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title: 'Marocco, cavallo di Troia cinese in Ue'
author:
  name: Mario Seminerio
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date: '2026-06-01T10:00:00+02:00'
modified: '2026-05-31T15:03:03+02:00'
type: post
summary: La Cina inonda di investimenti il Marocco per sfruttarne l'area di libero scambio con la Ue. L'eventuale reazione di Bruxelles rischia di danneggiare i costruttori europei che hanno delocalizzato nel paese nordafricano
categories:
  - Cina
  - 'Economia &#038; Mercato'
  - Unione Europea
tags:
  - Commercio
  - Manifattura
  - Marocco
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published: true
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# Marocco, cavallo di Troia cinese in Ue

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Un’inchiesta del ***Financial Times*** [evidenzia](https://www.ft.com/content/706c1db4-effa-4e53-9bdd-f66496407626?syn-25a6b1a6=1) che in **Marocco**, alle porte di Tangeri, su un sito da 500 ettari ricavato da terreni agricoli, sta prendendo forma qualcosa che assomiglia a un problema strutturale per la politica industriale europea. La **Mohammed VI Tanger Tech City **ospita già quasi una dozzina di aziende cinesi produttrici di componentistica auto: pneumatici (Sentury Tire, già operativa), anodi per batterie (BTR New Material Group, in costruzione), freni (APG, impianto da 70 milioni di dollari in apertura nel 2026). A Kenitra, 200 km più a sud lungo la costa atlantica, Gotion High-tech — produttore cinese di batterie partecipato al 25% da Volkswagen — sta costruendo una gigafactory da 1,3 miliardi di dollari. Secondo una stima del Rhodium Group, gli investimenti cinesi annunciati in Marocco dalla pandemia a oggi ammontano complessivamente a circa 6 miliardi di dollari, pressoché tutti *greenfield*, con delegazioni di potenziali investitori che arrivano a un ritmo di due-tre a settimana.

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		*[Fonte](https://www.ft.com/content/706c1db4-effa-4e53-9bdd-f66496407626?syn-25a6b1a6=1)*

**Il Marocco è già, indipendentemente dalla questione cinese, il principale fornitore automobilistico dell’Ue per valore**: nel 2023 le esportazioni automobilistiche marocchine verso il blocco hanno raggiunto 15,1 miliardi di euro, superando per la prima volta quelle cinesi (13,6 miliardi). Nel primo semestre 2025 la produzione di veicoli è cresciuta del 36% su base annua. La Cina, dunque, non si sta inventando un hub: si sta innestando su una struttura già esistente e già integrata nelle catene di fornitura europee, trainata da **Renault** e **Stellantis**.

## Trans(shipment) Europa Express

**Il commissario Ue al commercio Maroš Šefčovič denuncia il rischio di “*transshipment*“.** L’investimento cinese in Marocco sarebbe, nella sua lettura, un meccanismo per scaricare la sovraccapacità industriale cinese verso l’Europa attraverso un paese terzo che gode di accordi preferenziali con il blocco. L’**Ocse** calcola che la Cina sussidi l’industria a un tasso tra tre e otto volte superiore a quello dei paesi dell’organizzazione, spesso attraverso prestiti agevolati difficili da rilevare.

- **[Approfondisci: il commercio Ue-Marocco](https://policy.trade.ec.europa.eu/eu-trade-relationships-country-and-region/countries-and-regions/morocco_en)**

**Il fascino del Marocco per gli investitori cinesi è lo stesso che per quelli europei, ed è riassumibile in pochi elementi:** cinque anni di esenzione fiscale, manodopera giovane e a basso costo, energia rinnovabile (che serve a schivare il CBAM, cioè il meccanismo di tassazione del carbonio alle frontiere), e soprattutto accesso a circa 2,5 miliardi di consumatori attraverso 50 accordi di libero scambio, inclusi quelli con Ue e Stati Uniti. Il ministro marocchino del commercio ha indicato a dicembre 2025 l’obiettivo di costruire una filiera completa in grado di servire fino a 500.000 veicoli elettrici l’anno entro fine 2026.

**Non si tratta di preoccupazioni teoriche. La Commissione europea ha già colpito due volte il Marocco per aggiramento di dazi contro la Cina**. Nel 2022 ha esteso al Marocco i dazi antidumping e antisovvenzioni sui tessuti in fibra di vetro originariamente imposti alla Cina, dopo aver accertato che un produttore cinese aveva allestito in Marocco un’operazione per trasformare in modo minimale materia prima cinese e riesportarla verso l’Ue in esenzione tariffaria. Nel marzo 2025 ha imposto dazi compensativi sui cerchioni in alluminio marocchini: aliquote dal 5,6% per il produttore sussidiato solo da Rabat, fino al 31,4% per quello che beneficiava anche di finanziamenti cinesi tramite la ***Belt and Road Initiative***, in aggiunta ai dazi antidumping già in vigore dal 2023 (9-17,5%). Effetto concreto: uno dei produttori colpiti ha cancellato il quarto stabilimento marocchino in favore di un investimento in Portogallo. In quest’ultimo caso, resterebbe in piedi l’uso del FSR, ***Foreign Subsidy Regulation***, contro il quale Pechino strepita e minaccia, per intuibili motivi. 

