Al Festival Internazionale dell’economia, a Torino, l’economista Luigi Zingales, professore di Finanza alla University of Chicago Booth School of Business, fa proiettare il dipinto di Francisco Goya in cui Saturno (Crono, nella mitologia greca) divora i propri figli. Lo fa per denunciare plasticamente il reiterato furto ai danni delle nuove generazioni.
Furto che sta per ripetersi in legge di bilancio, con la Lega che punta i piedi per “sconfiggere la legge Fornero” (cioè la demografia) e chiedendo soldi per permettere di andare in pensione anticipata a 64 anni a pochi intimi rispetto alle proiezioni a legislazione invariata. Il tutto dopo aver buttato lo scorso anno 1,6 miliardi dei contribuenti (quelli rimasti) per manomettere l’adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita: aumento di un mese nel 2027 (anziché tre) e di altri due mesi nel 2028.
Furto generazionale
Zingales, si diceva. Che denuncia: “Il welfare state italiano non assicura contro i rischi. È un sistema fatto per pagare le pensioni”. Mi pare evidente. Con rendimenti pensionistici da schema Ponzi delle fasi iniziali. Secondo i calcoli dell’economista, i pensionati del 1995 ricevevano il 200% dei contributi versati; per le generazioni successive il rapporto è sceso sino al 65% odierno, ma questo è ancora un numero a cui nei prossimi anni si guarderà con invidia.
C’è poi quella che viene definita “tassa sui figli”: circa 50 mila euro di interessi sul debito pubblico, e altri 140 mila di squilibrio previdenziale che graverebbero su un giovane contribuente nell’arco della vita. I lavoratori più giovani devono pagare le pensioni e hanno meno soldi per stabilizzarsi e metter su famiglia. In altri termini, i giovani pagano i “progetti di vita” dei pensionati.
Con un simile schema a piramide rovesciata, ogni iniziativa di detassazione selettiva dei giovani è un pannicello caldo, ammesso e non concesso di trovare coperture stabili. La demografia è l’emissaria della realtà. Tra i pannicelli caldi, ricordo che nel programma di Fratelli d’Italia della legislatura corrente c’era quella che ho definito “la mancia del nonno”:
Agevolazioni fiscali per i percettori di redditi di pensione e per gli over 65 che sostengono oneri in favore di parenti under 36, diretti e indiretti, per spese sanitarie, istruzione scolastica e universitaria, pratica sportiva dilettantistica, canoni di locazione per uso abitativo, acquisto della prima casa.
L’eredità dei baby boomer
In pratica, una sorta di welfare familiare. Che tuttavia lascia al freddo chi non ha dietro una famiglia con risorse. Zingales ha un’idea per ridurre il costo del lavoro: la marea di eredità che i baby boomer stanno per consegnare ai discendenti. Ogni anno sono circa 250 miliardi di euro.
Con un’imposta temporanea del 15% si potrebbero ridurre del 60% i contributi sociali dei giovani tra i 20 e i 29 anni.
A parte l’involontaria ironia di quel “temporaneo”, credo che qui siamo nel solito framework “supponiamo di avere un apriscatole” per poter aprire le scatolette di cibo su un’isola deserta. Ma Zingales solleva anche un altro punto, del tutto rilevante ma soprattutto inquietante: come impedire “deflussi” di capitale umano e combattere quello che definisce “il rischio Porto Rico”, cioè il default del territorio caraibico causato dall’emigrazione libera verso gli Stati Uniti. Rischio che Zingales vede in Europa, nella libertà di movimento. Che sono, detto incidentalmente, una delle quattro libertà fondamentali del mercato unico.
L’Italia spende circa 120 mila euro per formare un diplomato e 160 mila per un laureato. Nel 2024 il saldo migratorio dei cittadini italiani è stato negativo per 103 mila persone, con un trasferimento di circa 7,6 miliardi di euro all’anno al resto d’Europa. Per evitare la fine di Porto Rico, Zingales propone di usare il sistema statunitense della tassazione “worldwide” in base alla cittadinanza. E se qualcuno stesse meditando di rinunciare alla cittadinanza per biechi motivi fiscali, ecco una bella exit tax. Sembra il programma di AVS. O forse no, il loro è decisamente più timido.
I più intuitivi tra voi avranno notato che il tema della repressione finanziaria è proteiforme. Qui assume le fattezze di repressione fiscale alla frontiera.
Tassa di cittadinanza
Nelle more di questo corralito fiscale, Zingales propone la “tassa di cittadinanza”, un contributo di mille euro annui per i 6,4 milioni di iscritti Aire, per finanziare sussidi di disoccupazione per i giovani con figli. Suggestivo, non trovate? Le tasse italiane inseguono gli italiani per tutto l’orbe terracqueo, in pratica.
La messa è finita, le tasse no. Non si può ignorare il tema dell’AI. “Noi italiani siamo l’India dell’Ottocento», osserva Zingales riferendosi alla rivoluzione industriale inglese che distrusse l’industria tessile indiana con i prodotti del Lancashire. L’indiano di oggi è il giovane commercialista o avvocato praticante, spiazzato dagli agenti AI. Un problema reale, che abbiamo già segnalato parlando proprio del Regno Unito.
Che Zingales risolve proponendo una nuova tassa: sul compute, la capacità computazionale.
Ora, facciamo a capirci: i temi sono maledettamente reali, le criticità pure. Serve pensare in modo differente, e rivoluzionario. Ma simili tasse, come Zingales sa e potrebbe insegnare al mondo, evitano devastazioni solo se applicate globalmente. Ogni paese che andasse da solo sperimenterebbe guai biblici.
L’Italia è drammaticamente penalizzata dalla demografia, e da un welfare creato in tempi di demografia del tutto differente e da allora assai poco modificato, o meglio modificato al margine. I motivi sono noti: la formidabile resistenza degli interessati. Intesi come portatori d’interessi.
In chiusura, i cattivi pensieri. Si avvicinano le elezioni, forse qualcuno ritiene di mostrare ai partiti il proprio campionario di proiettili d’argento.
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