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title: 'Germania: lavorare di più, lavorare in meno'
date: '2026-09-03T10:00:00+02:00'
summary: La crisi strutturale della manifattura tedesca spinge le imprese a chiedere il ritorno alle 40 ore contrattuali settimanali. Ridurre il costo del lavoro per tentare di sopravvivere allo tsunami cinese
categories:
  - 'Economia &#038; Mercato'
  - Esteri
tags:
  - Germania
  - Lavoro
  - Manifattura
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# Germania: lavorare di più, lavorare in meno

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L’industria manifatturiera tedesca sta conducendo una dura battaglia col sindacato per tornare alla settimana lavorativa di 40 ore, a quarant’anni di distanza dall’introduzione delle 35 ore, conquistate dai sindacati dell’allora Germania Ovest dopo uno sciopero di sette settimane. Il motivo è che il costo del lavoro tedesco è diventato insostenibile per la competitività tedesca nel manifatturiero. Che, come sappiamo, sta venendo letteralmente demolita dalla Cina. 

**Come [segnala](https://www.ft.com/content/76a9c61b-021f-482d-8978-6480e9ba23e8?syn-25a6b1a6=1) il Financial Times, un’ora di lavoro costa alla manifattura tedesca 49,57 euro, il 47% in più della media di tutta la Ue e tre volte il costo registrato in Ungheria.** I lavoratori tedeschi sono più produttivi dei loro colleghi dell’Est Europa ma, anche considerando ciò, i costi unitari del lavoro tedeschi, che da noi chiameremmo Clup (costo del lavoro per unità di prodotto) e che sono una grandezza reale, sono cresciuti dal 2023 molto più rapidamente degli anni precedenti, secondo un sondaggio effettuato da un think-tank finanziato dai sindacati.

## Gli orari di Trilussa

**Oggi, le 35 ore contrattuali sono uno standard per circa un quinto dei dipendenti tedeschi**, concentrati in settori quali automotive, engineering, ferro, acciaio. In termini di numero di ore lavorate complessivamente da tutti i lavoratori, la Germania appare in coda all’Ocse. Attenzione, però: se grattiamo la superficie della media, scopriamo che le cose sono un po’ più complesse. 

Il dato ufficiale più recente dell’agenzia statistica federale **Destatis**, relativo al 2025, dice che:

- Tutti i lavoratori dipendenti, full-time e part-time lavorano in media 34,0 ore settimanali;

- I soli full-time lavorano una media di 39,9 ore;

- I soli part-time lavorano una media di 21,3 ore;

- Il 31,9% dei dipendenti lavorava part-time, massimo della serie storica utilizzata da Destatis e in essere di un decennio.

Quindi, se la domanda è *“quante ore lavora mediamente un dipendente tedesco?”*, la risposta è **34 alla settimana**. Se invece la domanda è *“quante ore lavora normalmente un tedesco che ha un lavoro a tempo pieno?”*, la risposta è **39,9 ore**.

È una distinzione cruciale quando si fanno confronti internazionali: la Germania appare molto in basso nella classifica delle ore lavorate soprattutto perché ha una quota di part-time molto elevata. 

**C’è poi un’ulteriore metrica da considerare: le ore annuali lavorate per occupato**. Nel 2025, per esempio, Destatis registra:

- Agricoltura: 1.648 ore annue per occupato;

- Manifattura: 1.391 ore;

- Industria in senso lato: 1.430 ore.

**Questa misura incorpora ferie, festività, assenze, malattia, part-time ecc**. È quindi molto diversa dalla durata contrattuale della settimana lavorativa. Ma va considerata quando si parla di costo complessivo del lavoro. 

**Dopo questa contestualizzazione necessaria, torniamo al punto:** gli imprenditori manifatturieri vogliono eliminare la settimana contrattuale a 35 ore e riportarla a 40 ore. Con una inferenza complessa, ciò significa una e una sola cosa: **ridurre il costo del lavoro**. Questa è la reazione necessaria e scontata di fronte a una crisi che appare strutturale. 

## Il conto della competitività

Si riduce il costo orario del lavoro e si tenta di aumentare il prodotto realizzato da ogni lavoratore nell’unità di tempo. **Se le ore aggiuntive producono più output, anche in misura inferiore all’aumento delle ore lavorate, il costo del lavoro per unità di prodotto scende.** Questo ripristina almeno in parte la competitività, se il treno non ha già lasciato la stazione.

