George W.Bush ha solennemente affermato di volere che l’America diventi una società di proprietari. Prescindendo, per ora, dalla reale possibilità di concretizzare tale visione, cosa significa ciò, concretamente? E’ noto da molto tempo (ne scrisse già Aristotele) che gli individui tendono a prendersi maggiore cura delle cose che possiedono personalmente. Chi è proprietario dell’abitazione in cui vive tende ad averne più cura di chi vi si trova in affitto. Ciò non è determinato da una qualche “imperfezione” morale dell’inquilino, ma semplicemente dal fatto che il proprietario è più attento ai dettagli, quando si tratta di trarre profitto dal crescente valore della proprietà immobiliare, o di sopportarne una decurtazione causata dal rischio di suo deterioramento. Più in generale, l’estensione della proprietà privata suscita maggiore orgoglio, dignità, fiducia in se stessi. Ma ciò non si riduce ad una sorta di pulsione egoistica che nega socialità e spirito di comunità.

La ragione dell’elevato costo dell’assicurazione sanitaria individuale risiede in quella che gli economisti chiamano “selezione avversa”. Questo fenomeno, che è alla base dei casi di fallimento del mercato, si verifica ogni volta che uno dei due potenziali contraenti dispone di informazioni migliori rispetto all’altro. Quest’ultimo tenterà di difendersi facendo cose che di solito impediscono alle parti di concludere la transazione in modo soddisfacente. Immaginate di essere un soggetto giovane e sano, interessato ad acquistare un’assicurazione sanitaria. Ed ipotizzate quindi che la vostra compagnia di assicurazione stimi in 1000 euro l’anno il costo della spesa sanitaria per soggetti della vostra età. In questo caso, vi verrà richiesto un premio di 1000 euro. Tuttavia, se voi siete soggetti sani, e sapete che la vostra spesa sanitaria annuale è certamente inferiore ai 1000 euro, rinuncerete a comprare la polizza. Ma questo è esattamente ciò che squilibra il sistema. Le compagnie di assicurazione hanno bisogno dei 1000 euro di premio pagato dai soggetti sani per riuscire a pagare i 30.000 euro annui necessari, ad esempio, alle cure dei pazienti oncologici. A questo punto, per cercare di mantenere in equilibrio i propri conti, l’assicurazione dovrà portare il premio annuo a 1500 dollari. Ma così facendo, gli assicurati “quasi sani”, cioè quelli che spendono ogni anno meno di questo importo, pur non avendo una spesa sanitaria nulla, cesseranno di rinnovare la propria polizza. E così via, in un circolo vizioso che gli economisti chiamano “adverse selection death spiral”.

Quale è il legame tra fascismo e socialismo? Secondo Ludwig Von Mises, essi rappresentano stadi di un continuum di controllo economico, che inizia con l’intervento sul libero mercato, si muove verso irregimentazione e rigidità crescenti, marcia verso il socialismo al crescere dei fallimenti dell’intervento pubblico, e termina in dittatura. Ciò che ha caratterizzato la variante fascista dell’interventismo è stato l’affidamento sull’idea di stabilità per giustificare l’estensione del potere dello stato. Le grandi imprese ed il sindacato si allearono con lo stato per ottenere stabilità contro quelle che Murray Rothbard chiamava fluttuazioni del ciclo economico, gli alti e bassi di particolari mercati, frutto di cambiamenti nelle preferenze dei consumatori. Imprese e sindacato ritenevano, ingenuamente, che il potere dello stato potesse sostituire la sovranità del consumatore con la sovranità dei produttori sulle proprie industrie, mantenendo al contempo l’elevata produttività creata dalla divisione del lavoro.

Un recente sondaggio inglese ha incoronato Noam Chomsky come il più importante intellettuale vivente al mondo. Per fornire il proprio contributo alla designazione, Tech Central Station pubblica un estratto del libro di Peter Schweizer Do As I Say (Not As I Do): Profiles in Liberal Hypocrisy. Uno dei temi più ricorrenti nell’opera di Chomsky è la lotta di classe. In più occasioni egli si è scagliato contro l’uso massiccio di forme di elusione fiscale, viste come strumento per spostare l’onere del fisco dai ricchi alla massa della popolazione, che Chomsky quantifica nell’ottanta per cento dei cittadini statunitensi. In particolare, Chomsky sente una forte puzza di zolfo nei trust, ove a suo giudizio verrebbe accatastata la ricchezza del perfido 1 per cento di contribuenti più ricchi. Tra le forme di tax loopholes il trust è certamente tra i più diffusi e Chomsky, il cui patrimonio è stimato in oltre 2 milioni di dollari, ha deciso di assumere uno studio legale specializzato in “income-tax planning” (ogni socialista radicale che si rispetti ne ha uno…) per istituire un irrevocable trust e proteggere i propri averi dalle grinfie dello Zio Sam.

