di Andrea Gilli

Suona quasi strano dirlo, ma per una volta siamo d’accordo con Camillo. Specifichiamo: non perché abbiamo cambiato idea, ma perché Rocca ha detto cose sensate.

Nel suo ultimo articolo, il Nostro racconta infatti la composizione del team di politica estera di Barack Obama rilevando come, con sorpresa di molti, il presidente-eletto si stia spostando verso destra, drammaticamente verso destra.

di Perla

Se non ci fossero state le quote rosa in Alaska ma col piffero che oggi la candidata vice alla Casa Bianca si chiamerebbe Sarah!
Non sappiamo se Sarah Palin sia arrivata a governare il suo paese grazie a un posizionamento favorevole nella lista dei Repubblicani, imposta dalle donne candidate per il cinquanta per cento in quota rosa nel partito o se, come riempitivo alla quota stessa, si era lasciata assegnare un posticino, rispettando supinamente l’ordine alfabetico.
Se così fosse bisognerà ammettere che, data l’iniziale P, la futura vicepresidente degli Stati Uniti è stata premiata al di là della sua stessa volontà.
Facile ironia a parte, con la governatrice dell’Alaska si conferma che sono la passione politica, l’intelligenza, la determinazione e l’energia vitale che portano le donne ai vertici del potere, di qualunque potere si tratti.

di Galatea

Di economia non capisco una cippa. Come molti laureati in lettere – ok, diciamo come la maggior parte dei laureati in lettere – ho nei confronti di formule matematiche, percentuali, calcoli in genere una forma di assoluto pregiudizio, o meglio un approccio improntato alla massima diffidenza: diciamo che, a voler essere buoni, con i numeri cerco di limitare i contatti sociali a ciò che proprio non si può evitare: il calcolo della spesa quotidiana, il conteggio dei minuti, le somme e le sottrazioni dal dare e avere del conto corrente. Per me le oscillazioni di borsa sono oscure quanto le influenze astrali nel tema natale dell’oroscopo, se mi parlano di bond penso che si riferiscano ad un agente segreto, e l’indice Dow Jones, a quanto ne so, potrebbe benissimo essere il nome proprio del dito di un non meglio identificato signore di origine anglosassone.

Quindi, quando l’autore di questo sito, che di economia ne capisce, mi ha chiesto di scrivere qualcosa per Phastidio, confesso che mi sono venuti i capelli ritti in testa: e di che cavolo parlo, io che di economia non so nulla? Poi, da brava donna comune assolutamente digiuna di scienza economica, ho aperto il tiggì, e – miracolo miracolo! – l’idea per un post mi è germinata immediatamente nel cervello: poi dicono che la tv ammazza la vena speculativa del pubblico, ‘sti impuniti.

di Daniele G. Sfregola

Il wilsonismo, da Wilson in poi, è l’anima dell’America in politica estera (con la solita eccezione di Richard Nixon). Lo stesso Nixon amava definirsi wilsoniano, anche se nei fatti non lo era affatto. Questo la dice lunga sul radicamento di questo principio nella politica estera americana: qualsiasi approccio americano è partito dagli assunti wilsoniani. Anche le cose meno wilsoniane che gli Usa hanno posto in essere sono state giustificate con argomentazioni wilsoniane al mondo e alla loro opinione pubblica (anche sotto Nixon, ovviamente, per motivi di consenso interno ed esterno).

Caso Lonardo: il trionfo della giustizia inerte

di Alessio Di Carlo da GiustiziaGiusta.info

In un’intervista comparsa stamani su Il Mattino, l’ex Ministro Mastella – visibilmente e comprensibilmente soddisfatto per la libertà ritrovata dalla signora Lonardo – si spertica in elogi verso la “giustizia ritrovata” ed in attestati di stima verso la magistratura di cui – afferma Mastella – “Ho sempre detto che bisogna aver rispetto e non paura”.
Giureremmo d’aver sentito il contrario.
Avremmo scommesso d’aver udito il senatore Mastella vibrare dinanzi all’aula di Montecitorio confessando di aver paura della Magistratura.

Ma tant’è, sono dettagli.

di Antonio Mele

Si fa davvero fatica a comprendere certe cose.

Ad esempio, che un governo sedicente di destra chiami due economisti dichiaratamente di sinistra per fare uno studio che superi il concetto di PIL come misura del benessere e che lo integri con altre importanti misure che hanno a che vedere con il benessere dei cittadini.
Ma non è questo che stupisce, per carità: la sudditanza psicologica della destra nei confronti della cultura di sinistra non si ferma ai nostri confini. Non ci stupiscono nemmeno frasi del Presidente Sarkozy quali “c’è da tempo un forte sentimento, tra gli economisti di professione, che il PIL non è un buon strumento di misura [poiché] non misura adeguatamente i cambiamenti che influenzano il benessere, non permette di comparare correttamente il benessere nei diversi paesi”. No davvero, non ci stupiamo di questo.