Negli Stati Uniti, l’aumento di un quarto di punto del tasso sui Fed Funds (ora al 3.25 per cento), e la fraseologia utilizzata dalla Federal Reserve nel proprio statement sembrano suggerire che la banca centrale statunitense sia divenuta più ottimista circa l’espansione in atto. Come recita il comunicato finale, malgrado pressioni inflazionistiche potenziali che restano elevate, l’espansione “resta salda”, e le condizioni del mercato del lavoro continuano a migliorare gradualmente, pur in presenza di crescenti prezzi dell’energia. E’ inoltre reiterato che la restrizione monetaria potrà proseguire a “passo misurato”, e che la politica monetaria si mantiene “accommodative“, in presenza di aspettative inflazionistiche di lungo periodo che restano contenute. Il mercato ha mostrato di confermare la fiducia nella capacità della Fed di mantenere sotto controllo le spinte inflazionistiche, come dimostra la reazione successiva alla pubblicazione del comunicato, che del resto s’inscrive in un movimento di più lungo periodo caratterizzato da contemporaneo appiattimento della curva e discesa dei rendimenti nominali sulla parte lunga della stessa.

iranoilLa scorsa settimana la Cina ha ufficializzato il proprio ingresso nel mondo della simbologia capitalista, e lo ha fatto con un atto molto concreto: l’offerta da parte di China National Offshore Oil Corporation (controllata dallo stato cinese) di acquistare per contanti, al prezzo di 18.5 miliardi di dollari la società petrolifera statunitense Unocal. I dirigenti cinesi hanno sottolineato che la mossa non ha carattere ostile, anche se in effetti giunge circa due mesi dopo che il consiglio di amministrazione di Unocal ha accettato l’offerta di acquisizione proveniente da Chevron, pari a 16.4 miliardi di dollari. Parlare di Cina dalle parti di Capitol Hill, di questi tempi, equivale a mostrare un drappo rosso fuoco ad un toro sovreccitato, soprattutto alla luce del contenzioso sul tessile che gran parte della classe politica americana sta tentando di condurre all’esito di sanzioni contro l’import cinese. L’obiezione politica americana contro l’acquisizione di Unocal ha delle basi razionali: la Cina, con la propria smodata sete di petrolio, sta progressivamente incettando riserve petrolifere in giro per il mondo, mentre gli Stati Uniti negli ultimi anni hanno visto crescere la propria dipendenza energetica dall’estero.

thumb supremecourt La recente decisione della Corte Suprema statunitense di invalidare la legge californiana sull’utilizzo a fini terapeutici della marijuana è stato criticato da destra e da sinistra con l’accusa di attentare ai principi del federalismo. I due giudizi dissenzienti, Clarence Thomas e Sandra Day O’Connor, hanno spiegato il problema nella loro relazione di minoranza. Concedere al Congresso l’autorità di regolamentare la coltivazione di modiche quantità di marijuana nel giardino di casa (marijuana che non sarà mai commerciata né mai attraverserà i confini statali), rappresenterebbe un vulnus agli sforzi che i Costituenti americani posero in essere per limitare i poteri federali. Come ha scritto il giudice Thomas, che si rifà alla scuola di pensiero originalista e libertaria, “se il Congresso può regolamentare ciò, allora può regolamentare pressoché ogni cosa, ed il Governo federale cessa di essere una forma di governo di limitati ed enumerati poteri“.

Rick WagonerViviamo in un mondo interconnesso e globalizzato: dietro questa reiterata banalità, si celano interdipendenze inimmaginabili. Ad esempio, che c’entra General Motors con il sistema sanitario statunitense? Perché i conti del carmaker di Detroit sono sempre in affanno, mentre quelli di Toyota brillano, trimestre dopo trimestre, pur in un contesto competitivo globale fortemente avverso? Il tradizionale kaizen nipponico ed altre amenità c’entrano assai poco, soprattutto ove si consideri che Toyota ha impianti di assemblaggio negli Stati Uniti, con manodopera locale. Eppure, i crescenti costi di mantenimento dell’healthcare stanno progressivamente destabilizzando il sistema aziendale americano, e costringeranno, prima o poi, Congresso e Amministrazione Bush ad assumere iniziative correttive.

terri I risultati dell’autopsia, pubblicati mercoledì, dovrebbero suscitare un lieve imbarazzo in tutti gli agitatori ed i politici che hanno starnazzato nel doloroso caso di Terri Schiavo e del suo diritto a morire. Non è stata trovata prova delle nequizie che sono state attribuite al marito di Terri, ed è stato accertato che il suo cervello non aveva alcuna speranza di recupero. Le innumerevoli corti chiamate a pronunciarsi avevano quindi ragione a concludere che alla donna dovesse essere consentito morire dopo 15 anni di un persistente stato vegetativo senza speranza di ripresa. L’autopsia e le ampie investigazioni compiute dai medici legali della Florida lasciano inevitabilmente aperte alcune questioni. Ma l’esito dell’indagine lascia pochi dubbi in merito al fatto che la morte di Terri sia stata il pietoso esito di questo tragico caso.