Dall’interessante sito di Johan Norberg, scrittore liberale e libertario svedese, un contributo al debunking del principale mito dell’economia svedese: il ridotto tasso di disoccupazione.
Ad oggi i senza lavoro svedesi, secondo l’Ufficio Nazionale di Statistica, sarebbero il 5.4 per cento della popolazione attiva. Un tasso “anglosassone”, ottenuto tuttavia (secondo la vulgata comune) senza smantellare la generosa sovrastruttura welfaristica svedese. Ma le cose stanno proprio così?

Il Partito Comunista cinese ha lanciato una campagna tra leader politici e personalità accademiche per tentare di modernizzare il marxismo cinese, e riconciliare le stridenti contraddizioni esistenti tra l’ideologia governativa e le ampie e profonde riforme economiche, che vanno in direzione dell’affermazione del libero mercato. Milioni di dollari saranno spesi per aggiornare i testi universitari e delle scuole secondarie nel tentativo, piuttosto surreale, di conciliare marxismo e libera impresa privata. La “rilettura” dei sacri testi marxisti rappresenta parte del tentativo di rivitalizzare il partito, nel quale funzionari di vario grado sono attivamente coinvolti in attività economiche svolte in regime privatistico.

Nei prossimi 13 mesi in America Latina si terranno ben 11 elezioni presidenziali. Malgrado innegabili progressi compiuti negli ultimi anni, la crescita economica della regione resta nel complesso insoddisfacente, sul piano qualitativo e quantitativo. La prevalenza e persistenza di modelli di gestione dell’economia di tipo predatorio spinge ad analizzare l’area come un caso di studio del fallimento della politica economica, soprattutto nel confronto con il dinamismo che caratterizza Asia ed Europa dell’Est. Il rapporto annuale della World Bank, Doing Business in 2006, può essere d’aiuto nell’identificare le cause del fallimento.

In Massachusetts è attualmente in corso un ampio dibattito pubblico circa la necessità di estendere la copertura sanitaria assicurativa ai non abbienti. Ma per la prima volta, per effetto di un’iniziativa legislativa attualmente in esame potrebbe essere imposto, ai soggetti dotati di capacità di spesa, l’obbligo di acquistare un’assicurazione sanitaria per eventi catastrofici . I cittadini soggetti all’obbligo sarebbero quelli privi di copertura fornita dal datore di lavoro, giovani, senza carichi di famiglia ed in buona salute. In tal modo (come abbiamo già discusso) verrebbero introdotti dei correttivi per aumentare efficacia ed efficienza della spesa sanitaria. Ma ciò finirebbe, apparentemente, col contrastare con il principio libertario secondo il quale ognuno dovrebbe essere artefice del proprio destino.

Quella che segue è una storia di ordinaria follia nel cuore dell’Europa delle corporazioni.
C’è un gruppo di giovani musicisti, che potremmo definire freelance, di varie nazionalità, che girano per l’Europa con il solo scopo di fare ciò che più amano: suonare. Questi giovani musicisti sono diretti da un maestro tedesco, Volker Hartung. La Nuova Filarmonica di Colonia ambisce a dar vita al sogno europeo: libero movimento di persone, merci e servizi: musica e cultura incluse. Anche per questo motivo, l’orchestra itinerante fa pagare meno i biglietti per le proprie esibizioni, e paga un pò meno i propri orchestrali. Lo scorso febbraio, a Strasburgo, cuore d’Europa, al termine della rappresentazione del Bolero di Ravel, Hartung torna sul podio, acclamato dagli spettatori, per accingersi a concedere il bis. Ma, prima di riuscire a salire quei gradini, viene bloccato da 80 (diconsi ottanta) poliziotti francesi, che lo trascinano via in manette.

Le politiche economiche statunitensi degli anni Trenta sono una continua fonte di miti e confusione. Secondo la vulgata comune, fu il capitalismo a provocare la Grande Depressione e fu il presidente Franklin D. Roosevelt a contribuire a combatterla vittoriosamente, con il New Deal. Ad un esame più ravvicinato ed attento, tale versione ufficiale non regge. Vediamo perché.

Questo nostro Paese assomiglia a un bellissimo Meccano. Purtroppo è montato male. Ci sono qua e là negli ingranaggi dei sassi che ne bloccano i movimenti… Non c’è altro da fare che smontarlo e rimontarlo pezzo per pezzo. (Francesco Giavazzi)

Quando venne presentato il progetto dell’Istituto italiano di tecnologia ai ricercatori di Harvard e del MIT, si presentarono ad ascoltare in un centinaio: chimici, biologi, astronomi, medici, ingegneri. Tutti italiani. Se entriamo nella sala cambi di una banca d’affari londinese ci accorgiamo che un dipendente su tre è italiano. Gli italiani suscitano ammirazione; l’Italia molto meno. Francesco Giavazzi raccoglie gli articoli di una lunga battaglia a favore del merito, della concorrenza e del mercato. Spiega che il declino è solo colpa nostra. Un’Italia dove c’è molto credito ma poco capitale, più rendite che profitti, troppa ricchezza rispetto al reddito; dove contano più le relazioni dei risultati, le paure dei progetti. Un Paese in grigio, prigioniero di se stesso. Che non sa cosa si perde. Avesse solo un po’ più di coraggio… (Ferruccio de Bortoli)

Il nostro premier non perde occasione per attribuire ad eventi ed entità esterne l’inazione ed i fallimenti del proprio governo in politica economica. Oggi, nuova puntata della saga:

“Credo che soltanto l’Unione europea, centralmente, potrà dare il via alla realizzazione ed alla costruzione di nuove centrali nucleari, perché i singoli governi non hanno la forza per convincere i cittadini visto che il nucleare è un termine che li spaventa ancora, nonostante sia una necessità per il futuro”.