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title: 'AI, data center a tutto gas'
date: '2026-08-18T10:00:00+02:00'
summary: La corsa alla costruzione di data center negli Stati Uniti spinge verso un maggiore uso del gas rispetto alle rinnovabili e aumenta le emissioni di CO2
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tags:
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# AI, data center a tutto gas

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La corsa americana alla costruzione di data center rischia di produrre un effetto paradossale: mentre **Amazon**, **Microsoft**, **Google** e **Meta** investono miliardi per ridurre la propria impronta carbonica, la domanda di elettricità generata dall’intelligenza artificiale sta spingendo il sistema energetico statunitense verso nuove centrali a gas e, in alcuni casi, verso il rinvio della chiusura di quelle a carbone.

È la conclusione di [un’analisi del *Financial Times*](https://www.ft.com/content/8158cb5a-4bbd-43fd-b329-15a54e8422c8?syn-25a6b1a6=1) su 60 dei maggiori data center pianificati negli Stati Uniti dai quattro giganti tecnologici. Quando saranno tutti operativi, questi impianti potrebbero generare complessivamente circa **101,5 milioni di tonnellate di CO2 all’anno**. Una quantità pari a circa il **7% delle emissioni del settore elettrico americano nel 2025**, oppure alle emissioni annuali di 27 centrali a carbone o di 24 milioni di automobili.

**I data center stanno facendo crescere molto rapidamente la domanda di elettricità, mentre il sistema fatica ad aggiungere in tempo capacità pulita e soprattutto disponibile 24 ore su 24.** Quando la domanda cresce così rapidamente, le utility hanno bisogno di fonti programmabili, cioè capaci di produrre elettricità quando serve. La soluzione più immediata è il gas naturale, quello che un esperto del settore ha definito l’“easy button” delle utility.

Secondo l’analisi del *Financial Times*, **tre quarti delle utility che servono i 60 data center stanno pianificando o costruendo nuova capacità a gas**. Un terzo delle utility che gestiscono centrali a carbone sta inoltre rinviandone la dismissione. Nel 17% dei casi, le stesse utility hanno comunicato esplicitamente ai regolatori che nuovi impianti a gas vengono costruiti per soddisfare la domanda proveniente da specifici grandi data center.

**Il fenomeno è già visibile nei piani energetici americani.** Nel 2025 la capacità a gas in fase di sviluppo negli Stati Uniti è quasi triplicata. Se tutti gli impianti previsti venissero costruiti, la flotta a gas esistente aumenterebbe di quasi il 50%. Più di un terzo di questa nuova capacità è destinato ai data center.

## The need for speed

Amazon, Microsoft, Google e Meta hanno tutte **programmi per compensare le emissioni dei propri consumi elettrici** attraverso investimenti in energia pulita, acquisti di elettricità rinnovabile o crediti associati alla produzione rinnovabile. Amazon afferma di avere investito miliardi in elettricità carbon-free e di avere compensato il 100% dell’elettricità consumata dalle proprie attività attraverso acquisti di energia rinnovabile e crediti “verdi”. Google sostiene di avere raggiunto lo stesso obiettivo per nove anni consecutivi.

**Questi impegni non risolvono automaticamente il problema fisico della rete.** Se un nuovo data center entra in funzione oggi e richiede enormi quantità di elettricità, mentre un nuovo impianto solare o eolico sarà disponibile soltanto tra qualche anno, nel frattempo quella domanda deve essere soddisfatta più velocemente da qualche altra fonte. E quella fonte, negli Stati Uniti, è spesso una centrale a gas.

Il problema è quindi anche una questione di velocità. **L’aggiunta di energia pulita deve procedere almeno allo stesso ritmo della crescita della domanda dei data center perché le emissioni del settore elettrico possano continuare a diminuire.** Ma questo non è affatto garantito. Colli di bottiglia nelle catene di approvvigionamento, code per le connessioni alla rete e tempi lunghi per ottenere le autorizzazioni possono rallentare l’aggiunta di nuova capacità pulita.

