Forse ha ragione chi definisce il Dpef un libro dei sogni, un “vorrei ma non posso”, la lista dei provvedimenti di spesa che il governo (qualsiasi governo) ambirebbe ad introdurre, ma che la ristrettezza delle risorse finanziarie impedisce di realizzare. Per due mesi, questo documento propedeutico e pleonastico alla legge Finanziaria, e che reca in sé il dna della velleitaria pianificazione quinquennale, bloccherà i lavori parlamentari e le prime pagine dei giornali, consentendo a politici, sindacati, imprenditori e opinion maker di avere il proprio quarto d’ora di popolarità, soprattutto quella che deriva da veti e niet. Anche il Dpef 2007-2011 presentato ieri dal governo Prodi è destinato a non sottrarsi alla tradizione, come dimostra la mancata partecipazione al voto in consiglio dei ministri da parte del ministro del Prc, Ferrero, e le susseguenti richieste di “cabine di regia” da parte della sinistra radicale e dei sindacati. Difficile analizzare qualcosa che di fatto non rappresenta neppure una cornice dei provvedimenti che vedranno la luce nei prossimi mesi. Partiamo dagli elementi positivi del documento.

Edoardo Croci, assessore alla Mobilità, Trasporti e Ambiente del Comune di Milano, vicino ai Riformatori Liberali, è in questi giorni al centro di una stucchevole polemica politica tra liberalizzatori (veri o soprattutto finti) e conservatori dello status quo sulle licenze dei taxi. Per cercare di comprendere meglio la sua posizione in merito alla regolamentazione dei taxi, lo abbiamo intervistato.

Assessore, ma allora lei è un conservatore amico delle lobbies ed un nemico delle liberalizzazioni?
Temo che il mio pensiero sia stato travisato, e non tanto dal contenuto degli articoli quanto dai titoli, primo fra tutti il lancio di agenzia che ha riportato la mia dichiarazione sul merito del decreto Bersani.

E quale era il suo pensiero sul merito del decreto Bersani?
Che sono favorevole, in quanto esso fornisce ai Comuni una leva strategica in più per affrontare il problema della disponibilità del numero di taxi per l’utenza. Non è però l’unico strumento disponibile per aumentare l’offerta di vetture in circolazione, che oggi non soddisfa la domanda.

Le misure di contrasto ad evasione ed elusione contenute nella manovra correttiva varata giorni addietro dal Consiglio dei ministri portano la firma del viceministro all’Economia, Vincenzo Visco. Analizziamone alcune e tentiamo di prefigurarne le conseguenze.
In primo luogo, la filosofia che ispira i provvedimenti è basata sul tentativo di ampliare la base imponibile (e di conseguenza il gettito, anche ad aliquote nominali invariate), eliminando la elusioni e sanzionando in modo più duro l’evasione. Fulcro della manovra è il recupero di gettito Iva. Ad esempio, l’appaltatore è responsabile dei versamenti Iva e del versamento dei contributi del subappaltatore per lavori nell’edilizia. Una misura finalizzata ad evitare lavoro nero e frodi fiscali, come per esempio il mancato versamento da parte del subappaltatore che poi risulta irrintracciabile.
L’Austria ha già applicato norme di questo genere con risultati positivi nel contrasto dell’evasione fiscale, dell’evasione contributiva e del lavoro nero. In particolare, l’Austria ha ottenuto un aumento del gettito Iva pari all’1,5 per cento. In Italia un incremento del genere equivarrebbe a oltre un miliardo e mezzo di euro.
Per questa norma di contrasto dell’evasione fiscale e del lavoro nero non è stato messo in conto alcun gettito, il che rappresenta un’innovazione interessante ed in controtendenza rispetto all’inveterata abitudine dei governi italiani ad iscrivere tra le entrate i proventi della lotta all’evasione fiscale, salvo ritrovarsi ex-post con buchi di bilancio.

Personalmente, non riteniamo che le proposte contenute nel “pacchetto-Bersani” siano la soluzione ai problemi del paese. Alcune appaiono indeterminate, altre (quella sui taxi, come abbiamo più volte segnalato) si preoccupano solo dell’aspetto patrimoniale (indennizzi ai titolari di vecchie licenze al momento dell’emissione delle nuove) e non di quello reddituale (liberalizzazione delle tariffe). Altre misure, come l’introduzione nel nostro paese della class action, rischiano di essere parte di una strategia di consensus building neocorporativo, con i fantomatici “movimenti di difesa dei consumatori” che vengono cooptati nella struttura sociale della coalizione di centrosinistra. Resta il fatto che liquidare l’insieme dei provvedimenti come fuffa mediatica, oppure incasellarli a viva forza nella categoria della vendetta classista appare piuttosto semplicistico e riduttivo, e frutto di una mentalità cospirazionista che di solito è patrimonio della sinistra. Davvero pensiamo che tutti i tassisti, i farmacisti, i panificatori, i ristoratori ed i commercianti siano di destra? Ed in base a quali considerazioni? E non abbiamo sempre sostenuto che tra i poteri forti collaterali al centrosinistra figurano le banche, colpite oggi dal diritto di recesso a vantaggio del risparmiatore-consumatore sulla variazione unilaterale dei costi del rapporto? Altra obiezione molto letta durante il weekend è rappresentata dal mancato intervento su altre categorie professionali: medici, giornalisti, magistrati. Appare di tutta evidenza che l’aspetto dell’impatto sui consumatori dell’esistenza dell’Ordine dei giornalisti è del tutto marginale, mentre riguardo i medici il problema va ricondotto alla più generale organizzazione del servizio sanitario nazionale, e per la magistratura il tema va riportato a modifiche di legislazione, civile e penale, che hanno tale ampiezza e complessità che non sarebbe stato possibile ricomprenderle in quello che resta un pacchetto di misure ad impatto principale sui consumatori. Quello che siamo riusciti ad accertare è che i provvedimenti sono effettivamente l’applicazione pressoché letterale del programma dell’Unione (pagina 129 e seguenti)..

