In un editoriale apparso su Il Giornale, Benedetto Della Vedova propone quello che definisce “un patto repubblicano”: paghiamo tutti e subito meno tasse, anche a costo di aumentare il deficit, per porre le premesse per una ripartenza del paese. Con questa posizione siamo al contempo in accordo e disaccordo. Siamo in accordo perché è indiscutibilmente vero che in Italia esiste una pressione tributaria e contributiva assolutamente soverchiante. Anche senza avventurarci in simulazioni lafferiane, abbiamo il robusto sospetto che riducendo la tassazione l’Italia godrebbe di imponenti effetti di offerta, quanto e più degli altri paesi con i quali ci confrontiamo. Dove invece siamo in disaccordo con Benedetto è sulla possibilità di ottenere crescita attraverso una riduzione d’imposta attuata in deficit.

Il sindaco di Milano, dopo aver perso il sale antighiaccio perde pure la pazienza e si domanda, chiedendo polemicamente al premier, quale è la vera natura di Cai-Alitalia:

“Se Cai ha interesse pubblico, quindi è una compagnia di bandiera, il governo non può sottrarsi a un ruolo di garanzia: cioè deve essere sicuro che la scelta di Cai (Air France, ndr) è la migliore per il Paese. Se Cai è invece privata, non si capisce perché a questa compagnia è stato consentito di avere ciò che non ha avuto in precedenza Alitalia: i debiti sono finiti a carico dei cittadini e c’è stata data una moratoria di tre anni sull’esclusiva della rotta più redditizia cioè Milano-Roma. Se gli interessi degli imprenditori non sono quelli dell’Italia, allora il governo deve intervenire.”

Good morning, Moratti! Lei è finalmente giunta a prendere coscienza della natura di centauro di Cai. Peccato non legga questo sito, ci sarebbe arrivata già da tempo.

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust) ha chiuso l’indagine conoscitiva su banche, assicurazioni e società di gestione del risparmio. I risultati li conoscevamo già prima che l’indagine avesse inizio, ma fa piacere leggere la certificazione che, (anche) nel settore dei servizi finanziari, l’Italia è un’oligarchia di culi di pietra, che collezionano gettoni di presenza nei consigli di amministrazione dei propri “concorrenti”. L’indagine si è concentrata su quattro aree: i modelli di governance, i legami tra concorrenti, il ruolo delle fondazioni bancarie, le banche popolari e le banche di credito cooperativo (BCC).

George W.Bush è entrato in carica a gennaio 2001, in coincidenza con l’inizio di una recessione, e tra pochi giorni uscirà di scena nel mezzo di un’altra crisi, più profonda e protratta, per un totale di 22 mesi di recessione su 96 di presidenza. Durante questi otto anni la creazione di occupazione è stata del tutto insoddisfacente, e pari a tre milioni di nuovi impieghi netti. Una frazione dei 23 milioni di posti in più creati durante gli otto anni della presidenza di Bill Clinton, e solo leggermente meglio di quanto fatto da George Bush senior, che durante il suo unico mandato è incappato in una recessione terminata pressoché contestualmente all’inizio della presidenza Clinton.

Gli Stati Uniti hanno perso in dicembre 524.000 impieghi netti, facendo del 2008 la peggiore annata per l’occupazione dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Il calo di occupazione è in linea con le stime di consenso e segue un calo di 584.000 unità in novembre, rivisto dalla stima iniziale di 533.000. La perdita totale di occupazione nel 2008 ammonta a 2,589 milioni di posti. Il tasso di disoccupazione cresce dal 6,8 al 7,2 per cento, contro attese per un livello del 7 per cento. Le prospettive per il 2009 non appaiono migliori, come confermato anche dalle ultime evidenze aneddotiche, che segnalano revisioni al ribasso degli utili attesi per retailers quali Wal-Mart e Macy’s, e dopo che imprese manifatturiere hanno annunciato tagli di produzione ed organici.