Sul Foglio la replica lievemente stizzita di Massimo Mucchetti alle critiche alla sua astutissima Web Tax, pubblicate ieri in un articolo che menziona, tra altri ben più accreditati, anche il vostro umile titolare. Tralasciamo le argomentazioni mucchettiane sui dati personali come giacimento di petrolio digitale sul quale applicare quindi l’imposizione (ho già scritto che il concetto mi convince, almeno sinora). Parliamo invece del rischio di traslazione dell’imposta sul consumatore, che Mucchetti rigetta con una scrollata di spalle, con argomentazioni ed un esempio piuttosto singolari.

Su l’Economia del Corriere della Sera, questa settimana trovate un’intervista di Antonella Baccaro a Massimo Mucchetti, esponente Pd e presidente della Commissione Industria, Commercio ed artigianato del Senato, che è un po’ il co-papà (con Francesco Boccia) della Web Tax all’italiana, la rivoluzionaria imposizione che dovrà spezzare le gambe ai Signori della Rete ed al loro elusivo e-commerce, e dissetare di risorse fiscali il disidratato popolo italiano. L’intervista non appare aggiornata, nel senso che non fa cenno al rinvio al 2019 dell’entrata in vigore della legge né all’estensione del tributo alle transazioni in cui acquirente è un consumatore. Ma resta un’eccellente testimonianza antropologica di come ragiona un gabelliere socialista italiano.

Questa mattina, presentando l’ultima sua fatica saggistica (The Challenge of the digital economy, scritto a quattro mani con Robert Leonardi), il presidente della Commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia (Pd), ha colto l’occasione per illustrare alcune idee di contrasto al rischio di un monopolio privato, e per ripristinare un antico monopolio pubblico, in nome della lotta senza quartiere contro il neoliberismo. Perché questi sono i tempi che corrono, e lo spirito dei nostri politici di ispirazione sovietica ha trovato nuova linfa vitale, approssimandosi le elezioni.

Ieri, chi avesse visto l’intervista di Susanna Camusso a Lucia Annunziata, a “Mezz’ora in più“, oltre al preponderante tempo di parola lasciato alla segretaria Cgil rispetto a Carlo Cottarelli, presente da remoto, e la dichiarata “solidarietà di genere” che porta Annunziata a rivolgersi a Camusso chiamandola “Susanna” (perché ormai la solidarietà di genere dilaga, in ogni minuto aspetto della quotidianità, come noto), ha potuto ascoltare alcune “proposte”. Quella della patrimoniale, come sempre, è il jingle che accompagna ogni pronuncia della nostra sinistra-sinistra, quindi non ci soffermeremo su di essa. Parliamo invece di una considerazione sulle coperture di altro intervento di welfare pensionistico.

Pare che oggi si imponga un commento ed un’analisi delle parole di Yoram Gutgeld, zar della spending review, che ieri in un paio di tweet da Asilo Mariuccia ha duramente rampognato il finlandese Jyrki Katainen, vicepresidente della Commissione Ue, che aveva detto, in modo un po’ bizzarro, che “la situazione in Italia non sta migliorando”, e che “la gente merita di conoscere la situazione per poi decidere liberamente ciò che vuole decidere”. Sono bastate queste parole per provocare lo sdegno patriottico di mezzo paese, soprattutto ora che l’inno di Mameli è diventato ufficialmente il nostro inno nazionale. Un’analisi più ravvicinata del contesto permette di dire che si tratta di molto rumore per poco e nulla.

“Per il sistema del calcio italiano la mancata qualificazione alla fase finale dei mondiali costituisce una perdita economica finanziaria che si estenderà su più anni. Il che non implica necessariamente una riduzione apprezzabile del Pil”. Lo afferma Confcommercio in una nota secondo cui, tuttavia, “sul piano macroeconomico, l’esclusione dell’Italia potrebbe avere effetti rilevanti soltanto se modificasse il profilo della fiducia di una quota consistente dei cittadini: una conseguenza che non si può escludere” (Radiocor, 14 novembre 2017)

Nuovo piccolo segnale di fumo nella costosissima (per i contribuenti italiani) telenovela Alitalia. Pare che Lufthansa abbia intenzione di offrire 250 milioni per la parte aviation della compagnia, con un organico ridotto di un quarto, a seimila unità. Come da consunto copione, è già iniziato il fuoco di sbarramento, distinguo, puntualizzazioni e patrio orgoglio che manderà a monte anche questa opportunità, salvo scoprire che mai è esistita e che domani andrà meglio.