di Mario Seminerio – Libertiamo

I giornali online ci stanno già facendo i titoli, ma il presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà, nella relazione annuale al parlamento sullo stato della concorrenza in Italia, non si è limitato a dirsi favorevole a modifiche costituzionali per favorire la libertà d’impresa. Catricalà ha ricordato che la scadenza annuale di presentazione della cosiddetta “legge sulla concorrenza” è trascorsa ma di quella legge continua a non esservi traccia. Giova quindi riepilogare lo stato dell’arte sulla concorrenza in questo paese, e non è un bel vedere.

Al Direttore – Leggiamo da mesi le conviviali elucubrazioni newyorchesi di Christian Rocca e di tal prof. Franco Zerlenga. Senza voler necessariamente salvare il primo, Le scriviamo perché le opinioni di quest’ultimo ci sembrano spesso fondate su assunti deboli o dubbi. Il quotidiano che Lei dirige celebra con una certa frequenza le “particolari” idee di Zerlenga (a nostro modo di vedere, uno strana forma di liberal progressista con il tatuaggio di Umberto Bossi sul bicipite). E a loro sostegno viene offerto il ritornello: “ex-professore di Storia dell’Islam alla NYU”. In realtà, se si conduce una semplice ricerca su google.com e scholar.google.com, oltre che sui motori di ricerca accademici (da worldcat, jstor, proquest, a lexis-nexis), non si ottiene alcuna informazione. Zero, niente, nada, nichts.

di Piercamillo Falasca (via Libertiamo)

In un recente intervento pubblico, il premio Nobel Rita Levi Montalcini si è interrogata sulla paura per gli Ogm, così diffusa nell’opinione pubblica e spesso subita – quando non cavalcata – dalla politica. La senatrice a vita l’ha definita “una forma di superstizione”, da combattere “come tutte le cose inesistenti che possono essere più pericolose di quelle esistenti”. Avendo in gran dispetto lo Stato etico, figurarsi se noi di Libertiamo sopporteremmo un eventuale Stato “superstizioso”. E non c’è dubbio che di superstizione si nutre l’ideologia ambientalista dominante: sul riscaldamento globale, sul nucleare, sugli organismi geneticamente modificati. Ogni dato confuso e ogni teoria strampalata possono servire a confermare la diffidenza anti-industriale e anti-mercato alla base dell’ambientalismo politicizzato.

di Charles Dexter Ward*

E’ incredibile constatare quanto risalto venga dato in questi giorni nei giornali e nei telegiornali alle dichiarazioni di Mr. Mourinho: nulla di male, per carità, ad occuparsi anche di vicende leggere e ludiche. Ma montare un caso giornalistico di portata nazionale mentre il sistema finanziario del mondo occidentale sta sostanzialmente sbriciolandosi giorno dopo giorno appare davvero incredibile. Ovvio e legittimo che la gente al bar continui a sorseggiare il cappuccino parlando di super Mario e del Pupone: ma a volte viene il dubbio che sotto l’inevitabile strato superficiale ci sia il vuoto, il nulla. E gli organi di informazione hanno le loro enormi responsabilità: non serve fare allarmismo, ma è altrettanto sbagliato minimizzare le cose per timore di diffondere la paura e alimentare la spirale negativa di consumi.

di Mauro Gilli e Andrea Gilli

Volano gli stracci tra Il Riformista e Christian Rocca, giornalista de Il Foglio. La disputa riguarderebbe un libro di Rocca, “Cambiare Regime“, pubblicato da Einaudi quasi tre anni fa, che avrebbe causato le dimissioni di Andrea Romano dalla casa editrice torinese, dato il malcontento che la decisione di pubblicare questo e altri libri avrebbe provocato all’interno della casa editrice di via Biancamano.

Gli scambi di accuse vertono sulla presunta essenza “di sinistra” o “di destra” del libro. Non vogliamo entrare nel merito di questo dibattito tipicamente italiano nel suo provincialismo, né indagare sul profluvio di stizzose polemichette da cortile che hanno coinvolto protagonisti e comprimari di questo ennesimo gioco di società che sarebbe piaciuto a Giorgio Gaber.

Il nostro parere sulla scelta di Einaudi di pubblicare questo libro verte su un altro aspetto – la assai scarsa qualità di “Cambiare Regime”. Verosimilmente, dietro alla decisione di pubblicare il volume di Rocca c’erano delle considerazioni commerciali. Il problema è che una casa editrice seria, come Einaudi vuole essere, dovrebbe vagliare la qualità dei lavori che pubblica. Altrimenti si finirebbe per pubblicare tutto ciò che vende, indipendentemente dalla qualità.