di Perla

Se non ci fossero state le quote rosa in Alaska ma col piffero che oggi la candidata vice alla Casa Bianca si chiamerebbe Sarah!
Non sappiamo se Sarah Palin sia arrivata a governare il suo paese grazie a un posizionamento favorevole nella lista dei Repubblicani, imposta dalle donne candidate per il cinquanta per cento in quota rosa nel partito o se, come riempitivo alla quota stessa, si era lasciata assegnare un posticino, rispettando supinamente l’ordine alfabetico.
Se così fosse bisognerà ammettere che, data l’iniziale P, la futura vicepresidente degli Stati Uniti è stata premiata al di là della sua stessa volontà.
Facile ironia a parte, con la governatrice dell’Alaska si conferma che sono la passione politica, l’intelligenza, la determinazione e l’energia vitale che portano le donne ai vertici del potere, di qualunque potere si tratti.

di Mario Seminerio – © LiberoMercato

La recente guerra tra Russia e Georgia e la sequenza di azioni e reazioni che hanno condotto al congelamento delle relazioni diplomatiche e militari tra Mosca e l’Occidente, hanno suscitato timori di una nuova Guerra Fredda. Per tentare di comprendere lo scenario evolutivo della crisi può essere utile analizzare le attuali condizioni economiche della Russia. L’ultimo dato del pil russo, relativo al periodo gennaio-maggio, indica una crescita del 7,9 per cento annuale, in linea con quella che può essere considerata la velocità di crociera dell’economia della Federazione. Ma dietro questo numero di sintesi si celano irrisolti problemi strutturali.

Sarah Palin, da ieri running mate di John McCain, è alla ricerca di un piano per l’Iraq, e sembra anche avere un’idea piuttosto “focalizzata” del concetto di indipendenza energetica. Almeno questo è quanto dichiarava a Time il 14 agosto:

The GOP agenda to ramp up domestic supplies of energy is the only way that we are going to become energy independent, the only way that we are going to become a more secure nation. And I say this, of course, knowing the situation we are in right now — at war, not knowing what the plan is to ever end the war we are engaged in, understanding that Americans are seeking solutions and are seeking resolution in this war effort. So energy supplies and being able to produce and supply domestically is going to be a big part of that.

Forse Palin intende l’aumento di produzione di energia a servizio dei mezzi utilizzati dagli americani in Iraq, chissà.

Mentre proseguono i negoziati tra governo iracheno ed amministrazione statunitense per la partenza delle truppe americane dall’Iraq, tra fughe in avanti, smentite e probabile redazione di un memorandum d’intesa che si annuncia ricco di “condizionalità” che permetteranno agli Stati Uniti di restare in Iraq “for the foreseeable future” (anche se forse non per i cento anni di cui parlava John McCain) e ad al-Maliki di giocare al piccolo nazionalista orgoglioso con i suoi connazionali, segnaliamo un’interessante intervista a Newsweek del generale David Petraeus, comandante delle forze alleate in Iraq e architetto della surge.

L’ufficio del presidente ucraino Viktor Yushenko ha accusato il primo ministro Yulia Timoshenko, già turbolenta alleata del presidente nella “rivoluzione arancione”, di aver tradito l’interesse nazionale venendo meno al supporto alla Georgia nel conflitto con la Russia. L’entourage di Yushenko accusa infatti Timoshenko di essere rimasta silente durante i fatti degli ultimi giorni, nel tentativo di assicurarsi il supporto di Mosca in vista delle elezioni presidenziali del 2010. “Le azioni dell’attuale primo ministro mostrano segni di alto tradimento e corruzione politica”, ha dichiarato Andriy Kyslynski, il vice capo dello staff di Yuschenko. “I russi stanno seriamente considerando di sostenere il primo ministro Yulia Timoschenko nella campagna presidenziale in caso di assunzione di una posizione passiva di quest’ultima nel conflitto con la Georgia”, Kyslynski ha aggiunto, secondo quanto appare sul sito presidenziale.