I 16 laender tedeschi avrebbero raggiunto un accordo per introdurre dal prossimo 1 gennaio un canone mensile di 5.52 euro su computer e telefoni cellulari che possono ricevere trasmissioni radiotelevisive via internet. il nuovo balzello graverà su ogni famiglia o azienda che attualmente non corrisponde già il canone radiotelevisivo tradizionale.

La mossa tedesca si aggiunge a quelle già prese da Regno Unito e Svezia, mentre anche altri paesi stanno meditando iniziative simili. Attualmente, in molti paesi europei esiste l’obbligo di pagamento del canone radiotelevisivo, istituito decenni addietro per finanziare il servizio pubblico. Il gettito raccolto attraverso il canone può essere sostanziale: in Germania, esso è pari a 17 euro mensili e raccoglie annualmente circa 7 miliardi di euro per finanziare i canali pubblici ARD e ZDF; nel Regno Unito ogni famiglia con un apparecchio televisivo deve pagare un canone annuo di 131.50 sterline, per un gettito complessivo di circa 3 miliardi di sterline, che vengono assegnati alla Bbc.

Una Finanziaria giusta e seria, come ripete ormai ossessivamente ogni giorno Romano Prodi, spingendosi a valutazioni bizzarre, del tipo “scontenta tutti, quindi va bene, va bene”, reiterato quasi a voler convincere se stesso prima che gli interlocutori. Proviamo allora a cimentarci in un passatempo: segnaliamo le critiche e le perplessità che la manovra ha suscitato in qualificati osservatori esterni a governo e maggioranza. Ha cominciato Mario Draghi, da Via Nazionale, rimarcando soprattutto l’assoluta inazione sul versante delle spese:

“E’ essenziale realizzare con rapidità le riforme necessarie nei principali comparti di spesa: un loro rinvio potrebbe solo rendere più oneroso l’aggiustamento”. (…) ”La manovra lascia sostanzialmente invariate nel 2007 le spese correnti”: [il peggioramento dei saldi] “è largamente dovuto alla dinamica della spesa corrente”, [ed era] “necessario intervenire, con misure di carattere strutturale su tutti i principali comparti”.

Ed ovviamente, se la struttura di spesa non viene minimamente incisa, come far quadrare i conti? Con aumenti delle tasse, ovviamente a carico degli odiati ricchi. Ancora Draghi:

Scavando in quell’inesauribile miniera di trucchi contabili ed ideologismo becero che è la legge Finanziaria 2007, si scoprono alcune autentiche perle, degne di quella che l’attuale maggioranza definiva la contabilità creativa di Tremonti.

Ad esempio, riguardo il trasferimento all’Inps del tfr inoptato, cioè del risparmio forzoso dei lavoratori che non sarà destinato alla previdenza complementare, si apprende che Confindustria si dice “soddisfatta”, per bocca del proprio direttore generale, Maurizio Beretta (un ex giornalista della redazione Economia del Tg1) dell’accordo, perché fondato sulla “transitorietà” del trasferimento all’Inps dei fondi sottratti alla disponibilità delle imprese con oltre 50 dipendenti. Alla fine del prossimo anno è prevista infatti la revisione del protocollo d’intesa, e Confindustria non fa mistero di attendersi l’eliminazione del provvedimento ed il rientro dei fondi in azienda.

Giornata trionfale per il premier Romano Prodi. Prima il downgrade dell’Italia da parte dell’agenzia di rating Fitch, pochi minuti dopo quello (ben più grave, per il modo in cui è motivata la decisione) da parte di Standard and Poors. Andiamo con ordine.

S&P taglia il rating italiano ad A+ da AA-, il secondo peggiore tra le nazioni dell’Area Euro dopo quello della Grecia. L’Italia è diventato l’unico paese dell’euro a soffrire due tagli consecutivi al rating dal lancio della moneta unica, nel 1999. Fitch ha “risolto” il proprio outlook negativo sull’Italia, che datava da alcuni mesi (prassi abituale da parte delle agenzie di rating), e ha portato il rating italiano a AA-, da AA. Il downgrade ha provocato un aumento del premio al “rischio Italia”, cioè del rendimento aggiuntivo che gli investitori richiedono per acquistare titoli del Tesoro italiano. Ciò equivale ad un probabile aumento dell’onerosità del debito pubblico italiano, cioè ad un incremento della spesa per interessi.

Con il progetto di bilancio, il governo svedese ha comunicato che il prossimo anno taglierà le imposte sul reddito, l’imposta patrimoniale sugli attivi finanziari ed i benefici di disoccupazione, per aumentare gli incentivi al lavoro nella più grande economia scandinava.

Le imposte sul reddito verranno tagliate di 38.7 miliardi di corone (circa 5.2 miliardi di dollari) e l’aliquota dell’imposta patrimoniale sulle attività finanziarie sarà dimezzata da 1.5 a 0.75 per cento), con un costo di 1.7 miliardi di corone, secondo quanto illustrato oggi nel primo budget della coalizione quadripartita guidata da Fredrik Reinfeldt, che il mese scorso ha sconfitto i socialdemocratici dopo 12 anni di governo ininterrotto, promettendo di tagliare le tasse per creare nuova occupazione (una vera blasfemia per Prodi, Visco e TPS), pur mantenendo la spesa in aree-chiave del welfare svedese, quali sanità ed educazione.

Ieri il viceministro dell’Economia, Vincenzo Visco, ha illustrato il corpus delle 55 misure anti-evasione ed elusione che il governo ha già realizzato (con il decreto di luglio) o si accinge a realizzare attraverso la legge Finanziaria. Si tratta di misure che eliminano alcuni loopholes, legali e non, utilizzati per sottrarre all’Erario materia imponibile. Alcuni dei provvedimenti sono ispirati alla logica del contrasto d’interessi tra i soggetti coinvolti in una transazione: ad esempio nel caso della detraibilità a fini Irpef del 19% del canone di locazione pagato per l’alloggio degli studenti universitari fuori sede, per un importo massimo di 500 euro, oppure attraverso l’attribuzione al condominio del ruolo di sostituto d’imposta sui lavori compiuti dalla ditta che li ha svolti in appalto o dalle persone alle quali è stata chiesta una prestazione di lavoro. Il condominio quale sostituto di imposta opera all’atto del pagamento una ritenuta del 10% a titolo di acconto dell’imposta sul reddito dovuta dal percipiente, con obbligo di rivalsa, sui corrispettivi dovuti per prestazioni relative a contratti di appalto di opere o servizi, anche se rese a terzi o nell’interesse di terzi, effettuate nell’esercizio di impresa.

Il premio Nobel 2006 per l’Economia, Edmund Phelps, scrive oggi sul Wall Street Journal riguardo i due sistemi economici occidentali:

There are two economic systems in the West. Several nations — including the U.S., Canada and the U.K. — have a private-ownership system marked by great openness to the implementation of new commercial ideas coming from entrepreneurs, and by a pluralism of views among the financiers who select the ideas to nurture by providing the capital and incentives necessary for their development.