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url: 'https://phastidio.net/2026/06/18/a-versailles-niente-brioches-solo-tacos/'
title: 'A Versailles niente brioches, solo tacos'
author:
  name: Mario Seminerio
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date: '2026-06-18T15:30:00+02:00'
modified: '2026-06-18T15:41:11+02:00'
type: post
summary: 'Al fast food Trump i tacos vanno via come il pane. Tra memorandum firmati più volte e linee rosse diventate marroni, si attendono nuove soluzioni in cerca di guai'
categories:
  - Stati-Uniti
tags:
  - Donald Trump
  - Iran
image: 'https://phastidio.net/wp-content/uploads/2026/06/King-Taco.webp'
published: true
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# A Versailles niente brioches, solo tacos

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Dunque, è fatta: a Versailles, mercoledì sera, durante una cena di gala nella reggia dei re di Francia a chiusura del vertice del G7, **Donald Trump** ha firmato l’ormai celebre memorandum d’intesa con l’Iran. Non una firma digitale, quindi, o forse quella era già avvenuta ma Trump voleva rendere solenne il momento, vista anche la location che l’astuto **Emmanuel Macron** aveva preparato, anche per celebrare il suo canto del cigno in chiusura del mandato presidenziale francese. 

**Alle cronache risulta che per la parte iraniana abbia firmato il presidente Masoud Pezeshkian, che poi ha postato un’immagine con la sua copia del documento**. Da notare che il memorandum era già stato firmato elettronicamente domenica scorsa dal vice presidente **JD Vance** e dallo speaker del parlamento iraniano, **Ghalibaf**. Quindi, almeno abbiamo una nuova attività per ammazzare il tempo: la firma del memorandum. 

**A parte la necessaria solennità e i tentativi di coreografare l’evento, di che si tratta realmente?** C’è un coro, talmente assordante da risultare sospetto, secondo cui si tratterebbe di una cocente sconfitta negoziale americana (“Peggio del Vietnam”). Diciamo che quello che Trump [ha dichiarato](https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-06-18/trump-blows-through-his-iran-red-lines-in-justifying-peace-deal) dopo la firma lascia piuttosto perplessi ma questa è la cifra stilistica dell’uomo. 

## Linee rosse, anzi marrone

**Ad esempio, Trump ha ribadito che l’Iran mai dovrà avere la possibilità di dotarsi di arma atomica ma nondimeno ha il diritto di arricchire l’uranio**, di avere missili balistici e riavere i fondi che gli sono stati congelati in lunghi anni di sanzioni. Peccato che Trump in precedenza avesse citato quei punti come la causa del fallimento dell’accordo negoziato da Barack Obama, il JCPOA, stracciato da Trump durante il suo primo mandato. 

**Oggi, Trump dice che i soldi sono dell’Iran, e a un certo punto devono essere restituiti, altrimenti si corre il rischio di indebolire il dollaro**. Affermazione molto interessante, visto che sembra che Trump in tal modo ammetta che la *weaponization* del dollaro rischia di essere un’arma a doppio taglio. Quanto ai missili balistici, Trump ieri ha detto che “i missili non sono il problema: fanno danni solo in piccoli luoghi, non fanno saltare in aria il mondo”. E anche “Se altri paesi hanno missili balistici, è un pochino scorretto che loro non ne abbiano almeno alcuni”. Pensiero in cui si può tranquillamente sostituire “missili balistici” con “armi atomiche”, dopo tutto. 

**A inizio conflitto, il cosiddetto Segretario alla guerra, Pete Hegseth, aveva invece enfatizzato la necessità di “distruggere la minaccia missilistica iraniana”.** Quanto all’arricchimento dell’uranio, è stato lo stesso Segretario di Stato, **Marco Rubio**, a sostenere che l’Iran doveva allontanarsene, il che pareva sottintendere anche nell’uso civile. Si tratta quindi di linee rosse che diventano di un bel color marrone, almeno in faccia ai pasdaran di Trump. I quali però sono abituati a essere dei *[brown noser](https://dictionary.cambridge.org/dictionary/english/brown-nose)*, cromaticamente parlando. 

**A parte queste lievi incoerenze, Trump a Évian ha detto che il suo obiettivo era [evitare una “catastrofe economica” causata dalla guerra](https://www.wsj.com/world/trump-defends-iran-deal-says-he-wants-to-avoid-economic-catastrophe-cdf41846)**, aggiungendo che lui pensa sempre alla figura del presidente **Herbert Hoover**, quello a cui scoppiò in faccia il 1929. Sarebbe interessante capire come si concilia questo obiettivo di Trump, che conferma di essere ossessionato dall’andamento della borsa e più in generale dell’economia, col fatto che giorni addietro abbia detto che non gli importava nulla del fatto che gli americani pagassero cara la benzina, perché bisognava togliere all’Iran l’arma atomica. Né si comprende come, date le premesse, Trump possa affermare, restando serio, che se l’Iran non si “comporterà bene”, gli americani torneranno a “sganciare bombe” in testa al regime e alla popolazione. 

