Una Finanziaria giusta e seria, come ripete ormai ossessivamente ogni giorno Romano Prodi, spingendosi a valutazioni bizzarre, del tipo “scontenta tutti, quindi va bene, va bene”, reiterato quasi a voler convincere se stesso prima che gli interlocutori. Proviamo allora a cimentarci in un passatempo: segnaliamo le critiche e le perplessità che la manovra ha suscitato in qualificati osservatori esterni a governo e maggioranza. Ha cominciato Mario Draghi, da Via Nazionale, rimarcando soprattutto l’assoluta inazione sul versante delle spese:

“E’ essenziale realizzare con rapidità le riforme necessarie nei principali comparti di spesa: un loro rinvio potrebbe solo rendere più oneroso l’aggiustamento”. (…) ”La manovra lascia sostanzialmente invariate nel 2007 le spese correnti”: [il peggioramento dei saldi] “è largamente dovuto alla dinamica della spesa corrente”, [ed era] “necessario intervenire, con misure di carattere strutturale su tutti i principali comparti”.

Ed ovviamente, se la struttura di spesa non viene minimamente incisa, come far quadrare i conti? Con aumenti delle tasse, ovviamente a carico degli odiati ricchi. Ancora Draghi:

Scavando in quell’inesauribile miniera di trucchi contabili ed ideologismo becero che è la legge Finanziaria 2007, si scoprono alcune autentiche perle, degne di quella che l’attuale maggioranza definiva la contabilità creativa di Tremonti.

Ad esempio, riguardo il trasferimento all’Inps del tfr inoptato, cioè del risparmio forzoso dei lavoratori che non sarà destinato alla previdenza complementare, si apprende che Confindustria si dice “soddisfatta”, per bocca del proprio direttore generale, Maurizio Beretta (un ex giornalista della redazione Economia del Tg1) dell’accordo, perché fondato sulla “transitorietà” del trasferimento all’Inps dei fondi sottratti alla disponibilità delle imprese con oltre 50 dipendenti. Alla fine del prossimo anno è prevista infatti la revisione del protocollo d’intesa, e Confindustria non fa mistero di attendersi l’eliminazione del provvedimento ed il rientro dei fondi in azienda.

Giornata trionfale per il premier Romano Prodi. Prima il downgrade dell’Italia da parte dell’agenzia di rating Fitch, pochi minuti dopo quello (ben più grave, per il modo in cui è motivata la decisione) da parte di Standard and Poors. Andiamo con ordine.

S&P taglia il rating italiano ad A+ da AA-, il secondo peggiore tra le nazioni dell’Area Euro dopo quello della Grecia. L’Italia è diventato l’unico paese dell’euro a soffrire due tagli consecutivi al rating dal lancio della moneta unica, nel 1999. Fitch ha “risolto” il proprio outlook negativo sull’Italia, che datava da alcuni mesi (prassi abituale da parte delle agenzie di rating), e ha portato il rating italiano a AA-, da AA. Il downgrade ha provocato un aumento del premio al “rischio Italia”, cioè del rendimento aggiuntivo che gli investitori richiedono per acquistare titoli del Tesoro italiano. Ciò equivale ad un probabile aumento dell’onerosità del debito pubblico italiano, cioè ad un incremento della spesa per interessi.

Con il progetto di bilancio, il governo svedese ha comunicato che il prossimo anno taglierà le imposte sul reddito, l’imposta patrimoniale sugli attivi finanziari ed i benefici di disoccupazione, per aumentare gli incentivi al lavoro nella più grande economia scandinava.

Le imposte sul reddito verranno tagliate di 38.7 miliardi di corone (circa 5.2 miliardi di dollari) e l’aliquota dell’imposta patrimoniale sulle attività finanziarie sarà dimezzata da 1.5 a 0.75 per cento), con un costo di 1.7 miliardi di corone, secondo quanto illustrato oggi nel primo budget della coalizione quadripartita guidata da Fredrik Reinfeldt, che il mese scorso ha sconfitto i socialdemocratici dopo 12 anni di governo ininterrotto, promettendo di tagliare le tasse per creare nuova occupazione (una vera blasfemia per Prodi, Visco e TPS), pur mantenendo la spesa in aree-chiave del welfare svedese, quali sanità ed educazione.

Ieri il viceministro dell’Economia, Vincenzo Visco, ha illustrato il corpus delle 55 misure anti-evasione ed elusione che il governo ha già realizzato (con il decreto di luglio) o si accinge a realizzare attraverso la legge Finanziaria. Si tratta di misure che eliminano alcuni loopholes, legali e non, utilizzati per sottrarre all’Erario materia imponibile. Alcuni dei provvedimenti sono ispirati alla logica del contrasto d’interessi tra i soggetti coinvolti in una transazione: ad esempio nel caso della detraibilità a fini Irpef del 19% del canone di locazione pagato per l’alloggio degli studenti universitari fuori sede, per un importo massimo di 500 euro, oppure attraverso l’attribuzione al condominio del ruolo di sostituto d’imposta sui lavori compiuti dalla ditta che li ha svolti in appalto o dalle persone alle quali è stata chiesta una prestazione di lavoro. Il condominio quale sostituto di imposta opera all’atto del pagamento una ritenuta del 10% a titolo di acconto dell’imposta sul reddito dovuta dal percipiente, con obbligo di rivalsa, sui corrispettivi dovuti per prestazioni relative a contratti di appalto di opere o servizi, anche se rese a terzi o nell’interesse di terzi, effettuate nell’esercizio di impresa.

Il premio Nobel 2006 per l’Economia, Edmund Phelps, scrive oggi sul Wall Street Journal riguardo i due sistemi economici occidentali:

There are two economic systems in the West. Several nations — including the U.S., Canada and the U.K. — have a private-ownership system marked by great openness to the implementation of new commercial ideas coming from entrepreneurs, and by a pluralism of views among the financiers who select the ideas to nurture by providing the capital and incentives necessary for their development.

Anche se il Congresso statunitense continua (come ogni parlamento che si rispetti) a sfornare leggi e leggine di spesa, a giorni l’Amministrazione Bush potrà comunicare ufficialmente che il deficit per l’anno fiscale terminato il 30 settembre (un anno elettorale, giova ricordare) è sceso a circa 260 miliardi di dollari, nettamente meglio delle previsioni. Il segreto di questa vittoria sul deficit non risiede, come detto, sulle restrizioni di spesa, visto che il bilancio federale è cresciuto quest’anno del 9 per cento (cioè circa tre volte il tasso d’inflazione), a 2.7 trilioni di dollari, e del 49.2 per cento negli ultimi sei anni.

Leggendo questa intervista di Emma Bonino al Corriere, si viene colti da una sensazione che non sapremmo se ricondurre a prevalente stupore, indignazione o commiserazione. Si, perché leggendo il pensiero della nostra liberista e libertaria Emma, da sempre candidata (da Pannella) a qualcosa, da sempre destinata ad altrettante esaltanti sconfitte, da sempre adusa ad incespicare nei suoi (di Pannella) processi mentali, sempre più simili ad una chicane di gran premio automobilistico, si riesce a prendere coscienza (e senza utilizzare sostanze psicotrope) di quale e quanta ignoranza di temi economici esista in questo paese. E affermando questa triste verità facciamo un favore ad Emma, in nome della stima che avevamo per lei e della nostalgia per il suo periodo migliore, quello bruxellese, casualmente consentitole da una decisione antipartitocratica di Silvio Berlusconi. Si, perché l’unica chiave di lettura alternativa di questa intervista è che la Bonino sia ormai divorata dalla malafede politica.