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title: 'Regno Unito, pensionati indicizzati e spennati'
date: '2026-09-02T10:00:00+02:00'
summary: 'Il patologico fiscal drag britannico, destinato a durare un decennio e che ha sinora puntellato i conti pubblici, colpisce duramente la categoria maggiormente beneficiata dalle rivalutazioni di reddito: i pensionati. Intanto, tutti scoprono il carovita da fiscal drag'
categories:
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tags:
  - Fisco
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  - Regno-Unito
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# Regno Unito, pensionati indicizzati e spennati

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Sono tempi difficili, per i governanti: arrivano nella stanza dei bottoni e trovano che quei bottoni sono finti o bloccati. Anzi, che a volte sembrano premuti da qualche entità invisibile che si diverte a fare impazzire gli statisti, veri o sedicenti tali. Quell’entità, fuori di complotto, si chiama realtà. 

**Prendete il caso del premier britannico Andy Burnham**: è arrivato al 10 di Downing Street letteralmente volando, trasportato dall’entusiasmo o dal cinismo dei suoi colleghi parlamentari che non ne potevano più di quello stoccafisso di **Keir Starmer**. A proposito: [addio al parlamento](https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/09/01/starmer-si-dimette-da-deputato-e-lascia-la-politica_b4e8b77e-4592-4fa6-8fa4-af7a2e9fe944.html), anche Sir Keir seguirà la strada di molti suoi predecessori e diverrà conferenziere e lobbysta a vario titolo e grado, in giro per il mondo. La parvenza di vivere due vite in sequenza e non contemporaneamente è salva. 

## Una piaga chiamata fiscal drag

**Tra i problemi di chiunque faccia il premier di Sua Maestà c’è il deficit**. Per chiudere il quale, ormai da molti anni e ancora per altrettanti, i governi hanno adottato una misura per la quale davvero non capisco come mai non ci siano forche e forconi nella pubblica piazza: il fiscal drag. I redditi nominali salgono, il prelievo fiscale aumenta. Però nei manifesti elettorali è scritto che non sono state messe nuove tasse, e quindi missione compiuta.

**Tra le molte sfaccettature del feroce fiscal drag d’Albione c’è la situazione dei pensionati.** Il numero di quelli che pagano le due aliquote più alte di imposta sul reddito (40 e 45%) [è raddoppiato negli ultimi cinque anni](https://www.ft.com/content/3dc98731-c523-4d5e-bc06-a148cc40269c?syn-25a6b1a6=1), a causa di una combinazione schizofrenica di blocco delle indicizzazioni degli scaglioni fiscali e di robuste indicizzazioni della rendita pensionistica. 

**I dati dell’HM Revenue & Customs mostrano che quest’anno saranno oltre un milione i pensionati che pagheranno tasse sino all’aliquota** **del 45%; erano 494 mila nell’anno fiscale 2021-22**. Alcuni osservatori suggeriscono che questa situazione potrebbe spingere i lavoratori ad aumentare il tasso di risparmio previdenziale, per tentare di preservare il tenore di vita dopo le imposte al momento del pensionamento. 

![](https://phastidio.net/wp-content/uploads/2026/09/UK-Tax-Rates-2026.png)

**In Regno Unito esiste la cosiddetta *personal allowance*, che poi sarebbe la no tax area, quella al di sotto della quale non si paga l’imposta personale sul reddito**. Da cinque anni, la *personal allowance* è ferma a 12.570 sterline, mentre il *basic rate limit*, che paga il 20%, è di 37.700 sterline. La combinazione delle due soglie porta il reddito oltre il quale scatta l’aliquota del 40% a 50.270 sterline. Il 45%, invece, scatta sopra i 125.140. Le soglie sono congelate fino al 2031.

**Ora, pensate a questo congelamento letale, alla luce dei recenti tassi d’inflazione**. Ma pensate anche, riguardo ai pensionati, alla assai generosa indicizzazione del pilastro pubblico delle pensioni: ogni anno il tasso maggiore tra crescita dei redditi di lavoro, inflazione o il 2,5%. Il famoso *[triple lock](https://phastidio.net/2021/06/25/l-lucchetti-al-collo-del-regno-unito/)* che dovrebbe rendere i pensionati una categoria privilegiata rispetto ai lavoratori, almeno in termini di progressione dei redditi lordi. 

**Sul netto**, accade che gli assegni pensionistici gonfiati dal triple lock portino il fortunato percettore fuori dalla no tax area (personal allowance) ma anche dal basic rate del 20%, facendol approdare agli scaglioni d’imposta superiori, cioè il 40 e il 45%. Più velocemente rispetto ai dipendenti.

Il congelamento delle soglie personali dell’imposta sul reddito, iniziato nel 2022 e destinato a continuare almeno fino al 2031, finirà per **costare a tutti i contribuenti circa 55 miliardi di sterline**, secondo l’Office for Budget Responsibility. L’elevata inflazione degli ultimi anni ha reso il gettito del congelamento assai superiore alle previsioni originarie. Altre soglie, come quelle per le detrazioni fiscali sui contributi pensionistici, possono comportare prelievi aggiuntivi. 

**Per i pensionati**, le rivalutazioni del triple lock producono una sorta di partita di giro, spingendone un numero crescente a pagare più tasse, anche se occorrerebbe valutare gli effetti netti, in termini di gettito, e quelli distributivi. Singolare destino: essere i maggiori beneficiari di una scala mobile perversa ma alla fine pagarla pesantemente. 

