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title: 'Ue e immigrazione, finestra di Overton spalancata'
date: '2026-08-10T10:00:51+02:00'
summary: 'La disputa tra Italia e Spagna su Schengen evidenzia la crescente tensione in Europa, dove l''interdipendenza si è trasformata in problema e minaccia. Le linee di faglia nazionali causano crepe nell''edificio comune'
categories:
  - Unione Europea
tags:
  - Immigrazione
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# Ue e immigrazione, finestra di Overton spalancata

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La [*singolar tenzone* tra **Italia** e **Spagna**](https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2026/08/07/madrid-controlli-alle-frontiere-per-litalia-in-ritorsione_37955a58-dc2a-444c-8f18-342fd31bc7a5.html) in corso su Schengen è l’indicatore della temperatura sempre più alta che c’è in Europa, non solo dal punto di vista climatico. La crisi esistenziale europea ha trasformato l’interdipendenza da opportunità a problema e, sempre più spesso, minaccia. Vale per l’immigrazione come per il fisco, le politiche industriali e del lavoro, gli aiuti di stato, i mercati finanziari.

**In Italia si leggono sempre più spesso valutazioni di radice progressista che suonano all’incirca come “la destra sta spaccando l’Europa”**. Questa temo sia una fallacia, oppure lo scambio di causa ed effetto. La “destra”, da quella conservatrice a quella beceramente razzista, gonfia il proprio peso elettorale proprio perché cresce l’insofferenza verso il fenomeno e i suoi eccessi e abusi, spesso culturali prima che numerici. 

A parte ciò, quello che è avvenuto in Ue dopo **l’invasione di Ceuta** (ché di quello si tratta, visti i numeri) con la levata di scudi di un elevato numero di paesi Ue, guidati da governi di colore diverso, contro la Spagna, **è il riflesso condizionato del peso degli interessi nazionali**, anche solo a livello declamatorio. Lo vedremo all’opera sempre più spesso. 

**La premier italiana si è messa (all’incirca) alla testa di questo gruppo di paesi, perché ha visto l’episodio di Ceuta come opportunità per rilanciare il suo progetto di hub in paesi terzi.** Ho il sospetto che questa sia una velleitaria forzatura, ma tant’è. L’iniziativa italiana di introdurre controlli agli ingressi dalla Spagna sul proprio suolo nazionale ha una valenza performativa (in altri termini, una recita), si dice per finalità elettorali. Possibile, anzi probabile. Ma le elezioni prima o poi arrivano in tutti i paesi formalmente democratici, quindi l’Italia potrebbe essere ancora una volta il “[Paziente Zero](https://amzn.to/4rnJ5qP)” di quello che ci attende. In ogni caso, Schengen tende a essere selettivamente sospesa da quando esiste. 

## Come sono cambiati i tempi 

**Ma è in atto un cambio di “sensibilità”, e sarà sempre più accentuato**. Abbiamo sdoganato (permettete la battuta) l’ipersensibilità alle sanatorie altrui sull’immigrazione. Il che vuol dire che, da qui in avanti, ogni paese che annunci misure del genere sarà additato come un pericolo per il resto d’Europa. Il tema diverrà un *topos* politico e giornalistico, avremo “indagini” del paese Y sulle “manovre” del governo del paese X per destabilizzare i vicini. Le motivazioni? Scegliete quelle che preferite, tanto non serve essere rigorosi né, men che mai, razionali. 

“La Spagna regolarizza tutti, dobbiamo difenderci”, diranno i partiti di governo di paesi che ogni anno attuano “decreti flussi” molto corposi. 

- **Leggi anche: *[Ue, un blocco in frantumi](https://phastidio.net/2026/07/20/ue-un-blocco-in-frantumi/)***

**Pensate a come sono cambiati i tempi**: pensate a quando nella Ue si discuteva di “redistribuzioni” di immigrati, con quote basate su algoritmi e ipotesi di sanzioni per i paesi che non accettavano di essere “solidali”. Certo, al tempo c’era il babau **Viktor Orban**, era tutto più semplice: i cattivi si vedevano subito, in bianco e nero, senza sfumature di grigio. 

**Ma questa [finestra di Overton](https://it.wikipedia.org/wiki/Finestra_di_Overton) sull’immigrazione, dove ciò che un tempo appariva tabù viene oggi discusso senza remore, è ormai spalancata**.** **Il concetto di “paese terzo sicuro”, ad esempio, diverrà sempre più ampio al crescere dell’insofferenza degli elettorati: questa è una facile profezia. Si è iniziato passando da quello, simile ma non identico, di “paese di origine sicuro”. L’attuale lista Ue di paesi di origine sicuri comprende **Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Kosovo, Marocco, Tunisia.** Sono inoltre considerati, in linea di principio, paesi di origine sicuri i candidati all’adesione, salvo alcune eccezioni.

Qui non si sostiene che il richiedente abbia già o possa ottenere protezione in un Paese terzo, ma che **il suo Paese di cittadinanza sia generalmente sicuro**. Le domande provenienti da tali Paesi possono quindi essere esaminate con procedure accelerate e, in determinate circostanze, attraverso la procedura di frontiera.

Per esempio, un cittadino del Bangladesh che arriva in Italia può avere la propria domanda sottoposta a procedura accelerata perché il Bangladesh è nella lista Ue dei “paesi di origine sicuri”. Questo **non significa automaticamente che la domanda sia respinta** e neppure che il Bangladesh sia il paese terzo verso cui il richiedente debba essere trasferito. 

## Il caso degli hub

**Ci sono poi gli ormai mitologici hub**. L’Italia, col governo Meloni e l’hub albanese, si è portata avanti, anche se al momento non va da nessuna parte. Per capirne il motivo, occorre comprendere il concetto di “return hub” come disciplinato dalla Ue. 

