*Attenzione: post tecnico ed esoterico, malgrado le velleità lodevoli intenzioni divulgative dell’autore

Le Credit Linked Notes (CLN) sono titoli obbligazionari che vengono costruiti utilizzando dei credit default swaps (CDS, equivalenti a contratti di assicurazione contro l’insolvenza di un emittente). Lo strutturatore di una CLN sceglie come reference entity (gli emittenti sottostanti l’emissione, quelli il cui rischio di credito è fondamentale per la riuscita dell’operazione) una serie di nomi, in modo da ridurre la probabilità di default. Su tali nomi viene “venduta protezione”, incassando una data somma, pari al valore del CDS moltiplicato per l’importo di capitale nozionale utilizzato. Tecnicamente, questa operazione si dice unfunded, non finanziata, perché costruita vendendo protezione tramite CDS. In queste strutture sintetiche il denaro raccolto dai risparmiatori non è quindi “necessario” alla costruzione del titolo, ma serve come garanzia collaterale. Le CLN sono quindi dotate di un conto cash, nel quale viene posto il ricavato delle note vendute. Normalmente, questa liquidità viene investita in attivi privi di rischio, come titoli di stato, conti bancari (che un tempo erano effettivamente privi di rischio, oggi un po’ meno), fondi di liquidità.

Secondo Stephen Cecchetti, capo economista della Banca dei Regolamenti Internazionali, un buono stimolo fiscale deve essere tempestivo, mirato e temporaneo. La sua dimensione, inoltre, non deve essere troppo esigua, per avere impatto percepibile sulla domanda aggregata, né troppo grande, per non compromettere nel lungo periodo la solvibilità del paese che lo adotta. E proprio sulla base di questi precetti sembrano muoversi le raccomandazioni per il pacchetto di stimolo italiano. In un articolo comparso sul Sole24Ore, Alberto Alesina e Guido Tabellini suggeriscono ad esempio l’introduzione di un sussidio di disoccupazione universalistico, tale cioè da coprire anche i lavoratori atipici.

Anche protestati – Mercoledì la Federal Deposit Insurance Corporation, l’agenzia federale che assicura i depositanti, ha ammesso GE Capital (il braccio finanziario di General Electric) al Temporary Liquidity Guarantee Program. La FDIC garantirà quindi tutto il debito emesso da GE Capital a partire da oggi e fino al prossimo 30 giugno. Le banche godevano già di questa facility. Questa iniziativa risponde alla nuova strategia d’intervento pubblico a sostegno delle istituzioni finanziarie e creditizie: il supporto del credito al consumo, ormai prossimo al punto di congelamento per impossibilità manifesta a raccogliere fondi. Da notare che GE Capital è anche il principale erogatore di “debtor-in-possession loans“, cioè le linee di credito concesse a imprese che stanno riorganizzandosi in regime di amministrazione controllata (Chapter 11). Propedeutico al salvataggio di General Motors?