In un editoriale pubblicato oggi sul Washington Post, Anne Applebaum analizza la posizione assunta da Amnesty International nei confronti degli Stati Uniti. Pietra dello scandalo resta il carcere per “combattenti nemici” di Guantanamo. Amnesty, in particolare, usa per il campo di detenzione il termine “gulag“. E’ importante sottolineare la valenza evocativa esercitata da alcuni termini, sul piano della psicologia cognitiva, che da relativamente poco tempo è entrata a pieno titolo tra le discipline di studio della scienza politica.

Applebaum, alcuni anni addietro, spese parecchi giorni a leggere newsletters, pamphlet ed altre informative sulle condizioni di vita nelle prigioni sovietiche. Alcuni di questi racconti erano estremamente dettagliati, a testimoniare l’incredibile abilità dei prigionieri nel contrabbandare all’esterno le proprie storie. Ma Amnesty fece qualcosa di più e di diverso: riuscì a evidenziare come l’intero sistema politico sovietico (i media, controllati dallo stato, il sistema giudiziario, la polizia segreta) fosse univocamente finalizzato a sopprimere ogni e qualsiasi manifestazione di dissenso.

Disperazione C’è qualcosa di grottescamente lugubre nella foto che immortala l’abbraccio di Jacques Chirac e Gerhard Schroeder. Due uomini che si abbracciano, quasi si avvinghiano, nel loro intendimento a rimarcare, anche plasticamente, la saldezza ed indissolubilità di quella costruzione europea che due loro predecessori (di ben altro spessore e visione politica) hanno contribuito in modo determinante a creare. E’ l’abbraccio di due leader politici sconfessati, sconfitti, esausti, ma che non vogliono arrendersi. E’ parte della psicologia umana, soprattutto applicata alla politica, questa disarmante cecità a non voler realizzare che è finita. E’ il rovescio della medaglia della trance agonistica dell’homo politicus, quell’ammirevole, affascinante animale sociale che non smette di lottare per le proprie idee, alte o basse che siano, si chiami egli De Gasperi, Adenauer o Mastella Clemente da Ceppaloni.

L’Uomo antropologicamente e moralmente superiore si riconosce, di solito, da alcune caratteristiche: l’attitudine a disegnare grandi scenari futuri, tutti rigorosamente kantiani, improntati all’armonia ed alle magnifiche sorti e progressive dell’umanità, purché la medesima si conformi gesuiticamente (perinde ac cadaver) ai dettami ed ai precetti morali del progressismo chiaroveggente. Oppure, si può riconoscere dalla propensione a riabilitare eventi, persone ed idee a distanza di molti anni o decenni. Ma soprattutto, l’homo sinister si riconosce dalla caratteristica amnesia selettiva, che lo porta a reinterpretare la storia (e la cronaca) omettendo tutti quei “dettagli” che non si adattano al proprio teorema. Anche Ezio Mauro appartiene a pieno titolo alla categoria, e non poteva essere diversamente, essendo stato scelto per succedere, nella direzione della Pravda di Largo Fochetti, al nouveau philosophe Eugenio Scalfari.

di Daniel Pipes
New York Sun
24 maggio 2005
Pezzo in lingua originale inglese: A Conspiracy Theory Spreads Polio

Una campagna mondiale avviata nel 1988 per debellare l’infezione della poliomielite stava per avere successo quando, all’inizio del 2003, una teoria cospirativa attecchì nella popolazione musulmana della Nigeria settentrionale. Quella teoria cospirativa è riuscita a far ritornare la poliomielite a delle proporzioni epidemiche.

Autore della teoria sembra essere un certo Ibrahim Datti Ahmed, 68 anni, medico e presidente del Consiglio supremo nigeriano per la legge della Shari’a. Ahmed, un islamista, accusa gli americani di correggere il vaccino con un agente che rende sterili le bambine (oppure, in base a un’altra teoria, che le infetta con l’AIDS) e li considera, come scrive John Murphy sul Baltimore Sun, “i peggiori criminali che esistono sulla Terra (…) Persino Hitler non fu malvagio quanto lo furono loro”.

(ANSA) – BERLINO, 25 MAG – La decisione dell’ex leader socialdemocratico Oskar Lafontaine di lasciare dopo 39 anni la Spd è stata commentata in termini positivi da Otto Schily, ministro dell’interno, e tra i più autorevoli esponenti del partito socialdemocratico tedesco.
”Lafontaine è una figura tragica. Ma lui ci dà una chance, quella di far capire più chiaramente alla gente che noi siamo un partito di centro”, ha detto Schily in dichiarazioni oggi al secondo canale pubblico Zdf.
Lasciando la Spd, Lafontaine ha annunciato la sua intenzione di voler lavorare per la formazione di un nuovo blocco unitario a sinistra del partito socialdemocratico, a cominciare dall’unione tra la Pds, il partito dei postcomunisti, e la WASG (Alternativa elettorale per il lavoro e la giustizia sociale), la nuova formazione della sinistra fondata da sindacalisti e dissidenti dell’ala sinistra Spd per protesta contro il programma di riforme del Governo di Gerhard Schroeder. Non è chiaro tuttavia se il poco tempo che resta fino alle elezioni anticipate consentirà la creazione di una tale nuova lista di sinistra.

Un’interessante notizia, qui nel lancio Ansa, poi ripresa da Informazionecorretta. Si tratta del primo tentativo organico di dare una definizione “operativa” di antisemitismo. Ci auguriamo che queste divengano presto le guidelines ufficiali all’interno dell’Unione Europea, e che i singoli paesi membri si dotino di normative repressive o integrino quelle eventualmente già esistenti. Si tratterebbe del primo caso di dirigismo europeo che ci trova incondizionatamente favorevoli…Al contempo, siamo piuttosto scettici circa la possibilità che questo documento possa effettivamente vedere la luce: analizzando attentamente gli “indicatori” di antisemitismo individuati, si nota che gran parte di essi rappresentano l’armamentario retorico classico della sinistra antagonista e di parte non trascurabile di quella più “moderata” (oltreché di ampia parte dell’Assemblea Generale dell’Onu…) verso Israele. Vedasi la vergogna, incancellabile, della Conferenza Onu di Durban sul razzismo, anni addietro, quando un’invereconda gazzarra terzomondista ed araba, con la benedizione dell’icona Mandela, fece deragliare la conferenza, mettendo Israele sul banco degli imputati di razzismo e apartheid. Un’altra medaglia per l’Onu targato Kofi Annan.