“La Spagna è sulla strada giusta”. Lo ha detto il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, in uno statement sugli esiti dell’Eurogruppo di oggi. Schaeuble ha sottolineato che la Spagna è sul percorso giusto “grazie alle riforme avviate nel settore del mercato del lavoro, delle Regioni, e altri campi importanti”. ”Una parte del settore finanziario – ha aggiunto però – deve ancora digerire le ripercussioni dell’esplosione dell bolla immobiliare che, a causa dei necessari ammortamenti in questo ambito, porta a un bisogno di capitale non insignificante” (Ansa, 9 giugno 2012)

Evidentemente, erano i mercati a non aver capito.

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Disastrosa accoglienza del “salvataggio” del sistema bancario spagnolo, deciso durante il weekend, con spread italiano e spagnolo alle stelle ed euro indebolito. I mercati prendono atto che non è possibile sollevarsi da terra tirandosi per le stringhe, e che i soldi dei fondi salvastati sono drammaticamente scarsi, rispetto alle dimensioni delle due economie mediterranee coinvolte, Italia e Spagna. In attesa del nuovo piano per avere un piano (e dell’ormai sempre più necessario intervento della Bce in modalità bazooka, pena il rovinoso crollo dell’intera costruzione), s’impongono alcune riflessioni sullo stato del capitalismo finanziario ai tempi della crisi.

In Italia pare stia prendendo piede una curiosa corrente di pensiero, secondo la quale la Germania negli ultimi anni avrebbe tagliato la spesa pubblica. Ciò è vero solo in termini relativi sul Pil, però, perché in valore assoluto la spesa pubblica complessiva tedesca nell’ultimo decennio è aumentata praticamente ogni anno.

Nel rapporto di giugno sulla stabilità finanziaria, il FMI ha indicato che, nello scenario più sfavorevole, le banche spagnole subiranno perdite per 73 miliardi di euro sui propri crediti. Inoltre, altri 38 miliardi di euro servirebbero per raggiungere la soglia minima di un core Tier 1 del 7 per cento, fatte due somme, si giunge in prossimità della soglia dei 100 miliardi di linea di credito ottenuta dalla Spagna.

Nei giorni scorsi, l’agenzia Bloomberg ha segnalato che l’obbligazione sovrana argentina denominata in dollari con scadenza 2017, emessa sotto legislazione locale, è in questi giorni sottoposta a crescente pressione rispetto all’equivalente titolo sottoposto a giurisdizione statunitense. Alla data del primo giugno la prima rendeva quasi il 20 per cento, oltre tre punti percentuali rispetto alla seconda e ben sette punti percentuali di aumento di rendimento nel solo mese di maggio. Il motivo è sempre quello.