di Mario Seminerio – Libertiamo

George Soros, miliardario filantropo e già benemerito speculatore (in quanto la sua azione mise a nudo, un ventennio addietro, le incoerenze del sistema monetario europeo), ha rivolto un appello al governo tedesco: abbandonare la politica deflazionistica fin qui seguita e mettersi alla guida dell’Eurozona da “egemone benevolente”, oppure abbandonare la moneta unica. Perseguire l’attuale corso di azione, secondo Soros, non farebbe altro che scavare solchi profondi tra debitori e creditori, fino al probabile collasso finale.

di Mario Seminerio – Il Tempo

Il consiglio dei ministri fiume di venerdì 24 agosto (oltre otto ore) pare non aver prodotto effetti tangibili, sul piano delle decisioni operative. Probabilmente si è trattato di un momento di puntualizzazione di metodo, per i prossimi interventi. Oppure è stata l’ennesima presa di coscienza che la mancanza di risorse impedisce interventi efficaci. Come che sia, la responsabilità di questa situazione di stallo non può essere imputata all’attuale esecutivo, per evidenti motivi. Piuttosto, la profondità della crisi e la continua contrazione del Pil costringono il governo ad inseguimenti che vengono frustrati dalla realtà o che, nei fatti, rischiano di trasformarsi in aumento della pressione fiscale anche al di là delle migliori intenzioni dell’esecutivo. Vediamo un esempio eclatante, ma non l’unico.

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Se esiste un errore di lettura di quanto sta accadendo in Eurozona in questi mesi e settimane, è quello che vuole che i rendimenti dei debiti sovrani siano rappresentativi di “premi” e “sanzioni” per comportamenti “viziosi” e “virtuosi” dei singoli paesi. Una visione che insiste a credere che l’Eurozona sia la sommatoria di diciassette economie del tutto indipendenti le une dalle altre, e non un inviluppo di relazioni commerciali, monetarie, bancarie e (soprattutto) istituzionali, frutto spesso casuale e mediato sino alla esasperazione di scelte di governance.

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Le dichiarazioni di Mario Draghi sulla Banca centrale europea pronta a fare “tutto quello che serve” per preservare la moneta unica, accompagnate da un’inequivocabile chiosa (“E, credetemi, sarà abbastanza”), hanno fornito una rappresentazione molto efficace del famoso motto di Teddy Roosevelt, “speak softy and carry a big stick”: parla piano, con compostezza, ma porta con te un randello nodoso. Rivolto, nel caso di specie, alla speculazione che da alcuni giorni stava pasteggiando con lo spread di Italia e Spagna, davanti alle enormi contraddizioni ed incompiutezze delle decisioni europee sul fondo salva-stati, afflitto da strutturale insufficienza di fondi, rispetto alle drammatiche quantità di titoli di stato, nostri e di Madrid, in scadenza nelle prossime settimane e mesi.

di Mario Seminerio – Il Tempo

Il declassamento di due livelli del merito di credito sovrano dell’Italia, comunicato nei giorni scorsi dall’agenzia Moody’s, ha avuto effetti ampiamente divergenti: la levata di scudi pressoché unanime della politica, la sostanziale indifferenza dei mercati. E già questo è sintomo della scarsa capacità di comprensione della realtà dei mercati finanziari da parte di quanti, per “mestiere”, dovrebbero possedere doti non comuni di lettura di quanto avviene e condiziona la vita di un paese.

di Mario Seminerio – Il Tempo

Il Consiglio europeo del 28 e 29 giugno pare avere già toccato un minimo storico nelle aspettative di mercati ed osservatori politici: i primi sono infatti tornati a vendere pesantemente i due grandi paesi periferici, Italia e Spagna, mentre i secondi assistono sconsolati all’intransigenza di Angela Merkel su ogni ipotesi di mutualizzazione del debito prima dell’avvio di un effettivo processo di unione politica. Un aspetto positivo di questa depressione è che il livello di aspettative è talmente basso che potremmo essere sorpresi dagli esiti del vertice. Nel frattempo, anche Cipro ha richiesto assistenza finanziaria, quinto paese dell’Eurozona a capitolare sotto i colpi dei mercati: sono essenzialmente gli effetti di contagio della Grecia sul sistema bancario dello stato-isola, e l’intervento necessiterà di importi contenuti.

di Mario Seminerio – Libertiamo

In attesa del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno, ed ignorando piuttosto agevolmente l’imbarazzante festival degli auspici che sono le photo opportunities (peraltro sempre meno tali) del G20, resta una realtà europea fatta di certezze in negativo e domande sul futuro istituzionale dell’area.