Negli Stati Uniti, dove il costo del credito al consumo sta aumentando assieme alla più generale tendenza dei tassi d’interesse, l’industria finanziaria ha deciso di ricorrere alla tecnologia per circoscrivere il rischio d’insolvenze e raggiungere anche debitori di minor standing creditizio. Le auto acquistate tramite finanziamento da consumatori a rischio d’insolvenza vengono dotate di un dispositivo che, in caso di mancato pagamento delle rate, determina il blocco del sistema di accensione. Con questo metodo, si ottengono due effetti collaterali: viene ridotto il numero degli addetti alla requisizione del mezzo in caso di insolvenza, e si aumenta l’efficienza del mercato automobilistico attraverso la riduzione della rischiosità dei finanziamenti.

Sulla base della premessa che gli Stati Uniti devono ridurre i propri consumi energetici (per motivazioni soprattutto geopolitiche, vista la concentrazione di riserve e produzione in paesi instabili e/o ostili, la tendenza all’aumento della propria dipendenza energetica e la minaccia agli approvvigionamenti rappresentata da global competitor quali Cina e India), segnaliamo il contributo di Martin Feldstein. Si tratta dell’introduzione di diritti negoziabili sui carburanti (TGR, Tradeable Gasoline Rights). Operativamente, la proposta di Feldstein si basa sulla determinazione da parte del governo del volume di consumi annui di benzina, espressi in galloni, a seguito della quale verrebbero emessi TGR in pari quantità. Nel 2006, gli americani acquisteranno circa 110 miliardi di galloni di benzina: nell’ipotesi di riduzione del 5 per cento del plafond di consumi per il 2007, il governo emetterebbe TGR per 104.5 miliardi di galloni. Ogni adulto riceverebbe una carta di debito con il totale dei galloni assegnati, che verrebbero scalati al momento del rifornimento ed ovviamente pagati in base al prezzo del carburante al momento vigente. Le famiglie ed i singoli che contengono i propri consumi (o che semplicemente ricevono TGR in eccesso rispetto ai medesimi) potrebbero vendere la propria eccedenza a vantaggio di quanti hanno consumi superiori alle stime.

I redditi di capitale e diversi (interessi, dividendi e plusvalenze) percepiti da un normale risparmiatore (una persona fisica che non esercita attività di impresa) sono attualmente tassati nel nostro paese con aliquote differenziate. Sui depositi e conti correnti bancari e postali e sulle obbligazioni private con scadenza inferiore a diciotto mesi vi è una imposta sostitutiva dell’Irpef, prelevata alla fonte con l’aliquota del 27 per cento. Sugli interessi sui titoli del debito pubblico, sui buoni postali e sulle obbligazioni con scadenza superiore a diciotto mesi, l’aliquota è invece il 12,5 per cento. La stessa aliquota è applicata anche ai dividendi e a tutte le plusvalenze, purché, nel caso di dividendi e plusvalenze azionarie, l’azionista non detenga partecipazioni qualificate (in caso contrario una quota, pari al 40 per cento del loro valore è tassata in Irpef). L’aliquota del 12,5 per cento è applicata al risultato netto di gestione dei fondi comuni e delle gestioni patrimoniali.

Secondo Bruce Bartlett, un ex funzionario del Tesoro statunitense, la politica fiscale è lo strumento con cui i governi possono ridurre gli oneri dell’immigrazione clandestina. Per definizione, infatti, i clandestini sono parte dell’economia sommersa, non rilevata nel prodotto interno lordo e che consiste di attività criminali e di produzione legale che resta tuttavia ignota al governo per evitare tasse, regolamentazioni ed altri vincoli. Negli Stati Uniti, una stima approssimativa dimensiona il sommerso a 1300 miliardi di dollari, il 10 per cento circa del prodotto interno lordo. Soprattutto, l’economia sommersa supporta l’occupazione di milioni di lavoratori, soprattutto clandestini, che non possono essere tassati con le modalità proprie dei cittadini residenti di un paese.

