Il cosddetto Superindice americano, che tecnicamente si chiama Index of Leading Economic Indicators, elaborato dal Conference Board e che tenta di prevedere l’andamento dell’economia nei successivi sei mesi, ha segnato in dicembre un inopinato rialzo dello 0,3 per cento, a fronte di attese per una flessione dello 0,2 per cento. Prima di entusiasmarci per l’imminente fine della crisi, è utile analizzare la composizione del Superindice, ed i pesi dei suoi dieci componenti. Solo quattro dei quali in dicembre hanno segnato variazioni positive: inclinazione della curva dei rendimenti (aumentata), nuovi ordini di beni di consumo, nuovi ordini di beni capitali non destinati alla difesa e, soprattutto, offerta di moneta reale, cioè depurata dall’inflazione. Ed è in quest’ultimo dato, che ha il maggior peso sull’indice, che si il diavolo si nasconde.

I bordelli autorizzati del Nevada chiedono allo stato di essere tassati, come misura difensiva contro un cambiamento di orientamento dell’opinione pubblica che potrebbe rendere di nuovo illegale la prostituzione nel Nevada, come in altri stati dell’Unione.

Il lobbista George Flint, direttore della Nevada Brothel Association, sta da mesi sollecitando i legislatori statali per ottenere l’introduzione di una tassa che richiederebbe ai 25 bordelli autorizzati ad operare nello stato di versare all’erario una tassa commisurata al numero di prestazioni sessuali erogate.

Il Regno Unito è ufficialmente entrato in recessione: questa sostanzialmente inutile informazione è fornita dal dato del quarto trimestre 2008 del Pil, che si è contratto dell’1,5 per cento, dopo il meno 0,6 per cento del terzo trimestre. Naturalmente si tratta della definizione “scolastica” di recessione, perché il Regno Unito non dispone di un ente preposto a datare l’inizio di una recessione, come invece avviene negli Stati Uniti con il National Bureau of Economic Research (NBER).

La scorsa settimana la banca centrale cinese ha comunicato l’entità delle riserve valutarie del paese nel quarto trimestre del 2008. Il dato ha suscitato interrogativi e preoccupazioni, anche e soprattutto in Occidente. Le riserve a fine dicembre ammontavano a 1946 miliardi di dollari, in aumento di 40 miliardi sul terzo trimestre. Se si considera che, nell’ultimo trimestre dell’anno, l’attivo commerciale cinese col resto del mondo è stato di 114 miliardi di dollari, si intuisce che negli ultimi tre mesi del 2008 la Cina ha sofferto un significativo deflusso di capitali, che si ritiene causato essenzialmente da due motivi: il venir meno delle aspettative di rivalutazione dello yuan sul dollaro e, soprattutto, la percezione del rischio intrinseco al sistema finanziario cinese.

di Mario Seminerio – © LiberoMercato

Nella giornata di lunedì il governo di Gordon Brown ha annunciato i dettagli del nuovo piano di salvataggio pubblico del sistema finanziario britannico. Londra ha così deciso di aumentare la propria partecipazione in Royal Bank of Scotland dal 50 a circa il 70 per cento, attraverso la conversione delle azioni privilegiate sottoscritte in ottobre, ed ha ordinato a Northern Rock, il prestatore ipotecario nazionalizzato a febbraio 2008, di rallentare il piano di rimborso dei prestiti pubblici, in modo da continuare ad originare mutui. Prima dell’annuncio di lunedì Northern Rock aveva perseguito una strategia di progressiva riduzione del volume di credito ipotecario erogato. Il governo richiederà alle banche destinatarie degli aiuti di sottoscrivere “specifici e quantificati” accordi a prestare (in pratica, un target numerico di aumento del credito), e questo principio nasce dalla crescente frustrazione del governo inglese, che negli ultimi mesi ha duramente criticato le banche per non aver aumentato il credito anche dopo aver ricevuto una linea di credito e 37 miliardi di sterline di nuovo capitale, durante il salvataggio dello scorso autunno che ha portato alla nazionalizzazione di Royal Bank of Scotland ed all’assunzione di robuste partecipazioni nel Lloyds Banking Group, che aveva acquisito HBOS.