Il Consiglio dei Ministri ha approvato la manovra correttiva ed il pacchetto di misure di liberalizzazione presentate dal ministro per lo Sviluppo economico, Bersani. Proviamo ad analizzare e commentare i principali punti del provvedimento.

Con una norma del decreto legge si abrogano le disposizioni normative e regolamentari che prevedono la fissazione di tariffe obbligatorie fisse o minime e il divieto di pattuire compensi parametrati al raggiungimento degli obiettivi perseguiti. L’effetto ipotizzato dovrebbe essere quello di ridurre le parcelle professionali ed eliminare l’ipocrisia di legali che oggi ad esempio non possono (formalmente) chiedere compensi legati all’entità dei risarcimenti ottenuti. Con un’altra norma si abroga il divieto, anche parziale, di pubblicizzare i titoli e le specializzazioni professionali, le caratteristiche del servizio offerto e il prezzo delle prestazioni. Misura che dovrebbe consentire ai consumatori di conoscere la tipologia di servizi offerti, e produrre effetti sinergici con l’eliminazione delle tariffe minime obbligatorie. Inoltre, viene abrogato il divieto di fornire all’utenza servizi professionali di tipo interdisciplinare da parte di società di persone o associazioni tra professionisti, intervento che dovrebbe contribuire ad irrobustire la posizione competitiva internazionale degli studi professionali italiani.

Nell’ambito della RC Auto, viene abrogata la figura dell’agente monomandatario, cioè vengono eliminate le clausole anticoncorrenziali per la vendita in esclusiva delle polizze Rc auto, e viene introdotta e regolamentata la disciplina dell’indennizzo diretto. Ciò dovrebbe produrre pressioni ribassiste sui premi di polizza, riducendo i tempi di liquidazione dei sinistri e favorendo il consolidamento del rapporto fiduciario tra assicurato ed impresa di assicurazione, che dovrebbe contribuire a ridurre le frodi ed i costi di sistema.

Il sintomo più evidente del malessere francese è dato dalle periodiche esplosioni di protesta. I due più recenti episodi (le sommosse urbane con incendi dello scorso autunno e la protesta studentesca contro il Contratto di Primo Impiego di questa primavera) sembrano avere poco in comune. Ma il loro comune denominatore è rappresentato da gioventù, disoccupazione ed incertezza sul futuro, oltre ad un soffocante paternalismo di stato.
Prendiamo, ad esempio, il desiderabile obiettivo della stabilità occupazionale, perseguita dai governi francesi nell’unico modo che essi sembrano conoscere, una crescente regolamentazione. Le regole che rendono più difficili i licenziamenti rappresentano un potente disincentivo alle nuove assunzioni. Il risultato pratico è stato l’innalzamento di barriere all’entrata nel mercato del lavoro che sono insormontabili per quanti ne restano fuori. Con il risultato che la disoccupazione è in media del 10 per cento in questo decennio e non è mai scesa sotto l’8 per cento negli ultimi venti anni.

Il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, ci offre un esempio di neo-keynesismo inconsapevole durante la relazione di apertura del congresso del terzo sindacato italiano. Afferma infatti Angeletti:

“Sprechi e regalie con il denaro pubblico vanno eliminati mentre la riduzione indiscriminata della spesa pubblica sarebbe deleteria, perché comprimerebbe ulteriormente la domanda interna e l’economia sarebbe definitivamente affossata. Ecco perché siamo contrari alla politica dei 2 tempi: non si esce dalla crisi prima risanando e poi puntando allo sviluppo”. Pur d’accordo che il debito pubblico sia ”il vero fardello del Paese”, Angeletti invita dunque ad ”abbandonare l’illusione che questo problema si possa risolvere tagliando la spesa pubblica”.

Per Angeletti, quindi, è la spesa pubblica a sostenere la domanda aggregata. Va da sé che, mettendo il proprio veto al taglio della spesa, l’unica soluzione praticabile per il risanamento sarebbe quella di aumentare le entrate. E qui arriviamo alla grande illusione della sinistra, politica e sociale, di questo paese: la convinzione, cioè, che dalla fantomatica “lotta all’evasione” possa derivare un gettito tale da sanare qualsiasi problema di conti pubblici.

Oggi il Sole-24Ore segnala che le polizze assicurative unit-linked, un prodotto assicurativo-finanziario esente dalla tassa di successione, stanno conoscendo una seconda giovinezza, con un incremento della raccolta premi nel primo quadrimestre dell’anno pari al 18 per cento. E’ la reazione dei risparmiatori alle ipotesi di reintroduzione dell’imposta di successione, formulata dall’attuale maggioranza. Le polizze unit-linked tecnicamente coniugano caratteristiche delle polizze-vita con quelle dei fondi comuni d’investimento. Questo tipo d’investimento è impignorabile ed insequestrabile. I capitali liquidati in caso di morte dell’assicurato non ricadono nell’asse ereditario. Negli ultimi anni si è verificata un’evoluzione del prodotto, con l’introduzione di meccanismi di protezione o riduzione delle perdite ottenuti tramite utilizzo di opzioni. Si tratta di un investimento mediamente costoso, e che era caduto in disuso dopo il 2001, quando il governo Berlusconi abolì l’imposta su successioni e donazioni, ma che evidentemente consente ai risparmiatori di barattare il maggiore costo con la possibilità di sottrarre imponibile all’asse ereditario, nell’ipotesi di reintroduzione della “tassa sulla morte”.