L’adeguamento dei tassi di interesse alle disposizioni di politica monetaria decise dalla Banca centrale europea deve essere contestuale: una volta deciso di adottare le disposizioni della Bce, le banche devono cioè obbligatoriamente variare sia i tassi attivi che quelli passivi “con modalità tali da non portare pregiudizio al cliente”.

E’ quanto stabilisce una nota della Direzione Generale del Ministero dello Sviluppo Economico preposta all’orwelliana funzione di “armonizzazione del mercato e tutela dei consumatori“, in cui si chiariscono i termini di applicazione di alcune norme del primo pacchetto Bersani sulle liberalizzazioni.

Il presidente Bush e l’Office of Management and Budget hanno reso noto lo scorso 5 febbraio il progetto di bilancio 2008. A consuntivo di quanto realizzato finora dall’Amministrazione, si segnala la progressione del gettito fiscale, pari al 7.5 per cento medio annuo dal 2002 al 2006, elemento che rafforza l’esigenza del contenimento della spesa federale per contrastare il deficit. Ciò che appare eclatante, nell’attuale legislazione fiscale statunitense, è l’enorme numero di deduzioni, crediti d’imposta ed esenzioni.

Nella terminologia del bilancio federale tali agevolazioni sono definite “tax expenditures“, espressione che potremmo approssimativamente tradurre “spese fiscali” per la loro somiglianza con la spesa governativa diretta. Occorre ribadire che quando esenzioni, crediti e deduzioni riducono il debito d’imposta di qualcuno, ciò significa che qualcun altro dovrà sopportare tale onere, sotto forma di maggiori imposte. Se lo stato non dovesse, attraverso le imposte, pagare i contribuenti per consentire ai medesimi di fare certe cose con il loro stesso denaro, il sistema delle imposte sul reddito potrebbe raccogliere lo stesso ammontare di risorse con aliquote d’imposta assai minori.

Nei prossimi giorni l’Istat pubblicherà il dettaglio dei contributi alla crescita del prodotto interno lordo italiano da parte di consumi, investimenti, scorte e commercio estero. Sarà un’ottima occasione per capire se il dato di crescita apparentemente molto robusta dell’economia italiana possiede un fondamento strutturale, e non solo congiunturale. Per ora, possiamo solo constatare che sorprese al rialzo si sono verificate nella crescita di tutti i grandi paesi di Eurolandia. Ad esempio, il pil tedesco è cresciuto dello 0.9 per cento trimestrale, e del 3.7 per cento annualizzato, contro attese rispettivamente per un più 0.6 e più 3.2 per cento; quello francese dello 0.6 per cento trimestrale, a fronte di attese poste a più 0.5 per cento; quello spagnolo dell’1.1 per cento trimestrale e del 4 per cento annualizzato, battendo stime di consenso poste rispettivamente a più 1 e più 3.9 per cento. Per l’intera Eurozona, la crescita è stata dello 0.9 per cento trimestrale, contro attese per un più 0.6 per cento ed un dato del terzo trimestre pari a più 0.5 per cento.

di Piero Melis*

Diversi anni fa un’importante casa automobilistica arruolò Ulisse quale testimonial. Il noto eroe mitologico esordiva dicendo:”Volevo acquistare un’auto e mi sono ritrovato in un’odissea”.

Oggi, se sostituissimo le parole “acquistare un’auto” con “intraprendere un’attività” o “mettermi in proprio” o con simili espressioni, l’Ulisse 2000 (niente a che vedere con l’omonimo giornale di bordo della nostra compagnia di bandiera) renderebbe perfettamente l’idea.

Soprattutto per chi non dispone di ingenti capitali o dell’appoggio dei cosiddetti poteri forti, l’avventura imprenditoriale è una vera odissea, comunque vada.

Tralasciamo in questa sede i rischi connessi al mercato, che ora sono particolarmente elevati data la situazione a livello sia nazionale che internazionale.