**Non è un caso se Andy Burnham, durante la sua irresistibile ascesa, abbia anche fantasticato di reindicizzare la *personal tax allowance***, cioè la no tax area. Anzi, magari pure di alzarla. Peccato che, appunto, costerebbe moltissimo e bisognerebbe trovare le coperture. Burnham lo ha scoperto rapidamente: dopo aver evocato l’ipotesi, ha precisato che non esisteva alcun impegno immediato e che la questione sarebbe stata valutata in occasione del Budget.

**Eppure, sulla carta, si potrebbe smontare il triple lock** e indicizzare le pensioni alla sola inflazione o ai redditi di lavoro: si libererebbero preziose risorse da destinare alla lotta al fiscal drag. Per tutti, attivi e pensionati. Ma ci sono gli interessi costituiti, quindi tutto resta bloccato. 

## Cuneo fiscale in forte aumento

**Sempre riguardo la cavalcata del fiscal drag**, ma relativamente ai lavoratori attivi, gli economisti dell’Ocse [hanno osservato](https://www.ft.com/content/541b34d3-5398-4a79-bfe6-97bf33770e86?syn-25a6b1a6=1), nel rapporto *Taxing Wages 2026*, che la differenza tra i costi complessivi del lavoro per l’imprenditore e il corrispondente reddito netto del dipendente, noto come “cuneo fiscale”, lo scorso anno è aumentato più nel Regno Unito più che in qualsiasi altro paese Ocse. 

L’aumento è stato di **2,45 punti percentuali**, il più elevato dell’intera organizzazione, ed è derivato in parte dal fiscal drag e in parte dall’aumento dei contributi sociali a carico dei datori di lavoro. Il cuneo fiscale britannico resta comunque relativamente contenuto, al 32,4% del costo del lavoro per il lavoratore-tipo considerato dall’Ocse.

**Un piccolo inciso a uso italiano:** come potete vedere dal grafico, l’Italia lo scorso anno appariva, nelle statistiche Ocse, come una specie di paradiso contro il logorio del cuneo fiscale. Come è possibile, visto che da tempo immemore eravamo i peggiori d’Europa in questa metrica? 

**La risposta risiede nel fatto che il lavoratore-tipo italiano è stato beneficiato dalle misure di decontribuzione e defiscalizzazione del governo Meloni**, purché si trovi al di sotto della soglia del benessere italico di circa 35 mila lordi annui. Il cuneo fiscale medio italiano è così sceso di 1,21 punti nel 2025, arrivando a un pur sempre nocivo 45,8%. Statistica falsata, quindi? No, ma certamente “selettiva”. 

![](https://phastidio.net/wp-content/uploads/2026/09/OECD-Tax-Wedge-2025.jpg)
			
				

			
		

**Tornando al Regno Unito**, l’autentica piaga del fiscal drag, che credo non abbia equivalenti tra i paesi Ocse per durata e magnitudine, è la plastica rappresentazione del gioco delle tre carte che la politica attua nei confronti degli elettorati. Si proclama che non si aumenteranno le tasse né che ne verranno introdotte di nuove, ma al contempo si agisce dietro le quinte per aumentare comunque il gettito. Il pernicioso fenomeno mette radici e, quanto più perdura, tanto più ingessa il bilancio pubblico e fors’anche rappresenta un inconfessabile incentivo, per la classe di governo, ad augurarsi d’inflazione un pizzichin. 

**Un esempio simile, pur se non identico, è quello del Giappone.** Anche lì l’inflazione ha prodotto *bracket creep*: con soglie e deduzioni rimaste troppo a lungo indietro rispetto ai prezzi, il peso reale dell’imposta è aumentato automaticamente. Una stima del Dai-ichi Life Research Institute calcola in circa 1.900 miliardi di yen l’anno l’attuale incremento implicito del prelievo dovuto al mancato adeguamento all’inflazione fra il 2019 e il 2025.

**Tokyo, però, ha iniziato a correggere il problema**: la riforma fiscale 2026 ha introdotto un meccanismo di adeguamento all’inflazione per alcune deduzioni e ha innalzato temporaneamente la soglia minima imponibile. Palliativi a fronte di situazioni sempre meno tollerabili dall’elettorato, soprattutto anziano e che vive in zone rurali. 

**Il punto resta lo stesso: dopo decenni di deflazione, l’inflazione ha trasformato il sistema fiscale giapponese in un altro meccanismo di drenaggio automatico del reddito**. E nel frattempo il governo Takaichi continua a puntare su una politica fiscale espansiva, proprio mentre i mercati stanno iniziando a presentare il conto: il rendimento del decennale giapponese ha raggiunto il 3% il primo settembre, massimo dal 1996.

- **Leggi anche: *[E il Giappone scoprì il fiscal drag](https://phastidio.net/2026/08/20/e-il-giappone-scopri-il-fiscal-drag/)***

**Segno dei tempi.** Tempi in cui si farebbe l’impossibile per promettere di non aumentare le tasse ma si è in realtà costretti ad aumentarle, ma dalla porta di servizio. E anche così non basta, a giudicare dal nervosismo dei mercati finanziari, che stanno sempre più chiedendo ai governi di ridurre i deficit. Sul serio, però. Altrimenti? Altrimenti ci arrabbiamo, dicono i bond vigilantes. 

**Quanto a Burnham, sta scoprendo che lottare per ridurre il costo della vita dovrebbe partire dal prelievo fiscale sui redditi reali**. E forse lo ha già scoperto ma non può dire in giro che è disarmato perché privo di risorse. Si trova quindi costretto a ripiegare su misure quali la riduzione della VAT sulle bollette elettriche, solo per scoprire che i rialzi dei prezzi dell’energia si sono già mangiati il beneficio. Un mondo difficile. 

(Immagine creata con ChatGPT)

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