di Mario Seminerio –  ©LiberoMercato

Tra i principali testimonial a favore della flat tax figurano certamente gli stati baltici (Estonia, Lettonia e Lituania), tra i primi ad introdurre l’aliquota unica sui redditi personali. Ma le crescenti difficoltà economiche di questi paesi, e di alcuni altri del blocco dell’Europa orientale rappresentano un’opportunità per una indiretta analisi critica di questa tipologia di sistema fiscale. La premessa metodologica deve essere quella di invitare il lettore, sia esso specialista o meno, a non voler cogliere rapporti immediati di causa ed effetto tra fenomeni economici: sarebbe un grave errore. L’economia è una scienza sociale, analizza sistemi complessi entro i quali si svolgono processi assai imperfettamente modellizzabili, quali le scelte degli agenti economici.

Gianluca Neri dovrebbe e potrebbe avere più rispetto per gli aspiranti commentatori del suo blog che sono visivamente svantaggiati. Quindi, per dimostrare di essere un vero e buon progressista, oltre a procurarsi il nastro color zafferano (e non rosso, mi raccomando) per la Birmania, dovrebbe e potrebbe agire per combattere lo spam in modi meno discriminatori di quelli utilizzati attualmente sul suo popolarissimo sito. Per questo, sarebbe utile evitare di segnalare nuovi software che utilizzano captcha ottici per combattere lo spam.

di Mario Seminerio – © Libero Mercato

La principale criticità dell’attuale struttura della contrattazione collettiva, in Italia, è notoriamente rappresentata dalla rigidità del fattore lavoro. Ma questo è solo un aspetto, e neppure il principale. La rigidità a cui occorre fare riferimento è in realtà quella del contesto normativo che, costruito in altre epoche storiche, di fatto tende a creare una omologazione del modello contrattuale, riconducendolo ad una sorta di “one size fits all“, una “taglia universale” che impedisce di migliorare l’aderenza a diverse condizioni produttive in termini di domanda di prodotti, tecnologia, competenze professionali richieste, competizione internazionale, condizioni locali del mercato del lavoro.

L’autore di questo sito è da sempre lieto di poter collaborare con chi voglia promuovere in Italia una legislazione autenticamente liberale. Da tali premesse discende che occorre lavorare per mettere in rete tutte le realtà che si riconoscono in questo progetto. Pensiamo ad esempio ai Riformatori Liberali o al Centro Studi Liberali Sam Quilleri. E pensiamo anche a think tank quali l’Istituto Bruno Leoni, Epistemes e noiseFromAmerika. Occorre lavorare per una elaborazione politica e culturale che sia finalizzata alla produzione legislativa, e non a semplici azioni propagandistiche. L’Italia è un paese dove molti “liberali” vanno in crisi d’astinenza appena vengono privati del loro sussidio preferito. Per questo motivo l’elaborazione politica deve essere supportata da robuste fondamenta di teoria e politica economica: gli slogan difficilmente portano lontano, anche se spesso servono alle fortune personali di chi li crea.