Il motivo di ciò che abbiamo fatto

di Oscar Giannino – © LiberoMercato

Carissimi lettori, è amaro farlo mentre l’economia domina l’informazione, ma vi devo salutare. Questo è l’ultimo numero di LiberoMercato con foliazione autonoma. Da domani esso viene assorbito organicamente da Libero, e cessa la mia funzione di direttore. Non l’ho scelto io, ma le aziende decidono secondo proprie valutazioni, guardando ai conti, alla situazione generale dell’editoria e della pubblicità, che è quella che è. Ed esprimono anche valutazioni su chi hanno ingaggiato, sul prodotto che ha realizzato e sulla sua omogeneità con lo stile e gli obiettivi della casa. In questo caso, si tratta di me e del mio operato.

Prendendo le mosse dalla nazionalizzazione della Continental Illinois Bank, descritta sul Wall Street Journal da William Isaac, all’epoca presidente dell’ente federale di assicurazione dei depositi (FDIC), il professor Antonio Martino si schiera contro la nazionalizzazione come modello di gestione e risoluzione dell’attuale crisi. Alcune motivazioni e considerazioni sono del tutto condivisibili, altre meno.

Barack Obama presenta il progetto di bilancio per il prossimo anno fiscale, che inizia in ottobre, e cambia radicalmente approccio contabile rispetto all’era-Bush. Il deficit raggiungerà quest’anno gli 1,75 trilioni di dollari, pari al 12,3 per cento del Pil, e nell’intendimento di Obama dovrebbe ridiscendere a soli 533 miliardi di dollari nel 2013, al termine del mandato presidenziale. Nelle proiezioni della Casa Bianca vi sono alcune assunzioni piuttosto ottimistiche, forse eroiche: come la crescita reale del Pil, stimata al 3,2 per cento nel 2010 e addirittura oltre il 4 per cento nei due anni successivi, ben oltre le previsioni dei principali forecasters indipendenti privati, circostanza che potrebbe sovrastimare la traiettoria di rientro del deficit, sport preferito dai politici di ogni latitudine.