**A proposito di regime, Trump oggi afferma che non aveva alcuna intenzione di produrre un *regime change*, quando ci sono [evidenti prove filmate del contrario](https://youtu.be/6EC9oHTvTxE?si=PFW8PBMxl0UTgDI7)**; che oggi la leadership iraniana è in qualche modo più affidabile e razionale e che, se vorranno, potranno cambiare regime nel senso di diventare paciosi businessmen, col fondo per la ricostruzione da 300 miliardi di dollari che è avvolto dal mistero nel senso che Trump ha detto che l’America non ci metterà manco 10 cent ma saranno i paesi della regione a farlo: lui al più metterà le necessarie autorizzazioni e la benedizione, Oltre, si presume, a intascare la percentuale per il disturbo. 

**Un pensiero non esattamente commosso ai politici di casa nostra** che, il 28 febbraio, dicevano in sostanza che “importante è che il regime di Tehran cada e il popolo sia liberato. Poi, se lo fa Trump con le bombe, non ci scandalizzeremo”. Vederci lungo, come al solito. 

## Quel gran genio del mio amico Bibi

**A parte ciò, i 60 giorni di proroga del cessate il fuoco sono a loro volta prorogabili**, il che porta all’inevitabile paragone col “negoziato” con la Cina, che tecnicamente si trova in una successiva *prorogatio*, dopo la prima. Donald è fatto così: una specie di milleproroghe umano, solo molto più pericoloso e tossico. 

**Perché, quindi, Trump ha aggredito militarmente l’Iran?** Forse perché l’altro genio, **Bibi Netanyahu**, gli ha detto che sarebbe stato un lavoro rapido e sicuro, una specie di Venezuela bis: dopo aver eliminato Khamenei senior, dalle macerie fumanti sarebbe emerso un **Delcy Rodrigues** con barba e turbante. Se le cose sono davvero andate in questi termini, gli israeliani possono e devono solo ringraziare il loro sempiterno premier, che li sta dannando. Al midterm, per esempio, gli americani voteranno su Trump, sulla *affordability* da data center e non solo, e su Israele. 

**Ricordo che, nel campo MAGA, coesistono (sempre meno pacificamente) la fazione isolazionista e anti-israeliana, che spesso sconfina nell’antisemitismo conclamato, e quella “biblica” ultra-sionista**. Nel frattempo, le nuove generazioni di americani mostrano crescente insofferenza verso la causa israeliana. A novembre conteremo, a urne chiuse, quanti rappresentanti del popolo statunitense, tra Repubblicani e Democratici, sono avversi a Israele. Ipotizzo che non sarà un numero trascurabile. 

**Ma nessuno dica che Trump non vede e provvede: ha già lanciato l’idea di ripulire il Libano della presenza di Hezbollah dando il lavoro in appalto alla Siria**. Perché i siriani non sono come gli israeliani, ha aggiunto: non tirano giù i palazzi se stanno cercando qualcuno di specifico. Si presume che questa genialata in *outsourcing* derivi dal fatto che Trump è convinto di avere un enorme cambiale da incassare da **[Ahmad al-Shara’](https://it.wikipedia.org/wiki/Ahmad_al-Shara%27)**, passato dalla veste esplosiva di Al-Qaeda a giacca e cravatta, e già ricevuto alla Casa Bianca. 

**L’intero quadro è surreale: Trump aggredisce l’Iran, poi si accorge che non è semplice come qualcuno gli ha detto o ha creduto, inizia la retromarcia, poi dichiara vittoria e batte in ritirata**. Obiettivi raggiunti! Tra cui, riaprire lo Stretto di Hormuz, che mai era stato chiuso prima del 28 febbraio. E dove nulla sarà più come prima: questo lo sanno anche i paesi della regione, che rischiano di essere spinti verso una qualche forma di sottomissione verso Tehran. 

**Sul prezzo del greggio**, dopo aver clamorosamente sbagliato scenari e previsioni (“duecento dollari a inizio giugno, anzi prima: chi offre di più?”), gli esperti ora si dicono certi che si va verso l’opposto, il cosiddetto *glut*, cioè l’eccesso di offerta rispetto alla domanda, che farà crollare i prezzi. Se mai accadesse, Trump potrà dire che è merito suo, perché lui riesce a guardare oltre, rispetto ai comuni mortali. “Io amo l’inflazione”, sua frase apparentemente sconnessa di giorni addietro, forse significava “io amo l’inflazione che precipita come un sasso, grazie a me che l’ho prima portata in alto facendola illudere”. L’inflazione come Wile E. Coyote, in pratica. 

## E via, verso nuovi trionfali disastri

**Nel frattempo, a Lucerna, si terrà la cerimonia di non è chiaro cosa** tra il vicepresidente **JD Vance** e gli “inviati-affaristi” **Jared Kushner** (genero di Trump) e **Steve Witkoff**, e i rappresentanti iraniani, alla presenza dei mediatori pakistani, qatarini e degli altri paesi coinvolti. Forse l’evento diverrà il *kick-off* per pennellare il quadro di cui il memorandum è la cornice chissà. A proposito, ma voi ricordate il Board of Peace, per Gaza e non solo? Ecco, quello. 

