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title: 'Ue, un blocco in frantumi'
date: '2026-07-20T11:15:00+02:00'
summary: 'L''Europa continua a voler imporre standard globali e a porsi come monoblocco assertivo, ma la divergenza degli interessi nazionali e il nuovo contesto geopolitico ne stanno progressivamente svuotando la capacità di incidere'
categories:
  - 'Economia &#038; Mercato'
  - Esteri
  - Unione Europea
tags:
  - Commercio
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# Ue, un blocco in frantumi

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Siamo ormai costretti a sgranare il rosario dei guai europei con cadenza settimanale. Assediata dagli **Stati Uniti**, che chiedono un’ulteriore apertura dei mercati, e dalla **Cina**, che sfrutta le crescenti dipendenze produttive europee alimentate anche dallo svantaggio del costo dell’energia, l’Unione si ritrova sempre più all’angolo. E rischia di esserlo perfino sul terreno che considera la propria firma distintiva: quello della regolazione.

**Per anni Bruxelles ha coltivato l’ambizione di essere lo *standard setter* del commercio globale, esportando le proprie regole ben oltre i confini dell’Unione**. Era una strategia che poteva sembrare plausibile in un mondo relativamente stabile e fortemente globalizzato. Oggi, in un contesto sempre più hobbesiano, quell’ambizione rischia invece di trasformarsi in un boomerang. Il caso del regolamento europeo sul metano è probabilmente l’esempio più istruttivo.

## Il metano ti taglia la mano

**Entrato in vigore nel 2024, il Regolamento Ue sul metano dispiegherà i suoi effetti sulle importazioni di petrolio e gas tra il 2027 e il 2028.** Il principio è semplice: estendere parte della disciplina ambientale europea anche ai produttori extra-Ue che esportano verso il mercato comunitario.

**Dal 2027 gli importatori europei dovranno dimostrare che il gas acquistato proviene da produttori che monitorano e quantificano le emissioni di metano secondo standard equivalenti a quelli europei**, oppure secondo il protocollo internazionale OGMP 2.0. I dati dovranno essere verificabili e certificati. Inoltre non sarà sufficiente documentare le emissioni del terminale di liquefazione: occorrerà ricostruire l’intera filiera, dall’estrazione al trattamento fino al trasporto del gas.

Ed è qui che nasce il problema.

**Non perché il gas americano presenti necessariamente emissioni elevate, ma perché il sistema produttivo statunitense è estremamente frammentato.** Migliaia di produttori alimentano una rete di gasdotti nella quale gas proveniente da bacini diversi viene continuamente miscelato. Quando arriva ai terminali di liquefazione, come Sabine Pass o Corpus Christi, diventa sostanzialmente impossibile ricostruire la storia di ogni singola molecola. È quindi la tracciabilità, più ancora delle emissioni, a rappresentare l’ostacolo.

A questo punto emerge un principio più generale.

**Se sei un grande produttore mondiale puoi tentare di imporre i tuoi standard al resto del pianeta. Se invece sei soprattutto un compratore, le cose cambiano**. Si potrebbe obiettare che anche un grande acquirente dispone di un certo potere di monopsonio. Ma l’Unione Europea non compra energia come un soggetto unico: acquista attraverso ventisette governi e altrettanti interessi nazionali. Ed è proprio qui che l’ambizione europea di esportare i propri standard inizia a scontrarsi con la realtà.

**Non sorprende quindi che gli esportatori abbiano reagito con forza**. Stati Uniti, Qatar, Algeria e Nigeria hanno chiesto con una lettera congiunta di rinviare l’entrata in vigore delle disposizioni, riconoscere gli standard nazionali già esistenti e soprattutto eliminare requisiti ritenuti tecnicamente impossibili da soddisfare. Washington teme che gli operatori preferiscano evitare contratti di lungo termine con clienti europei piuttosto che esporsi al rischio di non poter dimostrare la conformità regolatoria.

Ma il fronte del dissenso non si ferma fuori dall’Unione.

**Germania, Italia, Paesi Bassi, Repubblica Ceca, Slovacchia e altri Stati membri hanno chiesto di rinviare l’applicazione delle norme sulle importazioni**, temendo tensioni sugli approvvigionamenti e un ulteriore aumento dei costi energetici. Anche l’Agenzia Internazionale dell’Energia ha avvertito che l’applicazione rigida del regolamento potrebbe restringere significativamente il bacino dei fornitori disponibili.

**La Commissione, almeno per ora, non sembra intenzionata a modificare formalmente il regolamento**. Sta invece lavorando a linee guida che rinvierebbero l’applicazione delle sanzioni, introdurrebbero periodi transitori e semplificherebbero parte degli adempimenti documentali.

È il classico tentativo di salvare il principio sacrificandone la sostanza.

**Se le verifiche finiranno per trasformarsi in forme di autocertificazione poco incisive, resterà in piedi l’architettura normativa ma verrà meno la sua effettiva capacità di incidere**. Sarebbe l’ennesimo tentativo europeo di esportare i propri standard lungo la catena globale del valore — come già avviene con il CBAM — destinato però a scontrarsi con la natura stessa del mercato del gas, dove il problema non è il costo della conformità bensì la concreta impossibilità di tracciare una materia prima fungibile.

La *longa manus* europea rischia così di amputarsi da sola.