Gli Stati Uniti hanno offerto di ridurre del 60 per cento la “misura aggregata di supporto” ai propri agricoltori, purché Unione Europea e Giappone taglino i propri sussidi dell’83 per cento: l’offerta dell’Unione Europea è per un taglio del 70 per cento. Le apparentemente generose offerte hanno suscitato aspettative di un esito positivo dei negoziati in corso a Ginevra questa settimana. Tuttavia, grattando sotto la superficie, si scopre che miliardi di dollari in sussidi verranno rimossi dalla cosiddetta amber box, che è l’etichetta con cui la WTO classifica i sussidi pesantemente distorsivi della concorrenza, ma solo per rientrare dalla finestra della blue box, la specie di sussidi meno dannosi. In cambio di queste “generose” offerte, che non riusciranno ad incidere significativamente sulle condizioni di accesso ai mercati internazionali da parte dei coltivatori dei paesi asiatici (Cina, India e Vietnam) viene richiesta la possibilità, per le istituzioni finanziarie globali, di poter accedere alle classi medie di quei paesi ed al loro vastissimo potenziale di domanda.

Quando si discetta amabilmente di produttività del settore pubblico, magari legando ad essa incrementi retributivi, come nel più classico specchietto per le allodole dell’elettorato, occorrerebbe sempre avere sottomano dei dati statistici, che permetterebbero di esprimersi con maggiore cognizione di causa. Nel Regno Unito, da un’analisi delle statistiche ufficiali effettuata da una casa d’investimento emerge che, nel secondo trimestre di quest’anno, costi e prezzi riferiti al settore pubblico sono cresciuti del 5.5 per cento rispetto allo stesso periodo del 2004, mentre l’inflazione riferita ai consumi domestici è stata del 2 per cento e quella calcolata sul più generale indice dei prezzi al consumo è stata del 2.4 per cento. Se l’inflazione prodotta dal settore pubblico avesse eguagliato quella del settore privato la crescita economica britannica, in termini reali, sarebbe stata superiore dello 0.7 per cento, dall’esile 1.5 per cento rilevato ad un più confortante 2.2 per cento.

La richiesta di amministrazione controllata (negli Stati Uniti la procedura si chiama Chapter 11) da parte di Delphi, il fornitore di componentistica nato nel 1999 dallo spin-off di General Motors, ha avviato un dibattito tra economisti e politici su squilibri e rischi del sistema-paese Stati Uniti. Secondo i pessimisti, il 2005 segna l’inizio dell’era dell’allontanamento dei flussi finanziari internazionali dalle attività denominate in dollari. Nell’anno in cui la Cina ha iniziato la tanto attesa (e temuta) Lunga Marcia verso la rivalutazione della propria valuta, sarebbe stato razionale attendersi che gli investitori internazionali si tenessero alla larga dalle attività espresse in dollari. Il riscontro è contraddittorio: mentre il dollaro ha retto molto bene, giungendo addirittura ad apprezzarsi, non altrettanto si può dire per azioni ed obbligazioni statunitensi.

Se Gordon Brown è l’indiscusso erede alla successione della premiership di Tony Blair, gran parte del merito va alla sua provata abilità come Cancelliere dello Scacchiere. Il Labour ha impostato gran parte dell’ultima campagna elettorale enfatizzando (non senza ragione) i positivi risultati economici conseguiti in quasi un decennio. Tony Blair ha elogiato il suo collega, definendolo il miglior Cancelliere degli ultimi 100 anni. E Brown, a cui non difetta la considerazione di sé, ha rafforzato il concetto, sostenendo di aver presieduto al più lungo periodo di sostenuta crescita economica degli ultimi 300 anni. Ma tali rivendicazioni appaiono oggi ostaggio della sorte.