E in effetti, per come stanno le cose nell’automotive ma anche nel settore dei *capital goods* tedeschi, è pressoché inevitabile arrivare a **una reazione difensiva che passi dall’aumento delle ore lavorate, a parità di retribuzione**. E dalla riduzione di tutte le componenti del costo del lavoro, primo fra tutti il cuneo fiscale.

**Come mostra in modo eloquente un grafico dell’articolo del FT, la produzione industriale tedesca, dopo il picco storico del 2017, è scesa ben più dei livelli di occupazione**. Il che deprime le metriche di produttività del lavoro. Nel frattempo, il sistema paese ha smesso di compensare la maggiore onerosità del lavoro. O meglio, i tedeschi si sono accorti che hanno una rete viaria e ferroviaria inadeguata, una digitalizzazione patetica, una pubblica amministrazione pachidermica e sonnacchiosa, e così via.

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**Ma questa epifania si spiega in modo più semplice: quando si ha un vantaggio competitivo tale da produrre grandi utili, ci si accorge meno delle inefficienze di sistema. **Per contro, quando la gallina delle uova d’oro depone sempre meno uova e un brutto giorno smette, tutta l’inefficienza sistemica balza all’occhio e diventa intollerabile.

Quando il cancelliere **Friedrich Merz** argomenta in modo banale che “bisogna rimboccarsi le maniche, perché lavoriamo troppo poco”, presumo lo faccia per semplificare il messaggio e renderlo immediatamente comprensibile alla cittadinanza (che si incazza e vota populista, ma questo è altro discorso). Di certo, non potrebbe affermare il concetto del tutto equivalente usando l’espressione brutale “dovete guadagnare di meno, altrimenti alcuni settori non riusciranno a sopravvivere”. E vi dirò di più: forse non riusciranno comunque a sopravvivere.

**Il tempo è denaro. Quindi, lavorare di più e guadagnare di meno**. Ma non basterà, perché tutti gli osservatori (e il senso comune) sono concordi che il processo avrà due corni: riduzione del costo del lavoro unitario ma anche riduzione dell’occupazione nei settori interessati. Oggi la manifattura tedesca perde circa 12-15 mila occupati al mese, e si stima che il totale potrebbe passare dagli attuali 6,5 milioni di dipendenti a 5 milioni, al termine delle ristrutturazioni.

**Il sindacato ribatte che già oggi i contratti consentono alta flessibilità nel numero di ore lavorate**, ma finge di non cogliere che il punto vero non è quello ma il costo del lavoro per unità di prodotto, che deve scendere drasticamente per tentare di salvare i settori coinvolti. La radice “filosofica” del conflitto è tra chi ritiene che lavorare più ore salvi l’occupazione migliorando la competitività facendo costare meno il fattore lavoro e chi, come il sindacato, teme che il maggior numero di ore lavorate faccia scoprire che servono meno persone. Cioè porti a invertire lo slogan “lavorare meno, lavorare tutti” e farlo diventare “lavorare di più, lavorare in meno” o addirittura “lavorare in pochi”.

**Sfortunatamente non c’è modo di affermare che, riducendo il costo unitario del lavoro, si riuscirà a invertire il declino di alcuni settori manifatturieri**, massacrati dalle “peculiarità” del sistema-paese cinese. Sembra uno scenario in cui, comunque vada, saranno dolori. E forse è davvero così, quando sono coinvolti settori declinanti. 

## C’è Alternativa per la Germania? 

**Il braccio di ferro si prospetta molto duro, non solo per ovvi motivi economici**. L’identità nazionale tedesca per decenni si è alimentata dell’eccellenza manifatturiera, la punta di diamante dell’economia del paese. Scoprire che questa eccellenza non esiste più, e che non c’è immediatamente disponibile un settore ad elevato valore aggiunto in grado di “pagare i conti”, soprattutto del welfare, rischia di produrre un risveglio molto ruvido, soprattutto in termini di orientamenti elettorali. 

- **Leggi anche: *[Il modello di sviluppo è al capolinea e la Germania non sa come reinventarsi](https://phastidio.net/2023/07/02/modello-di-sviluppo-al-capolinea-germania-non-sa-come-reinventarsi/)*** (2023)

Come del resto sta già avvenendo. Il passo successivo consiste nello scoprire che, fuori dalle urne e nella realtà, non esiste una vera *Alternative für Deutschland*. 

Per tutto il resto, ci sono le proposte dei politici italiani di [sussidiare la riduzione dell’orario di lavoro a parità di retribuzione](https://phastidio.net/2024/05/27/cose-il-pentagenio-lavorare-meno-sussidiare-tutti/). E poi volare via, sollevandosi per le stringhe delle scarpe o per i capelli.

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