**Ma di tutto questo a Trump importa il giusto, cioè ormai poco**. Importante è evitare guai in vista del midterm. E pazienza che quei guai siano interamente stati creati da Trump medesimo. Da oggi avrà molto tempo libero per cercarne di nuovi e tuffarcisi con voluttà, per poi dare la colpa a Obama e Biden. 

**Due parole per gli europei, parlandone da vivi: **hanno accolto Trump al G7 scodinzolanti e festosi, al canto di “sminiam, sminiamo”, che per gli italiani è diventato “Siamo pronti a sminare, Hormuz chiamò”. Tutte queste lusinghe servivano per poter strattonare Trump dalla parte ucraina. Operazione che è riuscita, anche se sappiamo che basterà una telefonata di Putin per riportare Donald all’ordine. Che noia, che barba. 

Alla tavola calda Trump si continuano a servire tacos, sempre più irranciditi. 

(Immagine creata con ChatGPT)

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## Compare and contrast

|  | JCPOA — luglio 2015 | MOU USA-Iran — giugno 2026 |
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| **Parti** | Iran e P5+1 (USA, Regno Unito, Francia, Russia, Cina, Germania), UE come coordinatore | Essenzialmente bilaterale USA-Iran; mediatori Pakistan e Qatar nei negoziati tecnici, “alleati” non specificati nel testo |
| **Natura del documento** | Accordo tecnico di 109 pagine con 5 annessi, frutto di quasi due anni di negoziato | Memorandum quadro di 14 punti, definito da funzionari USA stessi un “documento politico”; l’accordo vero e proprio resta da negoziare in 60 giorni |
| **Arricchimento dell’uranio** | Limite esplicito al 3,67% per 15 anni; riduzione dello stock da circa 10.000 kg a 300 kg (–97%) | Nessun tetto quantitativo nel testo; la questione dell’arricchimento futuro è rimandata esplicitamente al negoziato finale (punto 8) |
| **Stock di uranio arricchito esistente** | Eccedenza diluita o ceduta in cambio di minerale grezzo | “Metodologia minima” di diluizione (down-blending) in loco sotto supervisione IAEA, senza quantità o percentuale target specificate nel testo |
| **Centrifughe** | Limite di 5.060 unità IR-1 operative a Natanz per 10 anni; le centrifughe avanzate in deposito sotto monitoraggio | Nessuna menzione di limiti sul numero o tipo di centrifughe nel testo dei 14 punti |
| **Programma missilistico** | Non regolato dal JCPOA in sé; la risoluzione ONU 2231 conteneva un richiamo non vincolante a non sviluppare missili capaci di vettore nucleare, con embargo tecnologico scaduto nel 2023 | Nessuna clausola sui missili in alcuno dei 14 punti; Trump ha dichiarato pubblicamente che l’Iran può conservarne alcuni |
| **Sanzioni — meccanismo** | Meccanismo di ripristino automatico (“snapback”), non vetabile, incorporato nella risoluzione ONU 2231 | Punto 12: “meccanismo esecutivo” di monitoraggio dell’attuazione, non ancora definito nei dettagli |
| **Sanzioni — stato attuale** | Sospese dal 2016, già reintrodotte da settembre 2025 tramite snapback; lo status giuridico della risoluzione 2231 resta contestato | Cancellazione “di tutte le sanzioni”, incluse quelle ONU e IAEA, secondo un calendario da fissare nell’accordo finale (punto 7) |
| **Fondi/asset congelati** | Stime divergenti tra le fonti, da circa 30 a oltre 100 miliardi di dollari secondo la definizione usata (fondi liquidi vs patrimonio complessivo) | Disponibilità piena “all’attuazione del memorandum” (punto 11), importo non quantificato nel testo; procedure di rilascio da definire nel negoziato |
| **Fondo di ricostruzione** | Non previsto | Piano dedicato da almeno 300 miliardi di dollari con partner regionali (punto 6) — elemento assente nel 2015 |
| **Verifica IAEA** | Protocollo Aggiuntivo, monitoraggio quasi in tempo reale di stock e centrifughe | Supervisione IAEA limitata, nel testo attuale, alla sola diluizione dello stock esistente; un regime di monitoraggio più ampio resta da negoziare |
| **Durata e clausole di scadenza** | Limiti progressivi: centrifughe per 10 anni, arricchimento per 15, alcune misure di sorveglianza fino a 20-25 anni | Il memorandum stesso è un documento-ponte di 60 giorni (estendibili), in attesa di un accordo finale di durata non specificata |
| **Avallo ONU** | Risoluzione 2231 adottata all’unanimità subito dopo la firma (luglio 2015) | Previsto solo per l’accordo finale futuro (punto 14), non per il memorandum attuale |

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