- **Leggi anche: *****[Lo strumento Ue contro i sussidi di Troia](https://phastidio.net/2024/05/14/lo-strumento-ue-contro-i-sussidi-di-troia/)***

**Lo schema è sempre lo stesso: componenti cinesi spediti in Marocco, lavorazione limitata, riesportazione verso l’Ue sotto accordo preferenziale.** Le regole di origine richiedono che le merci siano “sufficientemente trasformate” in loco per qualificarsi all’accesso duty-free. Ma distinguere trasformazione genuina da lavorazione di facciata è tecnicamente difficile e politicamente complicato, soprattutto quando i controlli devono stare al passo con 6 miliardi di dollari di investimenti annunciati.

## Il nodo dell’Industrial Accelerator Act

**La risposta difensiva di Bruxelles si chiama Industrial Accelerator Act (IAA), proposta della Commissione il 4 marzo 2026.** L’obiettivo dichiarato è invertire il declino industriale europeo — la quota manifatturiera nel Pil Ue è scesa al 14,3% nel 2024; il target è riportarla al 20% entro il 2035. Gli strumenti principali: requisiti “Made in EU” obbligatori negli appalti pubblici, condizioni sugli investimenti diretti esteri in settori strategici, e procedure di autorizzazione semplificate per i grandi progetti industriali.

**C’è però una falla già identificata, e riguarda esattamente il Marocco**. Un’impresa cinese che produce in un paese con cui l’Ue ha un accordo di libero scambio potrebbe qualificare i propri prodotti come “equivalenti all’origine Ue” — e quindi accedere agli appalti europei senza mai essere soggetta alle condizioni dell’IAA su trasferimento tecnologico e occupazione locale. La logica è lineare: a che serve imporre vincoli agli investimenti esteri diretti in Europa, se basta costruire una fabbrica in Marocco per aggirare l’intero sistema? Clepa, l’associazione europea dei fornitori auto, sta già facendo lobbying per escludere dall’equivalenza i paesi con sussidi distorsivi o standard regolatori divergenti. Il Parlamento europeo e gli Stati membri sono divisi: l’IAA potrebbe cambiare sostanzialmente nel corso dell’iter legislativo. Senza contare le esplicite minacce cinesi, in caso l’IAA passasse nella forma originaria. 

- **Leggi anche: *[Made in Europe, strada lunga e tortuosa](https://phastidio.net/2026/02/06/made-in-europe-strada-lunga-e-tortuosa/)***

**Il problema dell’Ue è che non può trattare il Marocco come un semplice vettore di merci cinesi senza colpire i propri stessi interessi**. Renault e Stellantis hanno grandi fabbriche nel paese e producono modelli destinati al mercato europeo — la Dacia Sandero, la Citroën Ami. Lo stesso Gotion, la gigafactory da 1,3 miliardi, è per un quarto di proprietà di Volkswagen. Oltre a esserne il primo partner nell’auto, il Marocco nel 2025 ha esportato verso la Ue per oltre 26 miliardi di euro, di cui macchinari e trasporti rappresentano più della metà. Rabat non può ignorare Bruxelles — ma Bruxelles, a sua volta, non può fare a meno di Rabat.

**Un analista di Chatham House descrive il perimetro del problema in modo netto: la Cina ha la capacità di dominare l’intera catena verticale del valore** — dall’estrazione e trasformazione dei fosfati marocchini (materia prima per la produzione di batterie, di cui il Marocco ha riserve ingenti) alle fabbriche di batterie, fino alle infrastrutture portuali. È questo scenario di integrazione verticale completa che preoccupa Bruxelles, più della singola fabbrica di freni a Tangeri.

**Sul posto, le cose appaiono più sfumate.** Il Marocco impone, almeno formalmente, requisiti stringenti sull’uso di manodopera locale, mentre le maestranze cinesi pranzano con *noodles* preparati in ristoranti locali. Alla Ue restano il conto e i problemi digestivi: lasciar fuori il Marocco dal Made in EU, e provocare la reazione dei suoi costruttori automobilistici a difesa delle loro delocalizzazioni; oppure tenerlo dentro, in coerenza con l’area di libero scambio esistente, e cercare di realizzare un controllo velleitario o più verosimilmente onirico delle regole di origine. Comunque vada, sarà un problema per la Ue. 

(Immagine creata con ChatGPT)

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