A complicare ulteriormente il quadro ci sono le politiche dell’amministrazione Trump, che ha smantellato norme climatiche e ridotto gli incentivi fiscali alle energie pulite, favorendo ulteriormente i combustibili fossili.

## L’AI cambia la domanda elettrica

Il dato forse più significativo riguarda la quota dei data center nella nuova domanda di elettricità. Secondo la società di consulenza *Grid Strategies*, essi rappresentano circa **il 55% della crescita dei carichi prevista dalle utility americane nei prossimi cinque anni**. L’espansione dell’AI sta quindi diventando un fattore rilevante nella pianificazione dell’intero sistema energetico americano.

In Georgia, per esempio, Georgia Power ha chiesto ai regolatori di poter aggiungere **9.885 MW di nuova capacità**, sostenendo che gran parte della domanda proverrà da grandi clienti come Amazon e Microsoft. La società prevede di aggiungere una quota consistente di capacità rinnovabile, ma ha contemporaneamente in programma o in costruzione **5.234 MW di nuova capacità a gas** e ha rinviato la chiusura di alcune centrali a carbone.

Ancora più esplicito è il caso della Louisiana. Entergy Louisiana sta costruendo quasi **10 GW di nuova capacità a gas**, compresi dieci impianti destinati a ***Hyperion***, il nuovo data center di Meta. L’utility sostiene che, alle dimensioni richieste, le rinnovabili da sole non siano ancora in grado di garantire l’affidabilità necessaria.

In alcuni casi la corsa è talmente rapida che i data center vengono alimentati direttamente da impianti costruiti *behind the meter*, cioè senza collegamento iniziale alla rete. E le aziende, in questi casi, optano senza indugi per il gas. Che inoltre offre il tipo di elettricità di cui hanno bisogno i data center: **potenza disponibile in ogni momento**. Una centrale a gas può aumentare la produzione quando serve, mentre pannelli solari e turbine eoliche producono soltanto quando ci sono sole e vento.

**Per trasformare una grande quantità di rinnovabili intermittenti in una fonte affidabile 24 ore su 24 servono quindi anche accumuli, rete e capacità di riserva**. E proprio queste infrastrutture possono richiedere tempo: nuove linee elettriche, potenziamenti della rete, connessioni e autorizzazioni possono rallentare considerevolmente l’aggiunta di capacità pulita. Il gas, invece, permette di aggiungere direttamente capacità programmabile, e in alcuni casi persino di costruire l’impianto accanto al data center, senza attendere il completamento di nuove infrastrutture di rete.

## Le emissioni delle Big Tech aumentano

La conseguenza si vede anche nei bilanci ambientali delle società tecnologiche. Amazon ha registrato nel 2025 un aumento del **16% delle proprie emissioni** rispetto al 2024; le emissioni associate all’acquisto di elettricità sono aumentate del 34%. Microsoft ha registrato un aumento complessivo del **25%**, dovuto soprattutto all’espansione dell’infrastruttura dei data center. Alphabet ha registrato un aumento del 18% della propria misura di emissioni “ambition-based”, legato anche all’espansione della propria attività.

Questi dati indicano che la capacità delle Big Tech di decarbonizzare i propri consumi rischia di essere superata, almeno nel breve periodo, dalla velocità con cui stanno aumentando i consumi stessi.

Ed è qui che si trova il vero problema della corsa all’AI: **non basta aggiungere energia pulita. Bisogna aggiungerla abbastanza rapidamente da precedere la nuova domanda.**

Se ciò non accade, una parte dell’elettricità necessaria per alimentare l’intelligenza artificiale verrà prodotta con combustibili fossili. L’Agenzia internazionale dell’energia ha già rilevato un aumento del **2% delle emissioni di CO2 statunitensi nell’ultimo anno**, attribuito in larga parte alla crescita della domanda di elettricità, alla quale stanno contribuendo anche i data center.

Del nucleare, in termini di tempi e costi, meglio non parlare. Giusto?

(Immagine creata con ChatGPT)

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