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title: Il dentista di Berlino e la pensione spericolata
date: '2026-08-24T10:30:00+02:00'
summary: 'In Germania si discute degli "infortuni" dei fondi pensione ordinistici, alle prese con perdite significative e seri problemi di investimento e governance. Un altro, l''ennesimo, settore tedesco da riformare radicalmente per affrontare il futuro'
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  - 'Economia &#038; Mercato'
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tags:
  - Germania
  - Mercati-finanziari
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# Il dentista di Berlino e la pensione spericolata

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In **Germania** è in corso una riflessione sui fondi pensione di natura “ordinistica”, come diremmo dalle nostre parti. Riguarda le loro politiche di investimento ma soprattutto la professionalità dei loro organi di investimento e supervisione. Come [segnala](https://www.ft.com/content/00342102-98ee-47a7-b2cf-7878b9131afd?syn-25a6b1a6=1) il ***Financial Times***, le perdite di questi fondi in investimenti in immobiliare e *private markets* avrebbero toccato i 2 miliardi di euro.

## Tassi a zero, guaio vero

**Alla base di tutto, e non è difficile comprendere il motivo, ci sarebbe il periodo di tassi a zero**, che si è rivelato una trappola infernale: quando le banche centrali hanno azzerato i tassi, gli investitori si sono trovati privi di flussi cedolari sulle nuove emissioni e sono stati quindi costretti a ricomporre portafogli che spesso erano molto conservativi. Solo che, anziché innalzare il profilo di rischio in modo avveduto, cioè aumentando il peso dell’azionario quotato (magari con un Etf), **alcuni hanno scelto di spostarsi sui *private markets***, forse attratti dalla eccezionale “stabilità” delle loro quotazioni trimestrali, che a volte erano frutto di quello che potremmo definire *mark-to-fantasy*. Il successivo rialzo dei rendimenti ha falciato i *deal* più fantasiosi e ne ha ingessati innumerevoli altri.

Molti di questi fondi ordinistici tedeschi, i *Versorgungswerke*, in particolare quelli di Assia, Schleswig-Holstein, Renania Settentrionale-Vestfalia e Bassa Sassonia **hanno registrato oltre 800 milioni di euro di svalutazioni e rettifiche negli ultimi quattro anni, secondo i calcoli del FT**. Oltre a ciò, il fondo pensione dei dentisti di Berlino ha segnalato a dicembre che gli investimenti in aziende come hotel, una start-up statunitense di riciclo della plastica e persino un’impresa di allevamento di gamberetti (!), potrebbero aver spazzato via più della metà dei suoi €2,2 miliardi di attivi. 

**Pare quindi di capire che i fondi pensione dei professionisti tedeschi abbiano problemi di selezione degli investimenti e di *governance***, anche se la maggior parte di essi si affretta a comunicare che le perdite restano “gestibili” e non tali da minacciare il pagamento delle prestazioni previdenziali. Ma il faro è comunque acceso.

**I fondi gestiscono collettivamente oltre 300 miliardi di euro per conto di circa 1,4 milioni di iscritti attivi e pensionati, e sono parte del cosiddetto primo pilastro previdenziale**, quello delle contribuzioni obbligatorie. A differenza di molti grandi investitori pensionistici in Canada, nei Paesi Bassi o in Svizzera, i circa 90 *Versorgungswerke* della Germania sono altamente frammentati e supervisionati principalmente da ministeri statali anziché da BaFin, l’autorità federale per la vigilanza finanziaria. Molti sono stati creati separatamente per singole professioni a livello statale, e alcuni di essi sono evidentemente troppo piccoli per dotarsi di team di investimento interni. 

**Mentre istituzioni di peso come il fondo pensione dei medici della Baviera gestiscono oltre 30 miliardi di euro, i fondi più piccoli controllano attivi inferiori a 100 milioni**. Le fusioni si sono spesso rivelate difficili perché richiedono modifiche alla legislazione statale e l’accordo tra più enti di governance su aliquote contributive e formule pensionistiche. Le decisioni di investimento vengono frequentemente prese da membri del consiglio onorari che continuano a lavorare a tempo pieno nelle rispettive professioni, supportati da team esecutivi relativamente piccoli. Insomma, cose molto caserecce.

**Come si diceva, tutto è iniziato nel periodo dei tassi a zero**. I fondi pensione dei professionisti tedeschi, tradizionalmente avversi al rischio, sino a quel momento si erano affidati a investimenti soprattutto obbligazionari. Secondo un rapporto di una società di consulenza, nei 15 anni fino al 2024 hanno generato un rendimento medio annuale sugli investimenti di circa il 3,7%. Nello stesso periodo, i fondi pensione olandesi e canadesi hanno generato rispettivamente il 5,4% e il 6,8%, secondo i dati dell’OCSE. 

