Analizzando la distribuzione del reddito ante-imposte delle famiglie americane si scopre che, oggi, l’1 per cento più ricco possiede il 14 per cento del reddito totale, mentre nel 1980 il primo percentile controllava solo l’8 per cento del reddito complessivo. Questa è, abitualmente, una delle constatazioni che offrono ampio spazio di polemica politica, con le accuse di egoismo (o più propriamente di darwinismo sociale) che vengono abitualmente mosse alla struttura socioeconomica degli Stati Uniti. Esiste, tuttavia, anche una interpretazione alternativa di questo fenomeno, fondata su mutamenti demografici, tecnologici e di stili di vita, che non conduce necessariamente a validare le accuse di “distruzione della classe media” abitualmente rivolte a liberismo e globalizzazione.

Il gap tra ricchi e poveri nelle città cinesi ha raggiunto livelli allarmanti, come segnalato dalla Commissione Nazionale per lo Sviluppo e le Riforme, che ha definito “irragionevoli” i differenziali di reddito nelle aree urbane. Il quinto più povero degli abitanti delle città riceve solo il 2.75 per cento del reddito totale, mentre il quinto più ricco ne controlla venti volte tanto. Il dato rappresenta una novità rispetto alla tradizionale “linea di faglia” sociale, finora rappresentata dal differenziale tra i redditi urbani e quelli rurali. Il prossimo Piano Quinquennale, che sarà approvato dal Legislativo in marzo, sottolinea l’importanza di creare una società più egualitaria.

Secondo il ministro polacco per gli Affari Europei, Jaroslaw Pietras, l’assenza di chiarezza sulla legislazione lavoristica dell’Unione Europea sta aiutando i vecchi stati membri a sfruttare i nuovi:

“We are dealing with a situation of hypocrisy. To an extent, the existence of a black market in workers is tolerated because companies in this way supplement deficits in the elasticity of the labour market.”

L’attuale legislazione comunitaria consente ai lavoratori dei nuovi stati membri solo una limitata libertà di movimento, ma secondo il ministro polacco l’adozione di una direttiva meno protezionista sui servizi servirebbe a rimuovere le barriere amministrative che oggi costringono gli immigrati nell’area grigia del lavoro nero.

IBM ha annunciato che alla fine del prossimo anno gli attuali piani pensionistici dei propri 120.000 dipendenti verranno congelati, e l’azienda offrirà in sostituzione un piano di tipo 401(k).
La differenza tra il vecchio ed il nuovo regime è presto illustrata: l’attuale piano pensionistico è del tipo a benefici definiti, mentre dal prossimo anno diverrà a contributi definiti e benefici incerti.

Dopo aver rapidamente archiviato la “bozza” (di 270 pagine) del programma elettorale unionista, causa veti e diktat assortiti dei propri compagni di coalizione, Romano Prodi ha evidentemente deciso di cambiare strategia comunicativa: concetti semplici, di alta valenza simbolica. Altrimenti noti come slogan.
Così oggi, dai microfoni di Radio24, Prodi ha delineato quello che si potrebbe, con una discreta dose di fantasia, considerare una sorta di programma dei 100 giorni del futuro e futuribile governo del Professore.

Quanto è trendy citare l’Index of Economic Freedom, molto più che parlare di calcio e previsioni del tempo. E quanto è trendy dare la colpa al governo Berlusconi per averci allineato a Trinidad e Tobago, come i grilli parlanti non perdono occasione per rimarcare, con lieve venatura razzista (verso Trinidad e Tobago, ovviamente).
Leggendo il rapporto della Heritage Foundation sul nostro paese, che siamo certi Rutelli sfoggia sul campo da golf come un diadema di Bulgari, scopriamo alcuni interessanti dettagli.

Nei flussi di immigrazione internazionale si è ormai affermata una chiara tendenza. Gli Stati Uniti attraggono il 54 per cento dei lavoratori a maggiore qualificazione, mentre l’Unione Europea attrae l’84 per cento dei lavoratori privi di specializzazione. Come abbiamo già evidenziato, nel lungo periodo ciò è un male per l’Europa, perché i lavoratori privi di specializzazione tendono a drenare risorse di welfare, mentre i lavoratori qualificati tendono a contribuire alla produzione di gettito fiscale.
Per contrastare questa tendenza, il commissario alla Giustizia ed Immigrazione, Franco Frattini, e quello all’Occupazione, Vladimir Spidla hanno presentato, alla fine dello scorso dicembre, un progetto di direttiva mirata ad armonizzare la politica dell’immigrazione.

Tra pochi giorni Alan Greenspan lascerà la Federal Reserve, che ha guidato negli ultimi 18 anni, durante i quali è stato indiscutibilmente l’uomo più potente del pianeta, almeno in ambito economico: i comunicati del Federal Open Market Committee, al termine della periodica riunione di determinazione dei tassi d’interesse, sono stati analizzati e scandagliati, sul piano sostanziale e linguistico, talvolta con effetti surreali. Bastava la presenza o l’assenza della parola “accommodative” a definire l’orientamento di politica monetaria, o dell’espressione “measured pace” ad indicare la velocità di crociera della restrizione monetaria, per mandare in panico i mercati finanziari, o per scatenare un loro rally. Ma fu vera gloria?