di Charles Dexter Ward*

E’ incredibile constatare quanto risalto venga dato in questi giorni nei giornali e nei telegiornali alle dichiarazioni di Mr. Mourinho: nulla di male, per carità, ad occuparsi anche di vicende leggere e ludiche. Ma montare un caso giornalistico di portata nazionale mentre il sistema finanziario del mondo occidentale sta sostanzialmente sbriciolandosi giorno dopo giorno appare davvero incredibile. Ovvio e legittimo che la gente al bar continui a sorseggiare il cappuccino parlando di super Mario e del Pupone: ma a volte viene il dubbio che sotto l’inevitabile strato superficiale ci sia il vuoto, il nulla. E gli organi di informazione hanno le loro enormi responsabilità: non serve fare allarmismo, ma è altrettanto sbagliato minimizzare le cose per timore di diffondere la paura e alimentare la spirale negativa di consumi.

di Mauro Gilli e Andrea Gilli

Volano gli stracci tra Il Riformista e Christian Rocca, giornalista de Il Foglio. La disputa riguarderebbe un libro di Rocca, “Cambiare Regime“, pubblicato da Einaudi quasi tre anni fa, che avrebbe causato le dimissioni di Andrea Romano dalla casa editrice torinese, dato il malcontento che la decisione di pubblicare questo e altri libri avrebbe provocato all’interno della casa editrice di via Biancamano.

Gli scambi di accuse vertono sulla presunta essenza “di sinistra” o “di destra” del libro. Non vogliamo entrare nel merito di questo dibattito tipicamente italiano nel suo provincialismo, né indagare sul profluvio di stizzose polemichette da cortile che hanno coinvolto protagonisti e comprimari di questo ennesimo gioco di società che sarebbe piaciuto a Giorgio Gaber.

Il nostro parere sulla scelta di Einaudi di pubblicare questo libro verte su un altro aspetto – la assai scarsa qualità di “Cambiare Regime”. Verosimilmente, dietro alla decisione di pubblicare il volume di Rocca c’erano delle considerazioni commerciali. Il problema è che una casa editrice seria, come Einaudi vuole essere, dovrebbe vagliare la qualità dei lavori che pubblica. Altrimenti si finirebbe per pubblicare tutto ciò che vende, indipendentemente dalla qualità.

Il motivo di ciò che abbiamo fatto

di Oscar Giannino – © LiberoMercato

Carissimi lettori, è amaro farlo mentre l’economia domina l’informazione, ma vi devo salutare. Questo è l’ultimo numero di LiberoMercato con foliazione autonoma. Da domani esso viene assorbito organicamente da Libero, e cessa la mia funzione di direttore. Non l’ho scelto io, ma le aziende decidono secondo proprie valutazioni, guardando ai conti, alla situazione generale dell’editoria e della pubblicità, che è quella che è. Ed esprimono anche valutazioni su chi hanno ingaggiato, sul prodotto che ha realizzato e sulla sua omogeneità con lo stile e gli obiettivi della casa. In questo caso, si tratta di me e del mio operato.

di Andrea Gilli

In uno dei suoi ultimi articoli Christian Rocca ripete, come una sorta di Honecker del nuovo secolo, che c’è una sola via alla Salvezza: la “Dottrina Bush”.

Bistrattata dalla storia, abbandonata dai suoi stessi sostenitori (intellettuali – come Robert Kagan, nel suo ultimo libro) e politici (Bush in primis), la Dottrina Bush è ormai divenuta una delle tante pratiche riposte nel cassetto della storia. Ha creato tanti danni che nessuno la prende più seriamente in considerazione – tranne uno, lui, il tetragono Rocca, the scholar of neoconservatism, l’uomo che ha solennemente promesso a sé stesso di non dire mai “ho sbagliato”, cascasse il mondo.

di Mauro Gilli

Leggiamo spesso il blog di Christian Rocca. E’ un modo come un altro per distrarci dalle cose serie. Ultimamente, ha anche deciso di svolgere il ruolo di guida gastronomica, indicando i piatti prelibati serviti da alcuni ristoranti newyorkesi scelti per noi dal “pensatore newyorkese” Franco Zerlenga, dandoci così utili indicazioni per le nostre frequenti sortite a New York da Chicago, dove viviamo.

di Andrea Gilli

Suona quasi strano dirlo, ma per una volta siamo d’accordo con Camillo. Specifichiamo: non perché abbiamo cambiato idea, ma perché Rocca ha detto cose sensate.

Nel suo ultimo articolo, il Nostro racconta infatti la composizione del team di politica estera di Barack Obama rilevando come, con sorpresa di molti, il presidente-eletto si stia spostando verso destra, drammaticamente verso destra.