Ieri Cassa Depositi e Prestiti ha emesso un comunicato in cui informa che, su richiesta dell’azionista di controllo, cioè il Tesoro, il 28 giugno l’Assemblea degli azionisti delibererà la distribuzione di riserve di utili portati a nuovo per un ammontare complessivo di Euro 959.862.495,68 a valere sul residuo utile 2018. Sarà l’inizio del grande smottamento e dell’assalto alle partecipate?

Oggi sul Sole trovate un interessante articolo che ci illumina sulle probabili o verosimili linee guida che il M5S utilizzerà per la scrittura del Documento di economia e finanza, per gli amici DEF. Di assoluto rilievo il fatto che, se confermate, si tratterebbe di assoluta continuità con la precedente legislatura, inclusa un’illusoria operazione di finanza pubblica straordinaria, vero sarchiapone della Repubblica.

Nei giorni scorsi, sul sito economiaepolitica.it (che poi sarebbe una sorta di lavoce.info de sinistra, con venature sovraniste) è stato pubblicato un interessante contributo che scompone il debito pubblico italiano negli elementi costitutivi, e ne indaga l’evoluzione temporale. Tutto molto pregevole ed informativo, se non fosse per le conclusioni, che sono piuttosto singolari, in termini di prescrizioni per ridurre lo stock di debito. Prescrizioni che, come sapete, sono ormai lo sport nazionale, in attesa della realtà.

Lo scorso 11 aprile, sul Sole, è comparso un editoriale di Tancredi Bianchi (classe 1925, professore emerito della Bocconi, storico decano dei docenti di economia delle aziende di credito) e Marina Brogi, ordinario di International Banking and Capital Markets alla Sapienza. In esso, si suggerisce al Tesoro italiano l’ennesima levata d’ingegno per ridurre il rapporto debito-Pil. Il risultato è sconsolante per l’ampiezza degli errori finanziari, logici e politici contenuti nella proposta.

  • Come in una bella fiaba, dall’Italia liberata dal giogo populista giunge l’uomo che risolverà i più spinosi problemi della Ue. Interloquite numerosi;
  • Di Carta (costituzionale), treccartari ed ingegneria finanziaria per disperati tossici da deficit;
  • E poi c’era la marmotta che incartava aziende pubbliche per consegnarle alla Cassa Depositi e Prestiti e ridurre il debito
  • Il lavoro italiano nel secondo trimestre 2019: più occupati ma meno ore lavorate, mentre il part-time (involontario) dilaga. Festeggiate voi, che a me vien da ridere;
  • C’è euforia, in Italia: finalmente arriva la flessibilità europea, dicono. Quella che non abbiamo avuto sinora?
  • Ragazzi, continuate a non studiare e, se sarete fortunati, potrete arrivare alla Farnesina;
  • Con Alitalia, tutti veggenti;
  • Da biodegradabile a degrado, il passo è breve;
  • Scorporate, scorporate, qualcosa resterà: il debito;
  • L’importante è lanciare slogan, alla fine;

Nella continua, disperata ricerca di portare a casa alcuni spiccioli per ridurre di un atomo il peso del debito pubblico, il governo italiano pro tempore è tornato a valutare la cessione di un’ulteriore tranche di Poste italiane. Questa insistenza nel farsi del male e fare cassa sul nulla è davvero ammirevole, e rappresenta la vera costante di tutti i governi della Repubblica succedutisi negli ultimi anni.

Il disegno di legge di Bilancio per il 2018, giunto in Senato per l’avvio dell’iter parlamentare, si compone di 120 articoli. In esso sono presenti tutte le caramelle fiscali che servono per affrontare la vigilia di un’elezione, tra cui alcune tax expenditures nuove di zecca e la proroga di altre. Un articolo del Sole segnala che quest’anno debutteranno ben 21 nuove agevolazioni, che andranno ad ampliare la già robusta erosione delle basi imponibili e la già avanzata scarnificazione della funzione dell’Irpef, in modo che alla prossima recessione o rallentamento, potremo tornare a leggere di approfonditi studi per “disboscare” queste agevolazioni.

Era fatale: un minuto dopo il giuramento dell’esecutivo demostellato, e ben prima del voto di fiducia alle camere, è partita la girandola di dichiarazioni pre-programmatiche su cosa spendere, e come (non) finanziarlo. Per la maggior parte dei casi si tratta di velleità molto manieristiche, con ostensione della “costituzione più bella del mondo”, che da decenni viene letta da moltissimi come un’unica, ossessiva incitazione a fare spesa pubblica e deficit. Ma oggi pare emergere anche un’altra trovata, decisamente più metafisica, pur se non inedita: il tesoretto dello spread calante.