Si sa che ogni investimento è correlato ad un certo rischio, e ben poco può essere fatto se non nei limiti della prudenza. Però, finché il rischio imprenditoriale è dovuto in massima parte al mercato (concorrenza, gusti dei consumatori, ecc.), la situazione può essere considerata fisiologica.

Purtroppo, attualmente, vi sono invece diversi altri fattori che, fin dall’inizio, condizionano pesantemente l’imprenditore nella sua attività.

Pur dando per scontato che egli abbia già le idee chiare su cosa realizzare, che sappia – per dirla in parole povere – far bene i suoi conti, trova subito i primi ostacoli nella costituzione della società.

Negli ultimi dieci anni la Spagna ha creato una media di circa un milione di nuovi posti di lavoro l’anno, portando il proprio tasso di disoccupazione dal 20 all’8 per cento. Quindici delle sue cinquanta province si trovano in una condizione di pieno impiego e le prospettive restano favorevoli, come dimostra il fatto che nel 2007 il prodotto interno lordo iberico è previsto crescere del 3.5 per cento. Questa forte espansione economica ha contribuito a favorire un clima di relazioni industriali pacate. Ma il sindacato non è del tutto soddisfatto, e non risparmia critiche al premier Zapatero, soprattutto per il forte aumento di lavoro illegale che il governo sembra tollerare come elemento di flessibilità surrettizia introdotta nell’economia. Il sindacato si preoccupa inoltre per la concentrazione dell’economia spagnola in settori maturi e a bassa crescita di valore aggiunto e produttività.

Prosegue alacremente l’opera di elargizione di mance e prebende alle clientele politiche del governo Prodi, classificata sotto la voce “redistribuzione”, nella sottocategoria “coesione sociale”. Oggi è stata introdotta una nuova fattispecie di spreco del denaro dei contribuenti: il “disagio socio-ambientale”.

Per fronteggiare le gravi situazioni di crisi socio ambientale determinatesi nei territori delle regioni Puglia e Sicilia, sono stati stanziati 12.620.103,19 euro nell’ambito della legge 1 marzo 1986, n.64, recante “disciplina organica dell’intervento straordinario nel Mezzogiorno” (a volte ritornano, ndPh) e ripartiti secondo i criteri della legge 488, lo strumento attraverso cui il Ministero delle attività produttive distribuisce al sistema industriale la gran parte degli aiuti italiani a fondo perduto.

La NHS, il servizio sanitario nazionale britannico, delocalizzerà in India fino al 60% dei posti di lavoro nel settore della contabilità e dell’amministrazione. E’ quanto ha annunciato a Bombay Peter Coates, vicedirettore della divisione finanziaria del ministero della Sanità, sottolineando come la percentuale di lavoro impiegatizio svolto in India potrebbe essere addirittura maggiore del 60%.

“Non possiamo però portare lavoro in India alle spese di una perdita di posti nel Regno Unito. La politica sarà un fattore importante”, ha spiegato Coates, sottintendendo forse una sorta di trattativa per un do ut des con le autorità indiane in altri ambiti economici. Nel 2004 la NHS ha fondato una joint venture con la società britannica di outsourcing Xansa, che si avvale di strutture delocalizzate. Il contratto originale stipulava che solo il 37% del lavoro potesse essere svolto in India. Ma date le pressioni sotto cui l’NHS si trova per tagliare i costi, Coates ha dato il permesso affinchè la percentuale venga innalzata al 60%.

Una proposta di legge per delegare il governo a rivedere il sistema fiscale, introducendo il ‘quoziente familiare’, uno strumento per tassare il reddito fino a 73 mila euro con un risparmio stimato tra i 2.500 e i 3.000 euro per famiglia. E’ quella promossa da Ermanno Vichi, deputato dell’Ulivo, e sottoscritta da 43 deputati del gruppo tra cui i due vice presidenti Gianclaudio Bressa e Marina Sereni.

“Il sistema familiare italiano – spiega Vichi – si caratterizza per una contraddizione: si fonda sulla tassazione a base individuale (che a parità di reddito penalizza le famiglie monoreddito e quelle con figli a carico) e contemporaneamente determina le tariffe sulla base del reddito familiare”.