Oggi, la Francia ha emesso la prima obbligazione della Societé de Financement de l’Economie Française, l’agenzia pubblica istituita per per fornire prestiti garantiti al sistema creditizio d’Oltralpe. L’emissione godrà del rating tripla A, quello dello stato francese, e rientra in un programma di emissioni pubbliche per un importo che potrà raggiungere i 260 miliardi di euro. Questo evento evidenzia ulteriormente, se mai ve ne fosse stato bisogno, la condizione di debolezza strutturale in cui si trova l’italia nell’attuale congiuntura economica. Con i singoli stati nazionali europei ormai impegnati in ordine sparso a puntellare i rispettivi sistemi creditizi e produttivi, l’Italia rischia di non avere sufficienti munizioni per fare lo stesso.

Quelli che seguono sono alcuni brani tratti dall’eccellente (ed altamente raccomandato, soprattutto per non specialisti) libro di Luigi Zingales e Raghuram J. Rajan, Salvare il capitalismo dai capitalisti. La dimostrazione che la storia, soprattutto quella economica, tende a ripetersi. Ad esempio, pochi sanno che il Piano Paulson ha avuto un antenato italiano, durante il Ventennio.

”Al fine di evitare che il gruppo Intesa Sanpaolo venisse percepito come non adeguatamente patrimonializzato, si è deciso di rafforzare rapidamente i coefficienti patrimoniali”. Lo si legge nella nota sulla  trimestrale che spiega i motivi alla base della proposta del Consiglio di Gestione di non distribuire dividendi in contanti. Assumendo questa ipotesi, i coefficienti patrimoniali al 30 settembre risultano pari al 6,2 per cento per il Core Tier 1 (5,9 per cento a fine dicembre scorso), al 6,9 per cento per il Tier 1 (6,5 per cento) e al 10 per cento per il coefficiente patrimoniale totale (9 per cento).

di Mario Seminerio – © Libero Mercato

Iniziano ad emergere alcune contraddizioni ed incoerenze sul grande salvataggio pubblico che la Federal Reserve ed il Tesoro statunitense hanno compiuto nelle scorse settimane. Molte di queste incoerenze si riconducono ad AIG, l’assicurazione che volle farsi hedge fund all’insaputa dei propri regolatori. Prima di analizzarle, un passo indietro: lo scorso 24 settembre Warren Buffett, il leggendario value investor degli Stati Uniti, entra nel capitale di Goldman Sachs attraverso Berkshire Hathaway, la propria compagnia d’investimento. L’operazione prevede l’emissione di 5 miliardi di dollari di azioni privilegiate che pagano a Buffett una ricca cedola del 10 per cento, e la sottoscrizione di warrant che consentiranno all’”Oracolo di Omaha” di sottoscrivere 5 miliardi di dollari di azioni Goldman al prezzo di esercizio di 115 dollari (oggi le azioni quotano poco sotto gli 80 dollari). L’elevata cedola che Buffett riceverà sulle azioni privilegiate è da porre in relazione al deterioramento del merito di credito di Goldman, e quindi alla sua maggiore rischiosità.

Pesante stroncatura del transition team economico di Obama da parte di Willem Buiter. Con l’ironia corrosiva che da sempre lo contraddistingue, Buiter lamenta che il team sarebbe troppo anziano (calcolandone età media e mediana, da buon economista), oltre che inzeppato di avvocati, provenienti dalle fila di quel milione di persone “socialmente improduttive”, che rappresentano la componente essenziale di quel framework legale che ha creato la più litigiosa società al mondo.

Ieri, nella consueta liturgia domenicale, Io Padre Fondatore è tornato su quello che sembra un tema very pop presso la stampa italiana: le critiche alla Banca Centrale Europea. Rea di non aver immediatamente abbassato i tassi, quando “appariva chiaro” che la crisi dei mutui era qualcosa di epocale per potenziale di devastazione dell’economia mondiale. Vero, all’epoca i tassi non sono stati abbassati. Ma la Bce si muove sulla base di dati che riguardano l’economia dell’Area Euro, e qui la velocità di deterioramento congiunturale sta manifestandosi in tutta la sua gravità in queste settimane, non nei mesi scorsi. La Bce ha sbagliato ad alzare i tassi la scorsa estate? Forse, ma proviamo a ricordare che accadeva in quel periodo.