Ecco un esempio da manuale di come sia possibile introdurre maggiori elementi di concorrenza, e quindi di moralità, a costi prossimi allo zero per il sistema economico interessato. Si tratta del comunicato stampa dell’Antitrust, con il quale si suggerisce un decalogo di misure correttive per evitare conflitti di interesse e abusi di posizione dominante nell’ambito dell’attività dei procuratori, uno degli “ordini professionali” più perniciosi presenti in questo paese. I suggerimenti sono molto semplici, quasi frutto di buonsenso, e possono essere sintetizzati in alcune linee-guida di base:

    ELIMINARE ALBO PROCURATORI, RIDURRE ESCLUSIVE AGENTI-CALCIATORI, CANCELLARE PENALI REVOCA CONTRATTI, RECIDERE TUTTI I CONFLITTI DI INTERESSI TRA AGENTI E PARENTI FINO AL SECONDO GRADO.

Vediamo il decalogo in dettaglio:

Un interessante paper di Bruegel, il think tank di Bruxelles presieduto da Mario Monti, che ha per finalità istituzionale quella di contribuire alla qualità del policymaking economico europeo, offre interessanti prescrizioni liberiste per il nostro paese e dimostra che la moneta unica, pur con gli evidenti limiti costituiti dalla subottimalità dell’area valutaria europea, può rappresentare un’opportunità di crescita e liberalizzazione.

L’esperienza dei primi sette anni di moneta unica dimostra che l’adesione all’euro ha dei benefici, ma che questi benefici non sono gratuiti. Essere parte di un’unione monetaria richiede disciplina, e la perdita del tasso di cambio quale strumento per gestire gli shock economici può essere costoso. Entro l’Area Euro, membri come l’Irlanda stanno prosperando mentre altri crescono molto debolmente e dovranno affrontare dolorosi aggiustamenti in un futuro molto prossimo. Dal 1999, Irlanda e Portogallo hanno sperimentato un marcato apprezzamento del tasso di cambio reale, ma con differenze molto diverse per la crescita dell’export. Mentre in Germania e Francia vi è stato un deprezzamento del cambio in termini reali, ma solo l’export tedesco ne ha beneficiato. La discussione di politica economica si è finora quasi esclusivamente focalizzata sull’implementazione del Patto di Stabilità e Crescita, mentre non è stata data sufficiente attenzione alle divergenze di inflazione e crescita. A livello nazionale, è essenziale la flessibilità di prezzi e salari in risposta alle condizioni economiche, ed i governi devono evitare politiche fiscali che aggravino le divergenze.

Immaginate di essere il dittatore di un paese povero. In questo momento il vostro paese non dispone di istituzioni democratiche né dei fondamentali del capitalismo, quali diritti di proprietà ben definiti e meccanismi per la loro tutela. Immaginate di avere la possibilità di essere dittatore per i successivi cinquant’anni, trascorso tale termine non avrete più alcun controllo su ciò che accade. Siete un dittatore benevolo: il vostro unico obiettivo è quello di promuovere libertà e prosperità, soprattutto nel lungo periodo. Che cosa istituireste prima, capitalismo o democrazia? Secondo Milton Friedman, la priorità deve essere data al capitalismo: cioè ad un sistema ben definito di diritti di proprietà e ad un sistema giudiziario per tutelarli. In più, politiche economiche improntate al laissez-faire ed un ampio spettro di libertà politiche (parola, stampa, assemblea, religione e così via). Ma niente elezioni. Perché?

Invece di riposare durante il fine di settimana, i medici polacchi sempre più spesso si recano all’estero, in particolare in Gran Bretagna e in Irlanda, non per svagarsi ma per offrire assistenza sanitaria al posto dei colleghi locali, che non sono disposti a lavorare nel weekend. Lo ha scritto oggi il quotidiano Gazeta Wyborcza affermando che il nuovo fenomeno riguarda ormai alcune centinaia di medici in Polonia, i quali cercano così di migliorare la loro pessima situazione economica.