetto *snowball*:

> Per quanto riguarda l’influenza della componente *snow-ball *sull’evoluzione del rapporto debito/PIL, **risulta confermata una tendenza leggermente avversa**. A fronte di previsioni prudenziali del tasso di crescita del PIL reale e di una stabilizzazione della componente nominale, data dalla dinamica del deflatore del PIL, l’aumento atteso dell’onere del debito nel medio termine (a partire dal biennio 2027-2028) finisce per prevalere. 

#### La palla di neve avversa

**Quindi, per tradurre: la crescita nominale del Pil sarà ancora inferiore al costo atteso dello stock di debito.** Anche nel quadro programmatico, quello che incorpora le variazioni di *policy* adottate dal governo nel periodo di riferimento triennale. Guardate qui:

![](https://phastidio.net/wp-content/uploads/2025/10/DPFP-Programmatico-2025.png)
			
				

			
		

**Addirittura, nel 2027 lo snowball aggiunge 0,7 per cento al rapporto debito-Pil e nel 2028, anno del cessato allarme-tsunami Superbonus, un altro 0,6 per cento. Mai una gioia.** Tutto questo perché la spesa per interessi, secondo le previsioni, continuerà a crescere in termini di incidenza sul Pil. Il rinnovo dello stock di debito in scadenza avviene ancora a tassi superiori rispetto al passato, quindi si crea un trascinamento dell’onere del servizio del debito. E come contrasteremo questa deriva al rigonfiamento del rapporto debito-Pil? Che domande:

> In contrapposizione ai fattori appena descritti, **il graduale consolidamento del saldo primario**, fino al 2,2 per cento del PIL nel 2028, favorirà il ritorno del rapporto debito/PIL su un sentiero discendente, più che compensando il contributo alla crescita del rapporto debito/PIL derivante dallo *snow-ball *e dalla componente SFA. 

#### Crescita, chi l’ha vista? 

**Consolidamento del saldo primario non nel senso di sua stabilizzazione ma di tendenza all’aumento nell’orizzonte di programmazione. **Certo, queste sono previsioni. Potrebbe cambiare il mondo domattina o stanotte ora italiana, soprattutto con Trump in giro. Ma, secondo queste stime governative, l’Italia resta malata del suo male storico: la non-crescita. Anzi, creiamo un neologismo: *acrescita*. Che non è un romanesco omaggio a **Giorgia Meloni**. Il governo ha scritto nel DPFP per il 2026 una crescita del Pil programmatico uguale a quella del tendenziale: 0,7 per cento. Cioè pensa che le sue misure non avranno impatto sull’economia. Mah. Per il 2027 e 2028, l’azione di governo è prevista apportare una crescita aggiuntiva dello 0,1 per cento annuo. Praticamente, un errore statistico.

**C’è poi da considerare l’impatto sulla crescita derivante dalla realizzazione dei programmi di spesa del PNRR.** Qui le stime variano non poco, in funzione delle ipotesi sul profilo temporale degli esborsi e di eventuali proroghe. La più recente, quella del **Centro Studi Confindustria** [stima](https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2025/10/02/confindustria-senza-pnrr-sarebbe-stagnazione-pil-2025-03_3cb13702-fad7-4e95-8bbf-61edd4e3fb6d.html) un +0,8 per cento di crescita per il 2025 e +0,6 per cento sul 2026, nell’ipotesi di spesa di metà delle risorse programmate (65 miliardi su 130). **Il che significa che, senza il PNRR, l’Italia sarebbe in una stagnazione piuttosto maligna**. Si potrebbe ribattere che, essendo il PNRR spesa di investimento, è sbagliato scomputare il suo contributo alla crescita. Ciò è vero solo in parte: nei prossimi anni si capirà se il PNRR è stato solo una classica “botta di zuccheri” finanziata a debito oppure se le sue riforme “abilitanti” avranno strutturalmente innalzato la crescita potenziale. Spero nel secondo esito ma temo il primo. 

**E pare che anche il governo Meloni sia d’accordo con me**. Osservate la sezione “Pil potenziale e componenti” del Quadro macroeconomico programmatico, quindi quello che sconta le misure “correttive” della prossima legge di bilancio:

![](https://phastidio.net/wp-content/uploads/2025/10/DPFP-2025-Quadro-Macro-Programmatico.png)
			
				

			
		

**Avete notato? Il governo prevede un tasso di crescita del Pil potenziale che di fatto è quello ante-PNRR, cioè esangue.** Si plana da +1 per cento del 2025 a +0,6 per cento del 2028. Non solo: su tale dato, la produttività totale dei fattori, cioè la sintesi del sistema paese”, risulta addirittura negativa sino al 2026, per poi neutralizzarsi nel biennio 2027-28. Quindi, è lo stesso governo che pare non vedere il potenziale dei crescita iniettato nel sistema dai fondi del PNRR. Ci resteranno solo debiti da ripagare?

- **Leggi anche: *[Quanta crescita col Recovery Fund? Ipotizziamo di non essere in Italia…](https://phastidio.net/2020/09/10/quanta-crescita-col-recovery-fund-ipotizziamo-di-non-essere-in-italia/)***

**Sintesi: benissimo festeggiare il calo dello spread e il rally stellare del Btp.** Ma il punto resta: che pensa di fare il governo Meloni per la crescita, quella vera, e permettere al paese di liberarsi della zavorra e della condanna dell’avanzo primario, che sottrae risorse al paese per mantenere il rapporto debito-Pil su una traiettoria discendente o comunque non ascendente? Ci piacerebbe che la premier rispondesse a questa domanda. Coi fatti.

(Photo by [mef.gov.it](https://www.mef.gov.it/))

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