## Farmaci, Russia e altri guai

**Altra criticità riguarda il prezzo dei farmaci**. Come noto, l’obiettivo di Trump è quello di ridurre i loro costi negli Stati Uniti spingendo gli altri paesi a pagare di più. Lo scorso anno, i britannici hanno capitolato, accettando di aumentare la spesa farmaceutica in base a parametri di efficacia e a ridimensionare i *rebates* che il sistema sanitario nazionale può applicare ai produttori. Ora, gli americani hanno lanciato un’[investigazione sui prezzi dei farmaci innovativi in Germania](https://ustr.gov/about/policy-offices/press-office/press-releases/2026/june/ustr-announces-initiation-section-301-investigation-germanys-persistent-underpayment-innovative), ai sensi della Section 301 del Trade Act del 1974, che si concluderà a settembre e potrebbe portare a nuovi dazi. Al contempo, il Trade Representative americano, **Jamieson Greer,** ha dichiarato di aver aperto un “negoziato” con i francesi sugli stessi temi. 

Ci sono poi le continue pressioni americane affinché la Ue allenti quelle che vengono definite “barriere non tariffarie”, in quanto parte degli accordi di Turnberry tra Trump e Ursula von der Leyen.

- **Leggi anche: *[L’illusione europea di aver accontentato Trump](https://phastidio.net/2025/10/09/lillusione-europea-di-aver-accontentato-trump/)***

**Un caso differente di “fatica” e logoramento nell’azione collettiva della Ue riguarda i pacchetti di sanzioni alla Russia**. Come riporta il Financial Times, alla base della mancata adozione dell’ultima serie di sanzioni ci sono le resistenze di un numero crescente di paesi, quali Grecia, Francia, Italia, Germania, Austria e Portogallo, che non vogliono subire danni specifici “di rimbalzo”.

**L’esempio più eclatante è quello greco**. Atene trattiene il proprio via libera alle sanzioni (per le quali serve l’unanimità) se non riuscirà a ottenere esenzioni a beneficio della compagnia Dynagas, di proprietà dell’armatore miliardario George Prokopiou, relative al trasporto a paesi terzi del LNG russo di Yamal. 

**Che in Grecia i governi siano appesi alle esigenze degli armatori non lo scopriamo ovviamente oggi.** Dynagas dall’inizio dell’invasione russa ha trasportato 30 milioni di tonnellate di LNG russo, per un controvalore di 24 miliardi di dollari. Negli ultimi 18 mesi ha usato 11 proprie navi ed effettuato 144 viaggi da e verso gli impianti russi di LNG. L’obiezione generale, non infondata, è che le sanzioni dovrebbero punire la Russia, non i paesi Ue. L’azienda greca, se passasse il divieto assoluto di trasportare gas russo, sostiene che potrebbe essere costretta a vendere le proprie gasiere artiche specializzate, a tutto vantaggio di concorrenti extra Ue, oltre a dover sostenere elevati costi di arbitrato, con sconfitte pressoché certe perché riguardanti contratti di fornitura di lungo termine anteriori all’invasione dell’Ucraina. 

**Ma anche altri paesi hanno avanzato dubbi e riserve sul nuovo pacchetto di sanzioni**. L’Austria, ad esempio, chiede per l’ennesima volta di poter usare asset russi di valore pari a 2 miliardi di euro per poter compensare la propria banca, Raiffeisen, per le multe che le sono state infitte da Mosca. Portogallo e Germania, secondo il FT, chiedono di revocare i divieti di importazione di pesce russo, per aiutare i propri settori di lavorazione ittica. Italia e Francia chiederebbero di allentare i divieti di emissione di visti a militari russi che hanno prestato servizio in guerra. E così via. 

- **Leggi anche: *[Campioni europei, veti nazionali](https://phastidio.net/2026/04/17/campioni-europei-veti-nazionali/)***

Sembra quindi che siamo arrivati al punto in cui le resistenze a ulteriori sanzioni sono diventate difficilmente superabili, anche per verosimile stanchezza degli elettorati. 

## Compromessi dai compromessi

**In aggiunta a ciò, abbiamo la Commissione che tenta di salvare capra e cavoli sugli ETS**, i permessi a emettere CO2, col risultato di scontentare chi è nei guai fino al collo per i suoi esorbitanti costi dell’energia e chi ha investito miliardi per acquisire un vantaggio competitivo nella decarbonizzazione. Nel frattempo, Von der Leyen prepara l’elmetto in caso di rottura traumatica con la Cina a ottobre, mentre Merz e Macron, due soggetti politicamente morti, si dichiarano pronti a lavorare per affrontare a muso duro Pechino. 

**Un quadro desolante che deriva, ribadiamolo, dal mutato contesto geopolitico globale**, che ha completamente spiazzato la logica mercantilista europea di matrice tedesca, che anzi sta ora subendo un drammatico contrappasso per mano cinese. Su tutto, la numerosità dei giocatori europei, con le loro funzioni di utilità nazionali, degrada il processo decisionale e l’efficacia delle decisioni collettive. C’è anche motivo di dubitare che le cose andrebbero meglio passando ad aggregazioni a cerchi concentrici, quelle delle cosiddette coalizioni di volenterosi, basate sul tradeoff tra numerosità e compattezza. 

**Continuo a essere fortemente negativo sul futuro europeo, sperando di sbagliarmi**. Di questo passo, tra poco tempo potremmo arrivare alla conclusione che la superiorità europea nella qualità della vita era solo una presuntuosa illusione. 

- **Aggiornamento**: la Commissione [raccomanda](https://www.reuters.com/business/environment/eu-waives-penalties-oil-gas-firms-that-breach-methane-law-2026-07-20/) ai paesi membri di applicare le sanzioni nel triennio 2027-29, per garantire la sicurezza energetica tenuto conto della situazione di Hormuz. Il regolamento resta in essere. Soluzione rabberciata e giuridicamente problematica, malgrado un funzionario della Commissione affermi che i tribunali nazionali sarebbero “obbligati” a tenere conto della raccomandazione.  

(Immagine creata con ChatGPT)

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