**Storicamente, i *Versorgungswerke* hanno quindi dato priorità alla preservazione del capitale piuttosto che alla massimizzazione dei rendimenti,** facendo grande affidamento sulle obbligazioni e rimanendo indietro rispetto a molti omologhi internazionali che hanno allocazioni maggiori ad azioni e mercati privati. Poiché i tassi d’interesse a zero o anche negativi hanno reso più difficile finanziare le future passività pensionistiche attraverso le obbligazioni, hanno spostato capitale nel settore immobiliare, nel private equity, nelle infrastrutture e nel private debt, cioè in classi di attività che hanno successivamente generato alcune delle perdite più significative del settore. 

## Vigili ma non troppo

I manager del fondo pensione dei dentisti di Berlino (quelli nuovi, si presume) hanno riferito al FT che una revisione ha trovato **molti investimenti altamente illiquidi e legalmente vietati per un fondo pensione dei professionisti**. Hanno dichiarato di aver stretto le maglie della *governance* e introdotto nuovi controlli sugli investimenti, ma hanno avvertito che riduzioni “dolorose” delle pensioni per i suoi circa 11.000 membri restano probabili. Un portafoglio che, nello spazio di pochi anni, è passato dal sonnacchioso obbligazionario a qualcosa di simile a un venture capital per dilettanti allo sbaraglio. Poi, per dirla in modo brutale e pensar male, l’occasione fa l’uomo (e l’advisor) ladro. 

**Non stupisce quindi che sia partito anche un contenzioso legale nei confronti dei cosiddetti organi di supervisione ma anche delle autorità di vigilanza statali**, evidentemente poco attrezzate allo scopo. Alcuni fondi professionali, e la stessa associazione di categoria, minimizzano affermando che quello dei dentisti di Berlino è un caso unico, anche per violazione delle norme interne, ma resta la fragilità di un sistema frammentato e scarsamente professionale, che quindi necessita di profonde revisioni di *governance*. 

**Sono quindi spuntate richieste di vigilanza centralizzata a livello federale e in capo alla BaFin**, che tuttavia non ha esattamente un passato immacolato, sotto questo aspetto (ricordate **[Wirecard](https://it.wikipedia.org/wiki/Scandalo_Wirecard)**?), respinte categoricamente dall’associazione dei fondi pensione dei professionisti. Vi sono anche richieste di obbligo di valutazioni di *asset-liability management* prima dell’affidamento esterno della gestione patrimoniale, che secondo un giornale specializzato non sempre sarebbero presenti.

**In ogni caso, BaFin è già entrata in scena, sia pure dalla porta di servizio: sta infatti esaminando la gestione di fondi di Deutsche Finance**, uno dei principali intermediari tedeschi nei *private markets* immobiliari, con clienti istituzionali tra cui le *Versorgungswerke*. Deutsche Finance è inoltre coinvolta in operazioni immobiliari negli Stati Uniti nelle quali la **BVK**, la “cassa delle casse professionali” di Baviera, ha investito circa €1,6 miliardi e sulle quali ha stimato perdite potenziali fino a circa €853 milioni. La BVK funge da gestore comune per **12 diverse casse previdenziali** bavaresi, tra cui quelle di medici, farmacisti, architetti, ingegneri, notai, commercialisti/revisori e altre categorie ordinistiche del Land, oltre a curare la previdenza integrativa dei dipendenti comunali (ZVK) e di altri enti pubblici. 

**BVK è la più grande struttura pubblica tedesca di gestione della previdenza dei professionisti**, con un patrimonio aggregato di circa 120 miliardi di euro e 2,3 milioni di iscritti attivi e pensionati. Come si intuisce, la BVK consente di concentrare in una struttura comune la gestione patrimoniale e le competenze professionali che, per singoli enti di dimensioni più ridotte, sarebbero più difficili da costruire autonomamente.

## Attrezzarsi per tempi nuovi

**Come che sia, queste vicende sembrano l’ennesima conferma che la Germania non è quella macchina di cartesiana efficienza che la mitologia, soprattutto quella provinciale italiana, ci ha descritto**. O meglio, lo è stata in altra epoca. Ora che il mondo è cambiato e le antiche certezze si sono sbriciolate, bisogna ricostruire. E forse, in questa fase, è necessario attenuare alcune disomogeneità e gradi di libertà degli stati che l’assetto federale del paese ha sinora consentito. 

Sarebbe anche un modo per eliminare le famigerate barriere interne, quelle che ostacolano gli impulsi espansivi. 

**Quanto agli investimenti in** ***private markets*** **illiquidi, occorre resistere alla tentazione di gettare il bambino con l’acqua sporca.** Ma soprattutto, è importante che le autorità tedesche resistano ai tentativi di minimizzare la portata del fenomeno. Che saranno mai, 2 miliardi di svalutazioni di fronte a 300 miliardi di attivi gestiti? **Ve lo dico io cosa possono essere: il canarino nella miniera.** Serviranno ricognizioni approfondite in ogni portafoglio e massima trasparenza nella *disclosure* agli iscritti, e non solo a loro. Perché, nel momento in cui la Germania vuole aumentare la quota di rischio nei portafogli previdenziali, non può permettersi che l’opinione pubblica guardi con timore e resistenza a questo cambio di paradigma. Anche per curare insonnia ed emicrania ai dentisti di Berlino.

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