Il premio Nobel 2006 per l’Economia, Edmund Phelps, scrive oggi sul Wall Street Journal riguardo i due sistemi economici occidentali:

There are two economic systems in the West. Several nations — including the U.S., Canada and the U.K. — have a private-ownership system marked by great openness to the implementation of new commercial ideas coming from entrepreneurs, and by a pluralism of views among the financiers who select the ideas to nurture by providing the capital and incentives necessary for their development.

Anche se il Congresso statunitense continua (come ogni parlamento che si rispetti) a sfornare leggi e leggine di spesa, a giorni l’Amministrazione Bush potrà comunicare ufficialmente che il deficit per l’anno fiscale terminato il 30 settembre (un anno elettorale, giova ricordare) è sceso a circa 260 miliardi di dollari, nettamente meglio delle previsioni. Il segreto di questa vittoria sul deficit non risiede, come detto, sulle restrizioni di spesa, visto che il bilancio federale è cresciuto quest’anno del 9 per cento (cioè circa tre volte il tasso d’inflazione), a 2.7 trilioni di dollari, e del 49.2 per cento negli ultimi sei anni.

Leggendo questa intervista di Emma Bonino al Corriere, si viene colti da una sensazione che non sapremmo se ricondurre a prevalente stupore, indignazione o commiserazione. Si, perché leggendo il pensiero della nostra liberista e libertaria Emma, da sempre candidata (da Pannella) a qualcosa, da sempre destinata ad altrettante esaltanti sconfitte, da sempre adusa ad incespicare nei suoi (di Pannella) processi mentali, sempre più simili ad una chicane di gran premio automobilistico, si riesce a prendere coscienza (e senza utilizzare sostanze psicotrope) di quale e quanta ignoranza di temi economici esista in questo paese. E affermando questa triste verità facciamo un favore ad Emma, in nome della stima che avevamo per lei e della nostalgia per il suo periodo migliore, quello bruxellese, casualmente consentitole da una decisione antipartitocratica di Silvio Berlusconi. Si, perché l’unica chiave di lettura alternativa di questa intervista è che la Bonino sia ormai divorata dalla malafede politica.

Ricordate la contabilità creativa di Tremonti? Le cartolarizzazioni di immobili e crediti di enti pubblici, attuate peraltro in esecuzione di un quadro normativo tracciato nella legislatura 1996-2001? E ricordate gli entusiastici ipse dixit di Fassino e Rutelli all’indirizzo degli editoriali del professor Giavazzi, la scorsa legislatura?

Bene, il professor Giavazzi è tornato, e non fa sconti. Ma abbiamo il legittimo sospetto che la sua voce, oggi, verrà improvvisamente silenziata. Ci preme soprattutto segnalare un passaggio del commento odierno dell’economista, quello riferito al più che probabile scardinamento del sistema previdenziale misto, causato dal trasferimento all’Inps della quota di tfr inoptato, quello dei lavoratori che sceglieranno di non aderire ai fondi pensione integrativi:

Con la presentazione della legge Finanziaria 2007 si stanno meglio precisando gli interventi di ridisegno del sistema impositivo. Tentiamo di riassumere per sommi capi la manovra, e soprattutto di confutare alcuni luoghi comuni letti e sentiti in questi giorni.

In primo luogo, governo e maggioranza sostengono che la nuova curva Irpef servirebbe a ripristinare la progressività d’imposta gravemente minata dall’azione del governo precedente. Ma è proprio cosi? Secondo alcuni, la progressività del sistema fiscale, richiesta dall’articolo 53 della costituzione, si può raggiungere solo attraverso il sistema delle aliquote per scaglioni d’imposta. E’ falso.

Secondo quanto riporta il Financial Times, alcuni hedge funds (fondi speculativi che operano sui mercati finanziari globali e su tutti i tipi di assets) inizieranno a testare un software progettato per monitorare 40 milioni di siti internet, alla ricerca di gossip di mercato e trend globali in via di formazione. Il sistema automatizzato, che si chiama Monitor110, cercherà nei blog e nelle certificazioni di regolamentazione agendo come aggregatore e filtro informativo, per permettere agli hedge funds di gestire l’esplosione delle fonti informative online.

Alcuni numeri per rendere meglio l’idea dell’incomprimibilità della spesa pubblica italiana: 144 miliardi di euro di costi del personale, 100 miliardi di spese per acquisto di beni e servizi. La Difesa, composta ormai da un esercito di soli professionisti, con immobili per un valore di almeno tre miliardi di euro vuoti ed inutilizzati a causa della riduzione del personale; le forze di polizia che contano su un organico di 559 agenti per ogni 100.000 abitanti, mentre in Francia e Gran Bretagna il rapporto è pari a circa la metà, e non risulta che quei paesi abbiano rilevanti problemi di sicurezza rispetto al nostro. La scuola, la linea del Piave della sinistra politica, sociale, sindacale ed ipercorporativa, ha un organico di insegnanti, per oltre la metà ultracinquantenni, che stanno in cattedra 100 ore in meno l’anno rispetto ai colleghi europei, oltre a contare classi più piccole della media europea. Ci sono oltre 120.000 docenti precari, con un turnover che in un quinquennio ne farà uscire altrettanti. Eppure, tentare di razionalizzare organici e spesa, portandoli gradualmente a convergere verso la leggendaria media europea, appare uno sforzo destinato ad essere frustrato alla radice.

A giudicare dal ritmo delle innovazioni tecnologiche che si susseguono nell’ambito della telefonia fissa e mobile, forse non sarebbe una cattiva idea liberarsi della telefonia nazionale per non essere costretti, in un futuro assai prossimo, a lanciare campagne di soccorso pubblico. E’ di oggi la notizia che la compagnia Jajah, fondata un anno fa, ha attivato un nuovo servizio, chiamato Mobile Suite, che utilizzerà la tecnologia VoIP per effettuare telefonate nazionali e internazionali dai telefoni mobili con un risparmio dell’87% rispetto alle tariffe delle compagnie tradizionali.