Galvanizzati dall’aver mandato a monte ogni ipotesi di bipartisanship, anche per colpa dell’Amministrazione Obama, che ha lasciato alla maggioranza Democratica al Congresso il compito di menare le danze e i pork barrels, i Repubblicani si preparano al Mid-Term (si, lo sappiamo, c’è ancora oltre un anno e mezzo, ma conviene attrezzarsi per tempo), mentre Obama oscilla tra grandi performance oratorie di Hope and Change e ammonimenti di doomsday prossimo venturo, dopo un pacchetto di stimolo troppo piccolo per tutto: per essere decisivo  a riportare la crescita al proprio potenziale ma anche per guidare gli States verso il socialismo.

*Post un filino tecnico

Il Tesoro statunitense ha finalmente annunciato la data di lancio del TALF, il Term Asset Backed Securities Loan Facility, che eroga un prestito agevolato agli investitori che acquisteranno cartolarizzazioni di rating massimo emesse su prestiti auto, carte di credito, student loans ed altre tipologie di finanziamenti. Il TALF nasce dall’esigenza di sbloccare i crediti che, prima dello scoppio della crisi, venivano cartolarizzati e rivenduti sui mercati finanziari. Uno dei principali motivi del buco nell’erogazione di credito, negli Stati Uniti, deriva proprio dall’inaridimento del canale delle asset backed securities.

Due interessanti post, di Lakeside Capital e del nostro socio JCF sull’intervento pubblico nel capitale delle banche. Poco (anzi nulla) da aggiungere alla disamina tecnica di entrambi, assolutamente esaustiva. Solo due precisazioni: noi preferiremmo di gran lunga un “Chapter qualcosa“, nel senso di una procedura “fallimentare” creata su misura per le banche maggiori e sistemiche, che non sia del tutto identica a quella standard che vede coinvolta la FDIC. Oppure ad una amministrazione straordinaria guidata dalla banca centrale, ammesso e non concesso che la Fed possa dirsi sufficientemente isolata ed isolabile dalle lobby di azionisti e management. Perché è da quelle, oltre che dai politici, che occorre proteggere le banche. Anche evitando una nazionalizzazione in modalità “esproprio”, ed usando per contro l’approccio incrementale ed assai costoso della progressiva diluizione degli azionisti (e il debt-to-equity swap per gli obbligazionisti), che stiamo attualmente percorrendo, il problema dell’esercizio di un’influenza determinante da parte del settore pubblico resta ineludibile, e con esso le potenziali distorsioni all’erogazione del credito.

*Post tecnico. In questo periodo facciamo poca filosofia, sorry.

Ennesimo round del salvataggio al rallentatore di AIG. La criticità della compagnia, come segnalato, deriva dall’aver venduto protezione creditizia “naked“, cioè senza possedere titoli della reference entity, su importi nozionali stratosferici, 450 miliardi di dollari al picco di operatività, ancora 300 miliardi lo scorso settembre. Al deteriorarsi del merito di credito degli emittenti sui quali è stata venduta protezione, AIG deve postare un aumento dei margini di garanzia a favore dei compratori di protezione. Non solo: in caso di fallimento dell’entità di riferimento sottostante, AIG deve pagare al compratore di protezione il capitale nozionale garantito, ricevendo in cambio un’obbligazione dell’entità andata in default.

Enel ha necessità di procedere ad un aumento di capitale (e/o a dismissioni di asset) stimato tra i 5 e i 7 miliardi di euro per evitare che le agenzie di rating procedano ad un declassamento del suo debito, che è significativamente aumentato dopo l’acquisizione di Endesa. L'”ultimatum” scade il 12 marzo, e i vertici di Enel devono confrontarsi con le ristrettezze finanziarie del Tesoro, che non pare avere soldi per sottoscrivere pro-rata l’aumento mettendo sul piatto tra 1 e 1,4 miliardi di euro per mantenere invariata la propria quota di possesso azionario, oggi al 30 per cento.