Il ***Return Regulation***, concordato politicamente da Parlamento e Consiglio il 1° giugno 2026, introduce per la prima volta una base giuridica europea esplicita per trasferire persone che **non hanno diritto a rimanere nell’Ue** verso un Paese terzo che abbia accettato di riceverle. Il Paese terzo può essere quello d’origine, uno di transito, un altro paese sicuro oppure uno col quale la Ue o uno stato membro abbia concluso accordi di riammissione. Quest’ultima è la fattispecie dei **return hubs**.

**Il centro può quindi svolgere la funzione di destinazione finale o di centro di transito**. Questa seconda possibilità è particolarmente importante perché affronta uno dei problemi strutturali della politica europea dei rimpatri: **uno Stato europeo può emettere una decisione di rimpatrio, ma non riuscire materialmente a eseguirla perché il Paese d’origine non collabora o non rilascia i documenti necessari.**

Ma il return hub, nell’attuale quadro giuridico europeo, **non può essere utilizzato per esaminare una domanda d’asilo ancora pendente e poi decidere se riconoscere o meno la protezione**. Il meccanismo presuppone che esista già una **decisione di rimpatrio esecutiva**. Cioè, prima viene deciso che la persona non ha diritto a restare in Ue, e solo dopo può entrare in gioco il return hub. 

**Non è quindi una procedura alternativa per evitare di esaminare le domande d’asilo**. Questo distingue radicalmente i return hubs dal modello originario dei centri italiani in Albania, concepiti per trasferire persone mentre la loro domanda di protezione viene esaminata. 

**Quanto tempo passerà, prima che altri governi europei decidano che le regole comunitarie hanno maglie troppo larghe e troppo formalisticamente garantiste?** I margini in tal senso sono ancora amplissimi. Ad esempio, la CDU tedesca, da un paio d’anni, ha nel proprio manifesto programmatico la stessa posizione del governo Meloni: “Chiunque presenti domanda di asilo in Europa dovrebbe essere trasferito in un paese terzo sicuro e sottoposto lì a una procedura”, [si legge nel documento](https://www.faz.net/aktuell/politik/ausland/wie-die-cdu-das-europaeische-asylrecht-schleifen-will-accg-201084936.html). 

## Diritto d’asilo nel mirino

**Il caposaldo del diritto d’asilo, in Europa, è quello del divieto di respingimenti immotivati e/o di massa**. Le domande devono essere vagliate in modo rigoroso e soprattutto individuale. Tuttavia, nella recente storia europea, ci sono stati casi di respingimenti di massa: la **Grecia** col flusso di profughi siriani transitati dalla **Turchia**, i baltici e la **Polonia** con gli ingressi dalla **Bielorussia**, quando il dittatore fossile sovietico **Lukashenko** decise di usare l’immigrazione di massa come arma contro i paesi vicini. Malgrado la Corte europea di Giustizia tenda ad essere rigorosa sul principio e contro respingimenti di massa anche quando motivati da situazioni di emergenza e minaccia imminente, il diritto segue il comune sentire. Che sta cambiando radicalmente. 

**Come si nota, le “opportunità” di dare l’assalto alla legislazione sul diritto d’asilo appaiono molto ampie.** Alimentate anche dalla frustrazione. Il tasso di riammissioni nei paesi di provenienza, ad esempio, inclusi quelli classificati come generalmente sicuri, resta molto basso. La logica degli hub come “campi di raccolta esterna alla Ue” nasce anche come reazione (illusoria?) a questa evidenza. Ma servono soldi, molti, e tribunali ordinari e supremi che diano il via libera. Per i soldi, si sta pensando alla riduzione di dazi per chi collabora ai rimpatri. 

**Che accadrà, quando ci si renderà conto che questi “hub di intercettazione” (chiamiamoli così) sono irrealizzabili?** Che avremo il principio del terzo paese sicuro applicato tra stati europei, e le legislazioni nazionali si “ribelleranno” a quella comunitaria. Avremo la versione maligna del Regolamento di Dublino, quello di fatto inapplicato nei movimenti secondari, che prevedono la “restituzione” del migrante al paese Ue di primo approdo. Versione maligna perché segnerà la fine definitiva di Schengen. Prima di allora, però, ci saranno nuovi tentativi di riportare in operatività Dublino. [Apre le danze la Germania](https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/26_agosto_09/tajani-e-lo-stop-a-schengen-non-sottovalutare-rischio-terrorismo-controlli-in-vigore-fino-al-15-agosto-b6c5cdec-3dbb-458b-8629-0efdb9b45xlk.shtml), verso Italia e Grecia. Il vaso di Pandora è ufficialmente riaperto. 

**Tutto questo per segnalare alcune cose, tirando le fila del discorso**. In primo luogo, l’Europa (tutta, non solo la Ue) rischia in un futuro non troppo lontano la frantumazione della libertà di movimento dei propri cittadini. Dopo questa ricognizione, i motivi dovrebbero essere facilmente intuibili. Questa erosione di una delle libertà fondamentali della costruzione europea si affianca alle minacce alla libera circolazione dei capitali. Perché, al crescere della crisi fiscale, i singoli paesi saranno sempre più tentati di attuare un “*corralito*” dei propri risparmiatori, da usare anche come repressione finanziaria per calmierare il costo del debito. 

**La sensazione è quindi che l’Europa, sommatoria di interessi nazionali, stia frantumandosi esattamente lungo linee nazionali**. Con buona pace di sogni come quello degli Stati Uniti d’Europa, che la presenza degli stati nazionali rende da sempre semplicemente irrealizzabile. 

(Immagine creata con ChatGPT)

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