Dall’audizione di ieri dei vertici della nuova Alitalia, Roberto Colaninno e Rocco Sabelli, è emerso soprattutto che il load factor (il coefficiente di riempimento degli aerei) a gennaio è sceso ad un miserevole 43 per cento. Un vero e proprio crollo verticale rispetto al load factor combinato di Alitalia ed Air One nel gennaio 2008. Una contrazione del coefficiente di riempimento di venti punti percentuali che si aggiunge ad un taglio del 42 per cento dei voli offerti dalla combinazione dei due vettori. Quindi, come segnala su Liberalizzazioni.it il professor Ugo Arrigo, un’Alitalia dimezzata rispetto allo scorso anno trasporta solo un quarto dei passeggeri. E lo fa potendo contare sulla soppressione della concorrenza sulla rotta domestica più remunerativa.

Un nuovo sondaggio telefonico Rasmussen rileva il crescente indebolimento del supporto dell’opinione pubblica al pacchetto di stimolo dell’economia, che sta faticosamente cercando di farsi strada al Congresso. Solo il 37 per cento del campione sostiene la legislazione, il 43 per cento vi si oppone, e il 20 per cento non ha opinione consolidata. Si tratta di un trend preoccupante, visto che due settimane fa il rapporto tra favorevoli e contrari era 45-34, e la settimana scorsa era sceso a 42-39. Con un margine di 45 per cento contro 34 per cento, il sostegno è maggiore per un piano che includa solo tagli d’imposta.

I governi cedano un pezzo di politica fiscale per dare una mano a Trichet

di Mario Seminerio – © LiberoMercato

Nei giorni scorsi alcuni esponenti del Consiglio della Banca Centrale Europea, tra i quali il lussemburghese Yves Mersch e lo stesso Jean Claude Trichet, hanno preso pubblicamente posizione contro la possibilità di portare i tassi ufficiali a zero, motivandola con l’esigenza di impedire che l’Area Euro cada in una “trappola della liquidità”, una condizione nella quale la politica monetaria perde la propria capacità di trazione sull’economia reale. Affermazione francamente incomprensibile, perché pare invertire il flusso causale, ipotizzando che questa condizione di patologia monetaria sia indotta da bassi tassi d’interesse, mentre in realtà sono tassi bassi e di fatto azzerati ad essere uno degli strumenti per contrastare questo fenomeno corrosivo. Quando l’economia si trova a rischio di deflazione, le banche centrali sono costrette a tagliare molto rapidamente i tassi nominali, sia per stimolare la ripresa che (soprattutto) per impedire che la deflazione ponga radici, autoalimentandosi.

Francesco Ramella su LiberoMercato ci racconta la triste involuzione dell’uomo che anni addietro giocava al paladino dei consumatori, mentre oggi tutela i monopoli. A morte Ciampino, patria delle low cost, con l’alibi dell’ambiente:

“Signori, si chiude”. La straordinaria e non pianificata esperienza che ha visto l’aeroporto di Ciampino evolversi in pochi anni da scalo per pochi fortunati a porta di ingresso nella capitale per cinque milioni di passeggeri “normali” sembra essere destinata a finire molto presto. I decisori politici laziali sono infatti fermamente intenzionati a mettere in atto l’eutanasia dell’aeroporto. La prima mossa, attuata nel 2007, è consistita nella riduzione del numero di movimenti aerei autorizzati da 138  a 100 ed ora ci si ripropone di tornare alla situazione pre-esistente allo sbarco delle compagnie low cost ossia ad uno scalo unicamente dedito ai voli di Stato mentre quelli commerciali dovrebbero essere dirottati sul nuovo aeroporto di Viterbo la cui apertura è prevista per il 2011 (e non manca chi vorrebbe chiudere Ciampino prima ancora che Viterbo divenga operativo). Tale decisione viene motivata da parte dell’amministrazione comunale di Ciampino con ragioni di carattere ambientale ed in particolare l’eccessivo livello di inquinamento acustico generato dagli aeromobili. Tesi che appare quanto mai debole se, ad esempio, paragoniamo l’attuale traffico che gravita sullo scalo romano con quello di Heathrow, l’hub londinese localizzato a soli ventidue chilometri dal centro della città, circondato da un’area con una densità abitativa di gran lunga superiore a quella che interessa lo scalo romano e con un traffico aereo di un ordine di grandezza superiore.

Nel 2009 banche ed imprese russe saranno chiamate a rimborsare propri debiti in valuta estera per un controvalore di 117 miliardi di dollari. Notizia di per sé poco rilevante, se non fosse che le riserve valutarie russe, dopo gli ultimi deflussi (parte dei quali sono da attribuire ad una tattica suicida di difesa del cambio del rublo, che sta causandone un crollo al rallentatore), sono incapienti a fronteggiare il debito totale del paese, la stragrande maggioranza del quale è emesso da privati.

Intervenendo alla trasmissione di Radio24 “Parliamo con l’elefante”, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha precisato il proprio pensiero riguardo l’eventuale necessità di una bad bank in Italia.

“Il nostro problema non è quello degli altri paesi. Basti pensare che in Germania studiano l’ipotesi di nazionalizzare le banche attraverso l’esproprio”

Inoltre, “in moltissimi paesi il sistema bancario si è retto su una logica di mezza follia finanziaria”. Invece, ha ricordato ancora una volta, le banche italiane hanno maggiore aderenza con la realtà, perché

“Hanno ancora gli sportelli e puoi chiedere un finanziamento, mentre altrove ti vendono un prodotto strutturato”.

E’ davvero difficile immaginare un numero così elevato di incoerenze ed imprecisioni (per usare un eufemismo) concentrate in così poche proposizioni.