In economia, un’esternalità si verifica quando una decisione causa costi o benefici a soggetti diversi dalla persona che ha assunto quella decisione. In conseguenza di ciò, in un mercato competitivo il bene interessato da esternalità verrà consumato troppo o troppo poco. Se le mie azioni forniscono benefici ad altre persone, ed io non sono in grado di farmi pagare per essi, il mio incentivo ad intraprenderle viene meno. Analogamente, se le mie azioni impongono ad altre persone dei costi, dei quali non sono chiamato a rispondere attraverso il pagamento di un indennizzo, mi troverò incentivato a compierli. Questa è la motivazione teorica in base alla quale il governo sussidia o impone la produzione di esternalità positive, attraverso la tassazione, con l’obiettivo di migliorare il benessere della collettività.

Sul New Perspectives Quarterly una interessante intervista a Milton Friedman su benefici e rischi dell’euro.
Il premio Nobel per l’economia ha le idee molto chiare sul nocciolo duro della Vecchia Europa:

NPQ | The so-called “old Europe” of France, Germany and Italy has been stagnating with high levels of unemployment. Germany—one of the last bastions of the Cold War Keynesian welfare state—now has a conservative leader, Angela Merkel.What should be done to get Germany, and by extension old Europe, back on track?

Friedman | They all ought to imitate Margaret Thatcher and Ronald Reagan; free markets in short.

Friedman attribuisce il merito dell’apparente sconfitta dell’inflazione all’azione delle banche centrali, segnatamente della Fed.

Analizzando la distribuzione del reddito ante-imposte delle famiglie americane si scopre che, oggi, l’1 per cento più ricco possiede il 14 per cento del reddito totale, mentre nel 1980 il primo percentile controllava solo l’8 per cento del reddito complessivo. Questa è, abitualmente, una delle constatazioni che offrono ampio spazio di polemica politica, con le accuse di egoismo (o più propriamente di darwinismo sociale) che vengono abitualmente mosse alla struttura socioeconomica degli Stati Uniti. Esiste, tuttavia, anche una interpretazione alternativa di questo fenomeno, fondata su mutamenti demografici, tecnologici e di stili di vita, che non conduce necessariamente a validare le accuse di “distruzione della classe media” abitualmente rivolte a liberismo e globalizzazione.

Il gap tra ricchi e poveri nelle città cinesi ha raggiunto livelli allarmanti, come segnalato dalla Commissione Nazionale per lo Sviluppo e le Riforme, che ha definito “irragionevoli” i differenziali di reddito nelle aree urbane. Il quinto più povero degli abitanti delle città riceve solo il 2.75 per cento del reddito totale, mentre il quinto più ricco ne controlla venti volte tanto. Il dato rappresenta una novità rispetto alla tradizionale “linea di faglia” sociale, finora rappresentata dal differenziale tra i redditi urbani e quelli rurali. Il prossimo Piano Quinquennale, che sarà approvato dal Legislativo in marzo, sottolinea l’importanza di creare una società più egualitaria.

Secondo il ministro polacco per gli Affari Europei, Jaroslaw Pietras, l’assenza di chiarezza sulla legislazione lavoristica dell’Unione Europea sta aiutando i vecchi stati membri a sfruttare i nuovi:

“We are dealing with a situation of hypocrisy. To an extent, the existence of a black market in workers is tolerated because companies in this way supplement deficits in the elasticity of the labour market.”

L’attuale legislazione comunitaria consente ai lavoratori dei nuovi stati membri solo una limitata libertà di movimento, ma secondo il ministro polacco l’adozione di una direttiva meno protezionista sui servizi servirebbe a rimuovere le barriere amministrative che oggi costringono gli immigrati nell’area grigia del lavoro nero.

IBM ha annunciato che alla fine del prossimo anno gli attuali piani pensionistici dei propri 120.000 dipendenti verranno congelati, e l’azienda offrirà in sostituzione un piano di tipo 401(k).
La differenza tra il vecchio ed il nuovo regime è presto illustrata: l’attuale piano pensionistico è del tipo a benefici definiti, mentre dal prossimo anno diverrà a contributi definiti e benefici incerti.

Dopo aver rapidamente archiviato la “bozza” (di 270 pagine) del programma elettorale unionista, causa veti e diktat assortiti dei propri compagni di coalizione, Romano Prodi ha evidentemente deciso di cambiare strategia comunicativa: concetti semplici, di alta valenza simbolica. Altrimenti noti come slogan.
Così oggi, dai microfoni di Radio24, Prodi ha delineato quello che si potrebbe, con una discreta dose di fantasia, considerare una sorta di programma dei 100 giorni del futuro e futuribile governo del Professore.