Mentre giornali e televisioni oggi vi diranno che i prezzi al consumo a dicembre hanno registrato un “forte calo” (o iperbolica espressione equivalente), lo Scajola di turno vi dirà che in questo modo il potere d’acquisto degli italiani sarà accresciuto (il che è certamente vero, anche se solo per quanti hanno ancora un lavoro), ed Il Giornale vi dirà che vi sta arrivando in testa l’ennesimo bonus, e sarete quindi indotti a chiedervi come riuscirete a gestire tutto questo improvviso benessere, potrà tornarvi utile pensare anche ai dati di inflazione dei paesi con i quali ci confrontiamo, perché in un’Unione monetaria l’accumulo di differenziali nei prezzi al consumo porta a perdite di competitività.

Pensate a questi numeri: secondo un’elaborazione di Merrill Lynch, oggi il mercato dei credit default swap su debito sovrano (quello dei singoli stati, detto in modo meno aulico), sta prezzando una probabilità del 18 per cento di un default della Grecia entro i prossimi cinque anni. Per l’Irlanda siamo al 15 per cento, per l’Italia al 14. La Germania è al 4 per cento e il Regno Unito al 10 per cento. Naturalmente questi dati non sono Sacre Scritture, ma semplicemente inferenze numeriche del valore assunto da un contratto di assicurazione su un evento catastrofico. Le probabilità di insolvenza dell’economia dell’Eurozona restano comunque piuttosto remote, sia per l’improbabilità di una fuga dall’euro, sia perché il manifestarsi di rischi di default di singoli membri di Eurolandia determinerebbe l’intervento di sostegno degli altri paesi, almeno per evitare il peggio nel breve periodo. Ciò tuttavia non esclude il rischio di declassamenti di rating di singoli paesi, come dimostra il downgrade di oggi della Grecia, o il creditwatch con implicazioni negative in cui Standard&Poor’s ha posto di recente Irlanda e Spagna.

Gli europarlamentari della Lega Mario Borghezio e Francesco Speroni hanno presentato due distinte interrogazioni alla Commissione europea sugli scali di Milano-Malpensa e Milano-Linate. Con la fusione delle compagnie aeree Alitalia e AirOne, sottolinea Speroni, si sono create ”le condizioni per un monopolio di fatto, soprattutto sulle tratte nazionali, in  particolare Linate-Fiumicino” e si è prospettata l’ipotesi di consentire l’uso dello scalo milanese “solo per l’effettuazione di questa tratta”. In questa situazione, chiede l’europarlamentare leghista, la Commissione ”come intende agire per tutelare le regole della concorrenza tra vettori?”.

di Mario Seminerio – © LiberoMercato

Mentre la recessione statunitense si aggrava di mese in mese, come testimoniato anche dall’andamento dell’occupazione, l’indicazione delle linee guida del piano di stimolo dell’Amministrazione Obama ha suscitato perplessità e polemiche, sia per l’entità della manovra (che rischia di essere insufficiente rispetto al crollo dei livelli di attività che va delineandosi) sia per il mix di interventi prescelti. In particolare, Obama prevede che il 40 per cento dell’intervento possa essere rubricato alla voce “tagli di tasse”. Ciò ha immediatamente sollevato le vivaci ed argomentate rimostranze di Paul Krugman. Il premio Nobel 2008 per l’Economia sostiene che, data la relativa esiguità del pacchetto rispetto alla contrazione, occorre massimizzare l’impatto sulla domanda aggregata dei singoli interventi. Il calcolo di Krugman si basa sulla cosiddetta Legge di Okun, l’antica (e gloriosa) relazione empirica che lega le variazioni di Pil a quelle della disoccupazione.

Il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, nel corso dell’intervista al Messaggero in cui definisce “curioso” l’atteggiamento del sindaco di Milano Letizia Moratti, che invoca la riapertura del dossier Lufthansa, si premura di informarci che quella di Alitalia

“Non è una vendita surrettizia ad Air France. C’è un passaggio molto importante degli accordi sottoscritti con i sindacati e la società: prevede che i soci non possano vendere per cinque anni”

Questa è, al contempo, una verità formale ed una bugia sostanziale.